Asset allocation: azioni, la differenza è nella selezione

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di Redazione 10 Gennaio 2022 | 15:31

“L’appiattimento della curva sul lungo periodo potrebbe riflettere aspettative pessimistiche degli investitori sull’economia. E oltre a dare uno sguardo a ciò che accaduto, è bene osservare il rapporto forward price-to-earnings (P/E forward) dello S&P500, più legato alla “old economy” e che è ormai a livelli record”. L’avvertimento arriva da Carlo De Luca, responsabile Asset Management) e Alessio Garzone, analista, di Gamma Capital Markets, che di seguito illustrano nel dettaglio l’outlook per i prossimi mesi.

Il principale indice azionario mondiale è scambiato a un valore pari a 25.55 volte le stime ponderate del consensus sugli utili futuri (superiore al P/E medio pari 16), in ribasso rispetto ai periodi precedenti, dovuto al fatto che gli analisti hanno aumentato i loro outlook sugli utili per via della ripresa economica. I multipli attuali elevati sono genericamente giustificati dall’enorme successo delle azioni FAANG che, oltre a rappresentare il 23% della capitalizzazione totale dell’S&P500, hanno recentemente avuto un grande impulso proprio dalla pandemia. L’economia digitale, e più in generale la tecnologia, è stata una dei principali beneficiari del COVID-19: basti pensare al tema che ruota intorno allo smartworking, o alla spesa sostenuta dalle aziende in IT, cloud, strumenti di video conferenza, e così via.

Considerando che la crescita degli EPS proseguirà nei prossimi anni (nel grafico, i valori dopo la linea verde), possiamo dire che c’è ancora spazio di crescita: il forward P/E ratio è più basso rispetto a quello attuale, preannunciando aumenti degli utili futuri. In particolare, nel 2022 il valore è attualmente posizionato a 21.54, nel 2023 è posizionato a 20.54 e nel 2024 è posizionato a 18.74.

Stesso discorso è applicabile al Nasdaq 100 Index, più legato alla “new economy” e ai titoli tecnologici, dove i FAANG rappresentano circa il 38% del peso complessivo: questo spiega il valore molto elevato dell’attuale P/E scambiato a un valore pari a 39.16 volte le stime ponderate del consensus sugli utili. Nel 2022 è atteso un forward P/E ratio di 28.77, nel 2023 di 27.13 e nel 2024 di 24.00.

Insolvenza e bolla del credito

si prevede un numero elevato di fallimenti e di insolvenze delle imprese causate dalla pandemia Covid-19. La motivazione principale è il crescente debito delle società sostenuto dai forti finanziamenti favoriti proprio da una politica ultra espansiva delle banche centrali e indirizzati anche a “chi non è affidabile”, e che potrebbe diventare insolvente. Il vero cigno nero sui mercati lo vediamo nel credito, più che nelle azioni e molto dipenderà dalle guidelines del 2022 che potranno sorprendere in positivo o in negativo il mercato.

Azioni

In un’ottica economica più costruttiva legata a fattori ESG, continuiamo a preferire titoli growth, essendo investitori di lungo termine e volendo contenere l’inasprimento della volatilità di breve periodo, affiancati a titoli ciclici e value (non B.E.A.C.H. stocks) che saranno favoriti dalla rotazione settoriale a seguito della ripresa economica globale. Rispetto all’anno scorso, dove in alcune fasi potevano essere preferiti anche ETF, quest’anno puntiamo ancor di più sulle single stocks che faranno la differenza.

Aumentiamo la nostra posizione al rischio adottando un approccio più diversificato, sia in termini geografici che in termini settoriali.

Dal punto di vista geografico, continuiamo a preferire azioni statunitensi. Sguardo favorevole per i mercati emergenti, in particolare l’India, e siamo pronti a rientrare in Cina non appena le condizioni economiche e regolamentari si faranno più semplici;

In termini settoriali, molto potrebbe cambiare col nuovo anno ma sicuramente continuiamo a favorire i titoli tecnologici (compresi digital e semiconductor), proprio per i temi legati alla disruption tecnologica e alla velocità con cui questa si è palesata durante la pandemia, bilanciandoli con i settori meno discrezionali a basso indebitamento, e in particolare con i settori che riescono a trasferire al consumatore finale l’aumento del tasso di interesse e l’inflazione come i finanziari e  consumer staples riducendo per esempio gli automotive. Faremo una attenta selezione dei pharma e dei biotech: bisognerà propendere per case farmaceutiche che saranno in grado di convertire il vaccino in medicinale contro il Covid-19, così come sta avvenendo con Pfizer con la Paxlovid, primo trattamento orale contro il coronavirus autorizzato dalla FDA.

Dietro i settori azionari sarà fondamentale fare la giusta selezione di azioni. Questo è il tema che farà la differenza. Nella tecnologia continuiamo ad essere investiti sia nelle mega cap tecnologiche che nelle large-medium cap legate alla Robotica, Intelligenza artificiale, Cyebr Security, IOT, 5G, Big Data, Blockchain, cloud computing, semiconduttori.

Continuiamo a guardare di buon occhio i titoli legati alla transizione ecologica, spinti anche dalle possibili nuove riforme regolamentari dei governi in vista della COP26.

Obbligazioni

Per quanto riguarda le obbligazioni, lasciamo fuori dal portafoglio quelle core a meno di una correzione che dia una possibilità di un’entrata migliore. Inseriamo comunque solo float o inflation- linked. Aumenteremo la componente High Yield, mantenendo comunque una duration breve. Sarà difficile trovare rendimenti in bond soprattutto in quelli esteri dato che le valute possono andarci contro.

Commodity

Iniziamo ad accumulare oro fisico coperto dal cambio e tatticamente i minerali come il rame, la grafite, grafene, il litio, il cobalto e i metalli delle terre rare che potrebbe vedere un aumento della domanda per implicazione della transizione energetica.

Valute

È probabile che il dollaro possa rafforzarsi a causa dell’aumento dei tassi ma dato che non sappiamo quanto è già nei prezzi, vediamo l’apprezzamento comunque temporaneo e un indebolimento per fine anno, rimanendo nel range tra 1.05 e 1.20, per cui proveremo a coprire il rischio cambio laddove possibile.

Strategie Alternative

Per quanto concerne le strategie alternative o decorrelate, abbiamo constatato che i fondi Long/short, soprattutto quelli che lavorano sul momentum, sono correlati positivamente con i Megatrend, quindi non diversifichiamo il rischio con questi, bensì con fondi arbitrage e trading obbligazionario.

In conclusione

I portafogli avranno una componente di difesa, con una parte di cash in alcuni momenti e obbligazioni inflation linked e float e fondi alternativi low volatility, una parte con un po’ più di rischio con obbligazioni HY e EM e una parte di attacco con azioni legate ai megatrend tecnologici, demografici e climatici.

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