Consulenti, un compleanno all’insegna dei record

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di Andrea Giacobino 7 Gennaio 2022 | 11:55

Il 2021 dell’industria della consulenza finanziaria italiana, nel trentresimo anno della legge che istituì l’albo della professione, sta per chiudersi all’insegna dei record.  Secondo gli ultimi dati disponibili quando scriviamo ad ottobre scorso le reti di consulenza realizzano il miglior risultato mensile di sempre; i dati rilevati da Assoreti indicano volumi netti pari a circa 5,8 miliardi di euro con una crescita del 63,3% anno su anno di ben il 119,9% mese su mese. Nei primi dieci mesi dell’anno la raccolta ha così raggiunto i 46,7 miliardi di euro, risultando già superiore a quanto realizzato nell’intero 2020 (43,4 miliardi). Le risorse raccolte nel mese sono confluite sui prodotti del risparmio gestito, con investimenti netti più che triplicati rispetto all’anno precedente e pari a 3,3 miliardi di euro (+228,2% a/a) e su conti correnti e depositi, sui quali arriva liquidità netta per 3,1 miliardi di euro (+11,8% a/a); mentre gli strumenti finanziari amministrati hanno chiuso il mese con un saldo negativo.

Ma questa non è la sola buona notizia perché relativamente alle iscrizioni all’Albo unico dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, alla data del 1° ottobre 2021, risultano pari a 52.181. Da inizio anno al 30 novembre scorso sono state deliberate 2.566 iscrizioni, numero quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (1.359). È evidente, dunque, il trend di crescita delle iscrizioni. Relativamente alla sezione dei consulenti finanziari autonomi, al 26 novembre 2021 risultavano 421 iscritti (da inizio anno sono state deliberate 136 iscrizioni) e 48 Società di consulenza finanziaria (da inizio anno deliberate 4 iscrizioni).

Un recente studio di Bain & Company ha rilevato che il segmento affluent (con ricchezza investibile fino ai 500 mila euro), servito per il 65% del mercato dai player tradizionali, sta lentamente ma costantemente evolvendo verso il modello delle reti. I consulenti rosicchiano circa l’1% annuo alle banche, e lo studio prevede per i prossimi anni un incremento addirittura superiore. E nell’altrettanto recente studio di Excellencc Consulting si dimostra che le prime sette reti di consulenti finanziari (FideuramBanca MediolanumFinecobankBanca Generali, AzimutAllianz Bank FABanca Euromobiliare) si sono dimostrate più remunerative nei confronti degli azionisti rispetto alle prime sette banche commerciali (Unicredit, Intesa Sanpaolo, BancoBpm, MPS, Credit Agricole, Bnl, Credem). Infatti, il Roe, ricalcolato non considerando le rettifiche sui crediti imputabili all’effetto Covid, in media è pari al 22% per le reti, mentre per le commerciali si ferma al 2%. Determinanti sul risultato in particolare sono le rettifiche su crediti: 0,7 bps rispetto agli asset nel caso delle reti, 25 bps per le banche commerciali. Insomma, se i primi trent’anni dell’industria si chiudono con questi risultati, c’è da credere che i prossimi trenta saranno altrettanto entusiasmanti.

 

 

 

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