Non si finisce mai di andare a scuola

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Avatar di Redazione 5 Agosto 2008 | 12:30
Promotori, agenti assicurativi, broker,mediatori creditizi e agenti immobiliari: le grandi reti hanno capito l’importanza dell’aggiornamento professionale. Lo rivela un’indagine condotta dal mensile ADVISOR.

Qualcosa è cambiato. O almeno qualcosa si muove. Sul fronte formazione professionale il mondo degli advisor inizia a dare segnali positivi, sia per quanto riguarda la domanda, sia sul fronte dell’offerta.

Promotori finanziari, consulenti fee only, agenti assicurativi, agenti immobiliari, broker. L’inchiesta di copertina del numero di ADVISOR in edicola in questi giorni rivela che tutte le varie categorie stanno rivolgendo maggiore attenzione e maggiori risorse al tema formazione.
Da un lato si assiste a una crescente richiesta di percorsi formativi da parte delle società, ma anche dei singoli professionisti. E da questo punto di vista l’incremento del numero di promotori finanziari certificati EFPA è la principale dimostrazione.

Ma anche le altre categorie professionali si stanno muovendo per accrescere il livello dell’offerta formativa.

Si pensi al mondo degli agenti assicurativi che, spinto dalle iniziative dei principali sindacati di categoria, ha incrementato le iniziative volte a migliorare la professionalità degli agenti. E soprattutto ha rivolto maggiore attenzione al mondo dei giovani professionisti. Se, infatti, in passato la regola era la gavetta in bottega (unico sistema per apprendere gli strumenti del mestiere – con non pochi rischi per la clientela finale), oggi la parola d’ordine è: formiamo subito professionisti di qualità, garantendo l’accesso alla categoria solo a chi ha le carte in regola per svolgere il lavoro di advisory, sia esso finanziario, immobiliare o assicurativo.

Le maggiori incognite, forse, oggi riguardano il mondo della consulenza finanziaria. L’assenza di regole definitive, lo slittamento della nascita dell’albo di categoria a fine anno, hanno determinato uno slittamento delle iniziative anche sul fronte formativo, con poche e rare eccezioni.
Fra le quali quelle del CFA Institute che porta in Italia un concetto di financial advisory ancora poco diffuso nel nostro paese, e di [a]Nafop[/a], che si prepara a svolgere un ruolo di primo piano nell’organismo per la tenuta dell’albo. Ma la strada da percorrere, per questa categoria è ancora lunga. 

Le sfide, però non mancano, neanche per gli altri colleghi.
In particolare, tutti i professionisti dell’industria dell’advisory si trovano accomunati da una stessa grande sfida: rispondere alle nuove richieste dei clienti che non comprano più a scatola chiusa ma che chiedono sempre più informazioni, e sempre maggiori servizi.
Arriva proprio dalla clientela la principale spinta a una maggiore professionalità e formazione degli advisor.


Anche se ancora non si è diffusa tra i risparmiatori l’abitudine a chiedere l’esistenza della certificazione professionale, secondo quanto emerso nell’inchiesta di ADVISOR in edicola in questi giorni, la voglia di qualità del servizio è cresciuta.
E, soprattutto, oggi i clienti sono sempre più capaci di valutare se hanno di fronte un consulente in grado di offrire una pianificazione finanziaria o, se invece, hanno di fronte un venditore “vecchio stile”.

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