Investimenti: sfide e opportunità per l’industria cinese dei semiconduttori

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di Redazione 3 Marzo 2022 | 14:01

La Cina ha intrapreso il proprio viaggio nel mondo dei semiconduttori negli anni ’90, trent’anni dopo che l’industria aveva già iniziato a svilupparsi (il primo chip apparve infatti nel 1960). I semiconduttori, conosciuti anche come chip o circuiti integrati, sono alla base di tutte le tecnologie digitali attuali e la loro creazione è un processo molto complesso perché richiede circa 700 passaggi.

La catena del valore dei semiconduttori è composta da fasi distinte, a loro volta ulteriormente spezzettate, per arrivare a produrre un chip utilizzabile.

In questo scenario, ecco di seguito la view di Xiaolin Chen, Head of International di KraneShares.

Gli Stati Uniti detengono la prima o la seconda posizione in quasi tutti i segmenti principali di questa value chain (eccetto la produzione di wafer) e, nonostante sia entrata in gioco tardi, la Cina è ora un player importante in quasi tutti i segmenti. Tuttavia, il paese ha davanti a sé una lunga strada da percorrere per recuperare il ritardo nei confronti degli Stati Uniti, basti pensare che al momento ha una quota di mercato di circa il 6%, a differenza del 39% degli USA.

Dal 2014 la Cina ha espresso apertamente l’intenzione di costruire un’industria dei semiconduttori competitiva, allocando fondi e stilando un programma industriale per aiutare le imprese locali. Ciò ha però suscitato una severa reazione da parte degli Stati Uniti, che hanno imposto negli ultimi anni una serie di restrizioni con l’obiettivo di limitare la crescita delle aziende cinesi a diventare leader nel settore. L’industria cinese dei semiconduttori ha però tradotto questa situazione di crisi, in primo luogo, in un’urgenza ancora maggiore di far crescere il settore e in secondo luogo, in un’opportunità di investimento ancora più grande.

Nel 2018, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato due disegni di legge per limitare gli investimenti e le esportazioni legati alla tecnologia in Cina.

A nostro avviso, queste limitazioni rappresentano un’arma a doppio taglio, per una serie di ragioni:

  • Boston Consulting Group (BCG) ha stimato che nel 2020 queste limitazioni hanno provocato una riduzione di 80 miliardi di dollari di profitti, costringendo le imprese americane a tagliare del 30-60% i fondi destinati alla Ricerca e Sviluppo.
  • A seguito di queste restrizioni, si è azzerato l’investimento diretto delle imprese cinesi nei settori tecnologici statunitensi.
  • Sempre più spesso le aziende americane di chip stanno chiedendo licenze di esportazione o stanno delocalizzando i loro impianti di produzione per trovare un modo per operare nonostante le restrizioni.

In risposta a queste sfide, la Cina ha intensificato il proprio impegno per rendere autosufficiente la propria industria:

  • Il Consiglio di Stato cinese ha annunciato l’eliminazione per 10 anni delle imposte sul reddito delle aziende produttrici di chips e, nel 2020, l’esenzione dalle tariffe per varie voci di importazione.
  • Il governo cinese ora offre un’assicurazione per proteggersi dal rischio di attrezzature o materiali difettosi provenienti da fornitori cinesi.
  • Sono stati raccolti miliardi di dollari per il National Integrated Circuit Fund e vengono offerti sussidi diretti dallo Stato all’industria.
  • A fine 2020, la Cina ha dichiarato che la scienza e la tecnologia sono la massima priorità nazionale.

Se il massiccio sostegno delle politiche economiche è uno degli obiettivi, un altro è il modo in cui l’industria sta realizzando questa ampia scala di obiettivi nazionali. Finora abbiamo osservato l’industria raggiungere il successo in più tappe.

  • Tra il 2012 e il 2020 la Cina ha triplicato la propria capacità di produzione di chip. Oggi detiene il 15-22% della produzione globale di semiconduttori.
  • Più del 20% della produzione di chip per telefoni cellulari e di processori d’immagine per televisori ad alta definizione è cinese.
  • Poiché la Cina è il principale centro mondiale di produzione elettronica, i brand del Paese producono circa il 40% degli smartphone del mondo, detengono oltre un quarto delle vendite mondiali di PC e producono la maggior parte dei veicoli elettrici. La Cina diventerà presto il più grande produttore di chip per volumi.

Roma non fu costruita in un giorno. Pertanto, l’obiettivo delle aziende cinesi non è quello di prendere da subito il posto di leader dell’industria come Samsung o Intel, ma di diventare player credibili in un contesto globale altamente competitivo.

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