Asset allocation: ecco su cosa puntare in scia ai venti di guerra

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di Redazione 22 Febbraio 2022 | 10:01

Le Borse sono chiaramente guidate dalla guerra in Ucraina che non è ancora “ufficialmente” scoppiata, ma che però ha già avuto come conseguenza quella di aumentare il prezzo del gas e dell’energia elettrica che da questo dipende, vanificando parte della crescita derivante dagli investimenti del PNRR se i prezzi dovessero rimanere elevati o peggio crescere ulteriormente. E figuriamoci dove arriverà il prezzo dell’energia se la Russia invade l’Ucraina.

E’ ancora troppo presto per tirare le somme. Credo però di poter dire che per il momento sul fronte diplomatico Putin ha già vinto, avendo centrato almeno due obiettivi. Il primo, destabilizzando l’Ucraina la Russia si garantisce che questa non entrerà nella NATO, il secondo è quello di essere considerato un interlocutore con cui gli USA devono trattare. Sono diversi anni che la Russia è attiva per raggiungere questo obiettivo: il sostanziale colpo di Stato in Kazakhstan, che ha consentito di riportare sotto il controllo di Mosca il paese, l’espansione dell’influenza in Africa che riafferma il principio che la Russia è una grande potenza, ma che ha di fatto riaperto tutte le partire della sicurezza globale, ne sono un esempio.

Al di la delle ragioni geo-politiche, anche quelle economiche appaiono rilevanti (tutte le guerre sono combattute per denaro, diceva Socrate): l’Ucraina è per esempio il primo paese Europeo per riserve di uranio e il secondo per quelle di titanio e manganese. Ma è anche un grande Paese agricolo che vanta il primo posto in Europa per superficie a seminativo e nelle esportazioni di olio di girasole. E inoltre un paese fortemente industrializzato: è al primo posto in Europa per la produzione di ammoniaca e possiede il quarto sistema di gasdotti naturale più grande del vecchio continente (142 miliardi di metri cubi di capacità di flusso nella UE).

La Russia ha da rimetterci moltissimo in caso di attacco

L’impatto delle sanzioni contro Mosca, anche se non sono ancora del tutto chiare, interromperebbe probabilmente l’export Russo di beni e servizi con gravi ripercussioni sulla ripresa economica Europea (il 30% e il 35% dell’import Europeo di petrolio e gas arriva dalla Russia) ma con costi enormi anche per la Russia. Costi che non sarebbero solo quelli immediati e tangibili, ma anche di lungo termine legati alla credibilità del suo leader.

Diverse le soluzioni diplomatiche tutte al momento possibili

  • l’Occidente potrebbe convincere Putin a fare marcia indietro, consentendogli di rivendicare una vittoria diplomatica, facendolo apparire come un leader pacifico;
  • La NATO e la Russia potrebbero concordare un nuovo accordo sulla sicurezza. Gli Stati Uniti e la NATO hanno già accettato che si possa trovare un terreno comune su questioni di sicurezza europee più ampie, come per esempio una ripresa degli accordi scaduti sul controllo degli armamenti per ridurre il numero di missili da entrambe le parti e maggiore cooperazione;
  • Ucraina e Russia potrebbero rilanciare gli Accordi di Minsk negoziati nel 2014 e nel 2015 ma poi miseramente falliti. A seguito della sua visita il presidente francese ha peraltro affermato che Minsk è l’unico percorso che consenta di costruire la pace;
  • L’Ucraina potrebbe diventare neutrale, come la Finlandia durante la guerra fredda. L’Ucraina potrebbe restare uno stato indipendente, sovrano e democratico e soprattutto fuori dalla NATO;
  • L’attuale situazione di stallo potrebbe prolungarsi ma diminuire di intensità nel tempo. La Russia potrebbe lentamente ritirare le sue truppe, ma continuando a sostenere le forze ribelli nel Donbas. E nel frattempo, la politica e l’economia dell’Ucraina continuerebbero a essere sottoposte al gioco russo. A sua volta, l’Occidente manterrebbe una presenza NATO in Europa orientale.

Nell’ipotesi peggiore che nessuno si augura, l’unico settore che potrebbe essere privilegiato è quello energetico, con l’oro e gli immobili che verrebbero comunque considerati come beni rifugio. Al di la degli aggiustamenti di portafoglio, continuiamo a privilegiare una strategia di copertura che preveda l’acquisto/vendita di call/put.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

 

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