Asset allocation: ecco dove trovare rendimento secondo Janus Henderson

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di Gianluigi Raimondi 27 Dicembre 2021 | 12:31

“Sebbene molte incertezze offuschino le prospettive per il 2022, sembra essere un altro anno di solida crescita globale. Una maggiore incertezza circonda, invece, le prospettive dell’inflazione e il suo impatto sulla politica monetaria”. Parola di Paul O’Connor, a capo del team multi-asset UK di Janus Henderson, che di seguito illustra nel dettaglio l’outlook per l’anno prossimo

L’attenzione a breve termine si concentra sulla velocità di eliminazione dei colli di bottiglia nelle catene di fornitura globali, per alleviare le carenze e le pressioni sui prezzi nei mercati dei beni e delle materie prime. Queste tensioni dovrebbero allentarsi nella prima metà dell’anno, supponendo che non vengano imposte nuove significative restrizioni economiche nei principali paesi produttori. Mentre i prezzi delle merci sono stati finora i principali motori dell’inflazione durante la pandemia, l’inflazione del settore dei servizi potrebbe essere il grande tema per il 2022, dato che il tempo libero, i viaggi e altri settori di servizi ad alta intensità di lavoro vedono un’impennata della domanda, repressa in molte grandi economie.

Le banche centrali spesso guardano agli aumenti dell’inflazione dei beni di consumo, ma di solito rispondono più prontamente alle pressioni inflazionistiche nei mercati del lavoro e nei settori dei servizi, poiché è più probabile che queste siano più persistenti. La propensione al rischio degli investitori sarà probabilmente molto sensibile agli sviluppi su questo fronte nel 2022, date le potenziali implicazioni per la velocità di normalizzazione della politica monetaria da parte delle banche centrali.

Naturalmente, gli sviluppi sul fronte sanitario potrebbero ancora ostacolare la crescita globale, l’inflazione e le dinamiche politiche. Con meno della metà della popolazione mondiale completamente vaccinata contro il Covid-19, sembra inevitabile che ci saranno ulteriori battute d’arresto nella guerra contro la pandemia nel 2022, quando emergeranno altre nuove varianti. Ci aspettiamo che tali fiammate forniscano interruzioni occasionali all’espansione economica globale, piuttosto che travolgere la solida tendenza al recupero. Tuttavia, la situazione sanitaria globale rimane molto fluida e restiamo vigili sulla possibilità di esiti più problematici.

Dove trovare le opportunità più interessanti?

Da un punto di vista multi-asset, le prospettive di rischio-rendimento sembrano ancora più favorevoli per le azioni dei mercati sviluppati. Seppur in un contesto di grande incertezza a causa del coronavirus, notiamo che la crescita, la situazione politica e il posizionamento degli investitori, sembrano attrattivi per le azioni del Regno Unito, dell’Eurozona e del Giappone. Sebbene le azioni dei mercati emergenti abbiano sottoperformato nel 2021, non siamo ancora convinti che i rischi legati alla Cina siano valutati a sufficienza per giustificare la creazione di sovrappesi strategici in quest’area.

Ancora una volta, ci approcciamo al nuovo anno con un entusiasmo limitato per i titoli di stato e il credito, dati i bassi rendimenti, gli spread stretti e l’affievolirsi del sostegno delle banche centrali. Preferiamo strategicamente le alternative sul fronte delle quotate. Queste offrono un’ampia possibilità di diversificazione, flussi reddituali ed esposizione a molti potenziali temi di crescita secolare, come le energie rinnovabili, le infrastrutture e la logistica.

Qual è il rischio più sottovalutato dai mercati?

Un grande rischio che potenzialmente potrà oscurare i mercati finanziari nel 2022 è la possibilità che i tassi d’interesse reali a breve e lungo termine siano molto più bassi di quanto dovrebbero essere, rischiando un brusco riprezzamento futuro. Vediamo questo come uno scenario estremo, piuttosto che essere il nostro caso centrale.

I tassi di interesse reali insolitamente bassi hanno giocato un ruolo importante nell’attenuare l’impatto economico della pandemia. Tuttavia, rimane oggetto di dibattito il perchè la politica monetaria sia ancora impostata su modalità emergenziali, con la crescita in pieno boom e l’inflazione ai massimi pluridecennali in molte grandi economie.

Inoltre, la pandemia ha trasformato il modo di approcciare la politica economica nel mondo sviluppato, portando a uno spostamento verso un uso più attivo della politica fiscale per contrastare le forze della stagnazione secolare che hanno mantenuto i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari in calo dagli anni ’90. L’impatto è stato sorprendente. Mentre la maggior parte delle recessioni ha un impatto duraturo sulla crescita attraverso l’impatto negativo sui bilanci dei consumatori e delle imprese, i consumatori stanno emergendo da questa situazione con notevoli riserve di risparmio in contanti, grazie in parte alle generose iniziative dei governi.

Se l’anno prossimo le restrizioni all’attività economica legate alla pandemia si ridurranno e i consumatori cominceranno a mettere al lavoro i loro risparmi in eccesso, il rischio è che i mercati finanziari dovranno rivalutare il percorso dei tassi d’interesse e dei rendimenti obbligazionari reali, nettamente più alti in alcune economie sviluppate, con conseguenze accessorie per le azioni e altre attività di rischio.

È un fatto da rilevare che le azioni statunitensi hanno generato rendimenti superiori al 340% nell’ultimo decennio, mentre i mercati al di fuori degli USA hanno contribuito poco più del 90% (dal 30 novembre 2011 al 30 novembre 2021). Sicuramente la sovraperformance strutturale dei colossi statunitensi dei media, della tecnologia e delle comunicazioni è stata una parte importante della storia, ma in questo trend di performance relativa c’è anche un elemento ciclico. Le azioni statunitensi tendono a sovraperformare quando i titoli growth superano i titoli value a livello globale e quando i rendimenti obbligazionari sono in calo. Questi temi sono stati ampiamente favorevoli alla sovraperformance delle azioni statunitensi per più di un decennio e sono stati particolarmente rilevanti durante il primo anno della pandemia nel 2020. Tuttavia, entrambe le tendenze hanno iniziato a sembrare più appesantite nel corso dell’ultimo anno e nel 2022 sembrano vulnerabili a qualche inversione, ponendo ragionevoli domande sulla durata della sovraperformance decennale delle azioni statunitensi.

Le azioni Growth e l’equity USA  US sono stati i vincitori dell’ultimo decennio

Fonte: Janus Henderson Investors, Bloomberg

Qual è il fattore più importante da considerare per chi investirà nei multi-asset nel 2022?

È difficile non arrivare alla conclusione che le prospettive per i mercati finanziari nel 2022 sono condizionate dalle incertezze che circondano i repentini sviluppi sul fronte economico, sanitario e politico. La pandemia ha introdotto cambiamenti drammatici nella politica monetaria, nella politica fiscale e nel comportamento dei consumatori, generando alcuni squilibri e frizioni insoliti nell’economia globale. Gli investitori dovrebbero attendersi sorprese e anche occasionali battute d’arresto nel 2022. Con molti asset che sembrano pienamente valutati e il sostegno delle banche centrali che si sta riducendo, il recente aumento della volatilità del mercato è probabilmente un buon antipasto di ciò che ci aspetta. In tale contesto, la diversificazione dovrebbe essere valorizzata e un approccio attivo all’asset allocation potrebbe essere premiato.

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