Mercati: sempre più nubi all’orizzonte

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di Redazione 24 Gennaio 2022 | 14:01

Nelle ultime settimane numerosi esponenti della Fed hanno ripetuto lo stesso messaggio: l’inflazione si attesta su livelli inaccettabili, l’istituto centrale interverrà già dal mese di marzo e il ridimensionamento del bilancio non è lontano. Il che sta provocando una certa volatilità sui mercati.

Questi ultimi scontano ormai circa quattro rialzi dei tassi ad opera della Federal Reserve nel 2022 e gran parte degli operatori ritiene che il ridimensionamento del bilancio inizierà nel secondo semestre del 2022. Per aggiungere benzina al fuoco, l’inflazione statunitense ha raggiunto un livello che non si vedeva dal 1982: il dato complessivo è 7% su base annua (a/a) e la componente core +5,4% a/a.

Tuttavia potremmo essere di fronte all’ultima impennata del boom indotto dalle riaperture visto che i ritmi stanno indubbiamente rallentando. La Federal Reserve e l’indice dei prezzi al consumo (CPI, Consumer Price Index) statunitense sono stati al centro dei riflettori, ma la nostra attenzione si è focalizzata altrove.

L’inflazione inizia a sorprendere al ribasso in diversi mercati emergenti, non da ultimo in Cina e in India. In Cina, il dato è crollato al +1,5% a/a a fronte del +2,3% a/a del mese precedente, sorprendendo in negativo di due decimi. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI, Purchasing Price Index) cinese resta elevato al +10,3% a/a ma anche in questo caso è più basso di un intero punto percentuale rispetto alle aspettative. Anche il PPI e l’indice dei prezzi delle importazioni statunitensi si sono attestati leggermente al di sotto delle previsioni. Questo potrebbe segnare l’inizio di tempi finalmente migliori, sempre che l’ondata Omicron non si frapponga nuovamente alla normalizzazione.

In aggiunta, ci sono altri chiari segnali di rallentamento, soprattutto tra i consumatori. I dati di dicembre sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti si sono rivelati alquanto deboli: la misura del gruppo di controllo si è attestata al -3,1% su base mensile a fronte di aspettative piatte.

Alcuni degli acquisti legati al periodo festivo sono stati effettuati all’inizio della stagione, ma i problemi sembrano essere più profondi. Gli aiuti fiscali si stanno esaurendo e il reddito di molte famiglie ne risente, soprattutto dal momento che il credito d’imposta esteso per i figli è stato interrotto e l’inflazione ha eroso la propensione agli acquisti.

L’indice di fiducia di Langer dei consumatori USA è sceso al livello più basso degli ultimi 18 mesi, mentre il clima d’acquisto ha evidenziato la flessione più ampia degli ultimi 36 anni (29,5/100). L’indice sul sentiment dei consumatori della University of Michigan ha confermato questo trend attestandosi ben al di sotto delle aspettative: il 33% dei soggetti interpellati ha riferito un deterioramento delle proprie finanze personali nell’ultimo anno, il dato peggiore dal 2014.

Infine, dal momento che la stagione delle trimestrali è iniziata negli Stati Uniti, sono stati i costi del lavoro e l’inflazione dei salari ad attirare l’attenzione: entrambi viaggiano su livelli doppi o tripli rispetto a prima, intaccando i profitti delle imprese più esposte. Dalle nostre conversazioni con i fornitori di soluzioni di magazzini automatizzati emerge che i costi del lavoro hanno ridotto a soli otto mesi i tempi necessari a rimborsare un magazzino completamente automatizzato rispetto ad uno normale con dipendenti umani.

Si tratta, a nostro avviso, dei primi concreti segnali indicanti la maturazione dell’espansione economica, ormai giunta alla fase centrale e finale del ciclo. In prospettiva, la crescita strutturale e la domanda dovrebbero evidenziare un andamento migliore rispetto ai settori puramente ciclici. La grande moderazione è sempre stata all’ordine del giorno e la crescita si farà sempre più scarsa nei trimestri a venire a fronte degli inasprimenti monetari concertati delle banche centrali mondiali.

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO

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