Asset allocation, Cina: i 5 fattori di diversità dagli altri emergenti

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di Redazione 31 Gennaio 2022 | 15:01

Il 2021 è stato un anno deludente sul fronte delle performance per la Cina. Un fattore chiave in tal senso sono stati i cambiamenti normativi del settore Internet, che hanno spinto molti investitori a domandarsi se le autorità cinesi permetteranno al capitalismo di prosperare nel Paese. Tuttavia, questi timori possono essere mitigati se si pensa al ruolo cruciale del settore privato, che rappresenta oltre l’80% della generazione di posti di lavoro, ed è essenziale per la crescita di settori come semiconduttori, automazione ed energie rinnovabili“. A farlo notare è Angel Su, analista di RBC Asset Management, che di seguito illustra nel dettaglio l’outlook.

Il declino del settore internet ha avuto un impatto notevole, dato che al picco, un anno fa, il comparto rappresentava quasi il 50% dell’indice MSCI China. È difficile prevedere quanto durerà l’incertezza normativa, ma le dichiarazioni sono stati più positive di recente.

A pesare sulla performance della Cina è anche il fatto che politica monetaria e fiscale sono state meno accomodanti rispetto al mondo sviluppato dall’inizio della pandemia. La crescita dell’offerta di liquidità, dei prestiti bancari e, di conseguenza, del PIL hanno tutti toccato i minimi pluriennali. Abbiamo visto anche una campagna di deleveraging diretta in particolare alle società immobiliari, con l’applicazione di norme più stringenti e ulteriori misure volte ad abbassare i prezzi degli immobili a partire dal terzo trimestre 2021. Tali misure hanno portato all’esplosione del noto caso Evergrande, e al timore che la Cina potesse trovarsi davanti a una fase “Lehman”, con la differenza che questa crisi è stata innescata dalle autorità. Ci sono quindi tutte le ragioni per credere che i policymaker saranno in grado di gestire le ricadute attraverso un processo di liquidazione.

Data la relativa debolezza dell’economia, sembrano probabili misure di allentamento monetario. Tuttavia, al contempo la politica potrebbe rimanere relativamente conservatrice per evitare un ulteriore accumulo di debito. La crescente volontà politica di far progredire l’economia e garantire l’indipendenza tecnologica dovrebbe anche sostenere maggiori investimenti in infrastrutture.

Cosa rende la Cina diversa dal resto dei mercati emergenti?

Dati i movimenti estremi che abbiamo visto negli ultimi anni in Cina, abbiamo cercato di capire cosa rende la Cina diversa dagli altri mercati emergenti:

Struttura del mercato, la Cina è un mercato altamente concentrato e ricco di mega-capche rappresentano il 44,1% dell’indice MSCI China, contro il 28,5% dell’indice MSCI Emerging Markets. Inoltre, il peso percentuale delle prime 10 società nell’indice MSCI China è del 42%, rispetto al 25% nell’indice MSCI EM.

Valutazioni: su questo fronte vediamo una dispersione più ampia in Cina che in altri mercati emergenti, soprattutto per i titoli più costosi. Allo stesso modo, a livello settoriale, troviamo che nel tempo vi siano grandi cambiamenti nelle valutazioni in Cina. Un’altra tendenza importante è una relazione relativamente debole tra valutazioni e fondamentali: sembra che i titoli molto costosi siano in realtà anche quelli meno redditizi.

Volatilità di mercato: Un’altra grande differenza è la volatilità del mercato. La Cina è un mercato prevalentemente retail – oltre l’80% degli investitori nel mercato delle A-share sono privati. Questo spiega perché la volatilità del mercato è insolitamente alta in Cina.

Costi normativi: I venti contrari sul fronte normativo sono una considerazione essenziale quando si guarda ai mercati emergenti. In Cina, i rischi risiedono principalmente nell’eccesso di regolamentazione e nella mancanza di comunicazione e coordinamento. Tali rischi danneggiano la fiducia degli investitori privati e mettono in difficoltà le operazioni commerciali.

Ciò detto, le priorità del governo cinese sono cambiate negli ultimi anni: si è passati dall’enfasi sulla crescita economica a mirare a una maggiore uguaglianza e stabilità sociale. Per raggiungere questi obiettivi, il governo si concentrerà probabilmente sul miglioramento dei fattori di produzione chiave. In futuro, riteniamo sarà importante essere cauti nelle aree vulnerabili e posizionarsi in aree che il governo probabilmente sosterrà. Esse includono l’energia rinnovabile, i veicoli elettrici e la tecnologia indipendente. Le aziende veramente innovative e in grado di competere sulla scena globale dovrebbero avere buone performance. In definitiva, questo contesto dovrebbe favorire le aziende di alta qualità, con management solidi e chiari vantaggi competitivi.

La “prosperità comune”: il raggiungimento di una “prosperità comune” è stato considerato la principale motivazione alla base delle riforme normative nell’ultimo anno. Non si tratta di un concetto nuovo: era stato infatti messo in evidenza dai Presidenti Mao e Deng Xiaoping come una caratteristica chiave della modernizzazione in stile cinese e un obiettivo a lungo termine per lo sviluppo socioeconomico.

Dal nostro punto di vista, la ri-enfatizzazione di questo concetto riflette la volontà da parte del governo di perseguire una più equa distribuzione del reddito, della ricchezza e delle opportunità (“comune”) e di una maggiore produzione totale (“prosperità”). Cosa ancor più importante, ciò indica l’orientamento alla crescita del governo, dove il sostegno politico potrebbe rivolgersi alle aree più povere, alle piccole e medie imprese, alle energie rinnovabili e all’high tech. Le implicazioni della ridistribuzione della ricchezza saranno probabilmente limitate.

Conclusioni

Il 2020 è stato il primo anno del 14° piano quinquennale. È anche l’anno di inizio dell’obiettivo a lungo termine della Cina di raddoppiare il PIL entro il 2035, attraverso una crescita sostenibile di alta qualità. Nel 2021, abbiamo visto i policymaker dare priorità alle riforme strutturali in settori chiave come internet e immobiliare, rispetto alla crescita economica a breve termine. Il pacchetto di politiche multidimensionali del governo centrale ha influenzato negativamente l’economia reale e i mercati azionari.

A nostro avviso, questo importante reset normativo dovrebbe essere visto nel contesto della volontà di Pechino di bilanciare crescita e sostenibilità e riallinearsi con gli obiettivi di autosufficienza e prosperità comune.

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