Asset allocation, azioni: essenziale tutelarsi contro l’inflazione

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di Redazione 12 Gennaio 2022 | 16:01

“Se in futuro i tassi d’inflazione dovessero attestarsi anche solo al 3 o 4%, finirebbero comunque per erodere il valore reale dei risparmi, dei saldi di conto o delle obbligazioni. Le azioni offrono una protezione di gran lunga migliore contro l’inflazione, purché la società in questione riesca ad accrescere i suoi profitti nonostante l’aumento dei costi”. A dirlo è Bert Flossbach, co-fondatore di Flossbach von Storch, che di seguito illustra nel dettaglio la propria visione.

È essenziale però che i tassi d’interesse non aumentino troppo, perché in quel caso la valutazione delle azioni crollerebbe, come avvenuto negli anni ‘70. All’epoca i prezzi azionari rimanevano costanti nonostante l‘incremento degli utili societari, perché il rialzo estremo dei tassi d’interesse ne dimezzava le valutazioni.

Le fluttuazioni dei prezzi, a tratti molto ampie, registrate nell’ultimo periodo dimostrano come l’aumento delle aspettative inflazionistiche e le conseguenti preoccupazioni per un inasprimento della politica monetaria abbiano destabilizzato molti investitori. Tuttavia dovranno imparare a conviverci poiché le oscillazioni delle quotazioni a breve termine sono il prezzo da pagare per la crescita del valore reale e per la possibilità di ottenere un rendimento maggiore nel lungo periodo.

Finché il tasso d’interesse reale sulle obbligazioni sicure resta negativo, le azioni sono l’unica classe di attività liquida che non solo offre agli investitori un reddito corrente, ma anche la prospettiva di una crescita del valore reale. Questa caratteristica, però, non si ritrova in tutte le azioni, perché presuppone la capacità dell’azienda di aumentare i prezzi e/o le quantità in modo tale che gli utili aumentino almeno quanto l’inflazione. Solo così infatti, a parità di valutazione, l’azione crescerebbe almeno al tasso d’inflazione, mantenendo o anche ampliando il suo valore reale.

Per ottenere un incremento del valore reale, gli investitori hanno bisogno di un orizzonte a lungo termine e di nervi saldi, per non rischiare di abbandonare prematuramente un investimento se le borse iniziano a zoppicare. In tal senso, avranno meno difficoltà se hanno scelto azioni di società promettenti e se sono convinti della loro qualità. Aziende con prodotti d’eccellenza, in grado di superare ogni intemperia, con un’ottima posizione concorrenziale e un’elevata redditività e che sono in grado di affrontare meglio il rincaro dei costi rispetto alle realtà più vulnerabili, fortemente indebitate e meno redditizie. Questo vale in particolare per le aziende ad alta intensità di materiali o energia, per cui il forte aumento dei costi energetici e la carenza di prodotti intermedi rappresentano un’enorme sfida. Al di là dei proclami e degli slogan pubblicitari, in tempi d’inflazione emerge la vera solidità di un’azienda.

A questo proposito, la redditività gioca un ruolo decisivo, perché le società altamente redditizie hanno più possibilità di rafforzare le relazioni con i clienti esistenti e conquistarne di nuovi. Possono permettersi per qualche tempo di pagare di più per prodotti intermedi che scarseggiano, di accettare costi di approvvigionamento maggiori per rispettare le consegne e di rimandare deliberatamente gli aumenti di prezzo per attirare nuovi clienti. Nella competizione per aggiudicarsi collaboratori qualificati e motivati, sono in grado di offrire stipendi più alti e benefici aggiuntivi. Generalmente le aziende meno redditizie non hanno tutte queste possibilità. Inoltre, bilanci solidi e debiti contenuti offrono all’azienda più spazio di manovra.

Nei periodi di rialzo dell’inflazione, i seguenti aspetti risultano particolarmente importanti e sono quindi prioritari nella nostra analisi aziendale e selezione dei titoli:

  • Potere di determinazione dei prezzi ai clienti (forza del marchio, qualità del prodotto e del servizio);
  • Potere negoziale con i fornitori (economie di scala, buone relazioni);
  • Flessibilità nell’approvvigionamento, nella produzione e nella distribuzione;
  • Controllo efficiente dei costi;
  • Retribuzioni competitive per dipendenti motivati e altamente qualificati.

Alcune case automobilistiche tedesche stanno approfittando della loro flessibilità in fatto di produzione e distribuzione per installare i pochi chip a disposizione soprattutto nei modelli di alta gamma, massimizzando così i ritorni sulle vendite. In questo modo, nonostante il rincaro delle materie prime, i ritardi nelle consegne e la carenza di chip, quest’anno dovrebbero comunque raggiungere profitti da record.

Nel settore dei beni di consumo, per molto tempo è stato difficile aumentare i prezzi anche per via del potere dei rivenditori. Negli ultimi anni, i grandi produttori di beni di consumo attivi a livello internazionale sono riusciti in gran parta a neutralizzare questa dinamica ottimizzando l’efficienza. Inoltre, nelle trattative sui prezzi con i fornitori le loro grandi dimensioni sono d’aiuto. Resta da vedere nei prossimi trimestri fino a che punto le aziende potranno apportare nuovi aumenti significativi dei prezzi anche per i principali clienti.

Le società tecnologiche, specialmente quelle con un’elevata componente software, soffrono generalmente meno dell’inflazione. Nel loro caso, ad esercitare un impatto negativo sono piuttosto il rincaro dell’energia e in un secondo momento, il maggior costo del personale. Il principale catalizzatore di valore di queste aziende resta comunque una crescita del fatturato superiore alla media. Questo è ultimamente stato il caso anche nel settore tecnologico cinese, dove i timori di un’eccessiva ingerenza del governo centrale hanno portato ad una fuga di massa degli investitori da questi titoli. Il pericolo di interferenze nei diritti di proprietà, particolarmente accentuato nei mercati emergenti controllati dallo Stato, si riflette in un calo delle valutazioni di borsa per le aziende interessate.

Di conseguenza, le recenti svalutazioni azionarie nel settore tecnologico non sono dovute tanto al rialzo dell’inflazione e alle possibili strozzature nelle forniture, quanto piuttosto alla paura suscitata dall’aumento dei tassi d’interesse e in singoli casi, alle preoccupazioni per un inasprimento normativo.

Grazie al progresso continuo della digitalizzazione, le società tecnologiche offrono il maggior potenziale di crescita. Oggi, però, questo settore va inteso in senso molto più ampio che in passato. Oltre ai classici fornitori di software e hardware e piattaforme, questa categoria comprende oggi anche aziende del settore industriale e della tecnologia medicale, provider di servizi di pagamento e in un certo senso, anche produttori di beni di consumo durevoli. Le aziende di questi segmenti contribuiscono ad accrescere la produttività economica e ad affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e demografici, offrendo quindi ai loro azionisti la prospettiva di un incremento del valore reale del capitale investito.

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