Mercati, le ragioni per un buon 2022

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di Redazione 3 Gennaio 2022 | 16:09

Di seguito un’analisi a cura di Manraj Sekhon, Chief Investment Officer di Franklin Templeton Emerging Markets Equity.

Le società che godono di driver di crescita strutturale allineati a digitalizzazione, decarbonizzazione e altri trend trasformativi saranno quelle che prospereranno nel lungo periodo.

Elementi chiave da ricordare:

  • A nostro avviso vi sono parecchie ragioni per essere positivi sui mercati emergenti alle soglie del 2022.
  • Le valutazioni azionarie sembrano scontare molta cautela e suggeriscono un interessante valore a lungo termine.
  • Le valutazioni sul mercato cinese sono prossime ai minimi e dovrebbero essere ben supportate dopo gli eventi estremamente negativi del 2021.
  • Anche se nel 2022 potremmo avere ancora a che fare con l’incertezza a breve termine sul fronte normativo e la lotta spietata al COVID-19, se necessario le autorità sono pronte a stabilizzare la crescita economica.
  • Sui mercati emergenti restano chiaramente in atto forze strutturali positive che potrebbero generare nuove opportunità di investimento.
  • Due temi importanti da monitorare sono digitalizzazione e decarbonizzazione.
  • Inoltre i conti pubblici e le bilance delle partite correnti sono più robusti, tanto da poter escludere altri gravi stress del mercato come quelli che hanno penalizzato le piazze emergenti nelle passate fasi di ribasso.

Un cauto ottimismo

Il 2021 è stato un anno tosto per i mercati emergenti.

La somministrazione non uniforme delle vaccinazioni nei diversi Paesi ha dato luogo a false partenze nella ripresa dalla pandemia.

Le aree emergenti hanno quindi accumulato ritardo rispetto a quelle avanzate in termini di riapertura delle economie e trade basati sulla riapertura nelle relative piazze azionarie.

La Cina ha destato parecchia preoccupazione: il sentiment degli investitori ha infatti risentito delle politiche fiscali e monetarie più restrittive, della campagna per la “Common Prosperity” e della correlata stretta normativa in diversi settori, nonché della tolleranza zero verso il COVID-19.

Quanto agli USA, citiamo i timori per l’inflazione e la direzione della politica monetaria.

Importanti Paesi emergenti come Brasile, Messico, Russia e Corea del Sud hanno alzato i tassi di interesse prima dei Paesi sviluppati per attenuare le pressioni sui prezzi.

Tuttavia, vi sono buoni motivi per essere ottimisti sui mercati emergenti alle soglie del 2022.

Innanzitutto le valutazioni azionarie sembrano scontare molta cautela e suggeriscono un interessante valore a lungo termine.

Anche le prospettive obbligazionarie sono incoraggianti: i rendimenti reali delle piazze emergenti superano quelli dei mercati avanzati.

A tal proposito notiamo un diffuso ottimismo circa i mercati emergenti tra i nostri colleghi del fixed income.

I conti pubblici e le bilance delle partite correnti degli Stati in via di sviluppo sono più robusti di prima.

Le riforme istituzionali effettuate negli ultimi decenni nei principali Paesi emergenti ne hanno rafforzato la disciplina economica e la resilienza alle crisi.

Il recente rialzo dei prezzi delle commodity ha inoltre fornito un guadagno inatteso agli esportatori di materie prime.

Alla luce delle solide finanze dei Paesi in via di sviluppo si potrebbero escludere altri gravi stress del mercato come quelli che hanno penalizzato le piazze emergenti nelle passate fasi di ribasso.

I vari driver dei mercati emergenti

Le valutazioni sul mercato cinese sono prossime ai minimi e dovrebbero essere ben supportate dopo gli eventi estremamente negativi del 2021.

Sicuramente alcuni fattori negativi di breve periodo si faranno sentire anche nel 2022.

Prevediamo che la Cina confermerà la tolleranza zero verso il COVID-19 per buona parte dell’anno al fine di tutelare le Olimpiadi invernali e il 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista.

Le restrizioni alla mobilità e in particolare sui viaggi internazionali limiteranno l’attività economica.

Inoltre vi sarà ancora incertezza in ambito normativo.

Riteniamo che le recenti novità normative siano in parte ascrivibili al ciclo politico della Cina, che probabilmente culminerà con il 20° Congresso Nazionale.

Non appena il quadro politico si assesterà vi sarà maggiore chiarezza anche sulle leggi, come accaduto nei precedenti cicli politici.

Sul fronte positivo segnaliamo le intenzioni ancora pro-crescita delle autorità cinesi, che non intendono certo affossare il settore privato con regole eccessive.

Pechino possiede gli strumenti per stabilizzare la crescita ed è pronta a usarli in caso di necessità; ne abbiamo avuto la prova con il recente taglio del coefficiente di riserva.

In Brasile le valutazioni sono scese a livelli estremamente bassi, creando interessanti opportunità di investimento.

I timori circa una possibile rilassatezza fiscale, il rialzo dei tassi di interesse e la probabilità di una vittoria della sinistra alle elezioni generali del prossimo anno hanno determinato un sell off del mercato.

Ciononostante i fondamentali del Brasile ci sembrano più solidi di quanto non siano stati dopo l’ultima recessione.

Di recente, i conti pubblici e la bilancia delle partite correnti sono migliorati; il rincaro del petrolio in particolare sostiene questo Paese esportatore netto di greggio.

Il quadro macroeconomico favorevole sostiene anche le società.

Ad esempio, negli ultimi anni una serie di tagli e l’incremento dei cash flow favorito dal rialzo del greggio hanno consentito al produttore di petrolio statale Petrobras di ridurre sensibilmente l’indebitamento.

In India l’attività economica evidenzia un rimbalzo dalla seconda ondata di COVID-19.

Il ciclo del credito mostra segni di svolta positiva e le principali banche registrano una buona crescita dei prestiti.

Anche il ciclo residenziale è in ripresa grazie ad abitazioni più accessibili e al nuovo vigore del ciclo delle infrastrutture alimentato dalle politiche governative.

L’accelerazione ciclica dell’India si deve anche alla robustezza del bilancio pubblico e della bilancia dei pagamenti.

Opportunità di lungo periodo

Sui mercati emergenti restano chiaramente in atto forze strutturali positive che potrebbero generare nuove opportunità di investimento.

La digitalizzazione è un tema chiave.

La fiorente internet economy indiana attrae capitali in cerca di nuove aree di crescita, soprattutto alla luce delle novità normative in Cina.

Pagamenti elettronici, consegne di cibi a domicilio e altri business model innovativi hanno ormai preso piede, inducendo persino le attività più tradizionali a innovarsi per sostenere la concorrenza.

In Cina, la digitalizzazione industriale ha acquistato slancio dato che l’economia punta al progresso a monte della catena del valore.

A livello globale la costante carenza di semiconduttori dà l’idea dell’enorme domanda di chip legata all’avanzamento tecnologico e prevediamo solidi guadagni per alcuni dei maggiori produttori mondiali di semiconduttori in mercati come Taiwan e Corea del Sud.

Un altro trend importante è quello della decarbonizzazione.

L’impegno di grandi Paesi emergenti per la neutralità carbonica determinerà un’accelerazione dell’elettrificazione e delle energie da fonti rinnovabili, che favorirà per molti anni i settori interessati.

Riscontriamo una forte crescita dei produttori di batterie per veicoli elettrici nella Corea del Sud e delle società con centrali solari in Cina, che si posizioneranno ai primi posti nella classifica settoriale mondiale.

Resilienza e rischi

Le nostre previsioni generali per le aree emergenti potrebbero essere intaccate da alcuni rischi, che tuttavia non rientrano nel nostro scenario centrale.

Ad esempio, un netto e repentino incremento dei tassi sui fed fund statunitensi potrebbe scatenare la volatilità sui mercati.

Per contro, una svolta accomodante a sorpresa delle politiche USA potrebbe favorire una sovraperfomance dei mercati emergenti rispetto a quelli avanzati.

C’è poi il rischio della comparsa di nuove e più pericolose varianti di coronavirus.

Le oscillazioni del mercato seguite alla recente scoperta della variante Omicron ci ricordano che vi sono ancora delle incognite su questo fronte, anche se finora gli indicatori suggeriscono che i sintomi causati dalla nuova forma di COVID-19 sono più lievi di quanto temuto.

Non dimentichiamo inoltre le tensioni nelle relazioni bilaterali tra Cina e Taiwan.

Nel quadro dell’evoluzione del contesto degli investimenti, sui mercati emergenti cerchiamo in particolare resilienza, sia sul fronte macroeconomico che su quello microeconomico.

Ci interessa in particolare la sostenibilità degli utili societari a fronte del COVID-19, dei cambiamenti di politiche, della rivoluzione tecnologica o di altre sfide.

A nostro avviso le società che godono di driver di crescita strutturale allineati a digitalizzazione, decarbonizzazione e altri trend trasformativi saranno quelle che prospereranno nel lungo periodo e sosterranno l’azionario emergente nel prossimo futuro.

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