La crisi Ucraina vista dai gestori

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di Gianluigi Raimondi 25 Febbraio 2022 | 08:45

Fino alla scorsa settimana quasi tutti gli analisti concordavano sul fatto che Putin non sarebbe entrato con le proprie truppe in Ucraina e invece, dopo aver riconosciuto ufficialmente la Repubblica di Donetsk e di Luhansk, ha prima mosso il suo esercito nella regione del Donbas, poi ha iniziato un attacco alle postazioni militari Ucraine. Gli scenari che si aprono, purtroppo, sono di grande incertezza.

“Di sicuro le sanzioni finanziarie comminate finora, difficilmente avranno effetti tangibili – avverte Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR – l’economia russa ha un debito pubblico ridotto, una bilancia dei pagamenti in surplus e lo stock di riserve in valuta estera più alto nel panorama dei Paesi Emergenti. La sua dipendenza dal capitale esterno è quindi irrilevante e ogni misura mirata a limitare gli afflussi di capitale possono avere un effetto assai contenuto.  Diverso invece, è l’impatto del blocco del Nord Stream 2. Putin sta facendo pressione ormai da diverso tempo affinché la Germania dia il via libera definitivo al gasdotto sottomarino più lungo del mondo. L’opera è fortemente osteggiata da Stati Uniti, Ucraina e alcuni stati membri della Nato, perché ritengono aumenterebbe di molto la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Se per quest’ultima il danno economico è facilmente quantificabile, parliamo di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno di mancati guadagni, sono invece da valutare quali saranno gli effetti della nuova impennata dei prezzi di petrolio e gas sulla crescita europea. Le imprese dell’Eurozona, che nel 2021 hanno dovuto fare i conti con una bolletta energetica più che raddoppiata rispetto al 2020, difficilmente riusciranno ad assorbire un’ulteriore fiammata. Data la loro forte vocazione all’export, un eventuale scarico dei maggiori costi sui prezzi finali comporterebbe una notevole perdita di competitività. D’altro canto, però, assorbire interamente gli aumenti rischia di erodere i margini mettendo a repentaglio la solidità finanziaria delle imprese. In questa fase occorre quindi estrema prudenza, fino a quando la situazione non si stabilizzerà e la diplomazia potrà tornare nuovamente a lavorare per una risoluzione politica della crisi, la volatilità sui mercati resterà elevata. A questo punto c’è molta attesa anche per le reazioni delle principali Banche Centrali: se da un lato l’aumento dei prezzi delle materie prime alimenterà ulteriormente le spinte inflazionistiche, dall’altro una stretta monetaria aggressiva diventa sempre meno probabile in una situazione di mercato già fortemente condizionata. Se la crisi dovesse protrarsi a lungo, un impatto negativo sulla crescita economica, in particolare dell’Eurozona, sarà inevitabile”.

“L’Eurozona (specialmente la Germania a causa della sua dipendenza dall’energia russa) dovrebbe essere più colpita dal conflitto tra tutti i mercati sviluppati – fa notare Altaf Kassam, EMEA Head of Investment Strategy & Research di State Street Global Advisors – la debolezza dei mercati statunitensi sembra la più evidente, e tale movimento sembra essere causato dal sentiment piuttosto che da fattori economici, in cui sembra che i mercati siano passati dalla modalità “wait and see” a quella del panico, e i movimenti potrebbero essere in realtà esagerati, spingendoci ad aggiungere un po’ di rischio in modo misurato. Tuttavia, stiamo attenuando questo incremento di rischio con alcune coperture rispetto al pericolo di coda, in particolare in Treasuries USA long duration e futures sul VIX, e manteniamo il nostro sovrappeso sulle materie prime, che dovrebbero essere (e si stanno dimostrando) l’unica asset class che può beneficiare di questa escalation del rischio geopolitico. In particolare, nonostante l’effetto che l’impennata dei prezzi dell’energia dovrebbe avere sull’aumento dell’inflazione globale in un contesto inflattivo già complicato, il mercato sta ora valutando che l’azione della Banche Centrali dovrebbero diventare più dovish, e che il numero di rialzi dei tassi e il loro ritmo dovrebbero diminuire. Questo è uno sviluppo che abbiamo previsto da un po’: i movimenti del mercato, specialmente negli Stati Uniti, sono esagerati”.

“Ci aspettiamo che le principali sanzioni occidentali imposte alla Russia continuino a pesare sulla performance degli asset del Paese – sostiene Timothy Ash, Senior Emerging Market Sovereign Strategist di BlueBay AM – le sanzioni infatti faranno aumentare i costi di finanziamento, opprimeranno gli investimenti e la crescita, e peggioreranno il tenore di vita. L’outlook per l’Ucraina è altamente incerto. Se venisse imposto su Kiev un nuovo regime da parte di Mosca, l’amministrazione probabilmente subirebbe sanzioni paralizzanti, rendendo gli asset del Paese praticamente non investibili. I rischi di contagio sono significativi per l’Europa emergente e in particolare per la Turchia. I prezzi energetici più elevati rischiano di innescare una stagflazione globale, e i Paesi importatori di energia di tutto il mondo probabilmente ne soffriranno in modo sproporzionato”.

“Ci aspettiamo che i mercati rimangano molto volatili ancora per qualche giorno, finché non ci sarà chiarezza sulla portata delle sanzioni occidentali e una migliore comprensione della possibilità che Putin si fermi ai confini ucraini verso altri stati post-sovietici – afferma Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di DWS – Le dinamiche di mercato al ribasso potrebbero intensificarsi se dovessero scattare certi limiti di rischio per gli investitori istituzionali o se gli investitori retail iniziassero a farsi prendere dal panico. Allo stesso tempo, l’esperienza storica ci dice che questi giorni non sono un buon momento per vendere. Per la Russia, l’impatto maggiore sarà nel settore finanziario, compreso il security trading. L’Occidente, soprattutto l’Europa, è più vulnerabile quando si tratta di importazioni di materie prime. Crediamo che l’energia avrà un premio al rischio per un tempo prolungato. Tutto questo, a propria volta, rende la reazione delle banche centrali più difficile da prevedere. Mentre saranno tentati di stimolare l’economia se necessario, o almeno di non stringere troppo velocemente le condizioni finanziarie, potrebbero trovarsi di fronte a tassi d’inflazione potenzialmente più alti per un periodo più lungo del previsto”.

“È importante ricordare che l’indice MSCI Emerging Markets si è notevolmente modificato – fa notare Tim Love, Investment Director responsabile delle strategie azionarie dei paesi emergenti di GAM Investments – la Russia costituisce solo il 2,8%. Cina, Taiwan, Corea e India insieme costituiscono il 72% dell’indice, e sono tutti importatori di petrolio. Ci aspettiamo che la spinta verso le energie alternative e il gas naturale liquefatto sia accelerata da questa situazione geopolitica. L’India è particolarmente sensibile a un prezzo del petrolio superiore ai 100 dollari al barile, il che avrebbe un impatto sui suoi conti fiscali e sulle proiezioni di spesa per le infrastrutture (che dovrebbero essere ridimensionate)”.

Infine, secondo Mark Haefele, Chief Investment Officer di Global Wealth Management UBS: “sono cinque le azioni chiave da seguire per mantenere un portafoglio saldo durante questo periodo di incertezza: mantenere un portafoglio diversificato; utilizzare le materie prime come copertura geopolitica; posizionarsi per la forza del dollaro USA; investire nei titoli che traggono vantaggio dalla crescita globale; incrementare l’aspetto difensivo”.

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