Investimenti: greenwashing: come evitarlo

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di Redazione 9 Marzo 2022 | 16:01

“I vari gestori dei fondi di investimento probabilmente non fanno fatica oggi a trovare società che non dichiarino obiettivi in termini di sostenibilità, ma trovare quali di queste trasformino le parole in fatti non è altrettanto facile e rappresenta la prossima sfida per gli investimenti sostenibili. Tuttavia, è emerso un nuovo standard che dovrebbe aiutare gli investitori a identificare le società che stanno davvero tenendo fede alle proprie promesse.”. Ad affermarlo è Georgina Tayler, Research Analyst di Mainstreet Partners, che di seguito illustra nel dettaglio la view.

In un momento in cui gli investimenti ESG sembrano essere una competenza diffusa, il nuovo indicatore scientifico dell’iniziativa Science-Based Targets (SBTi) potrebbe essere un’evoluzione e sviluppo essenziale.

Infatti, se i gestori dei fondi di investimento saranno in grado di essere più efficienti nell’identificare le società con un impegno concreto in termini di sostenibilità, allora anche le dichiarazioni “green” delle aziende stesse acquisteranno maggiore e comprovata credibilità.

Puntare all’obiettivo

La certificazione Net-Zero Corporate Standard, raggiungimento di emissioni zero, dell’iniziativa SBTi è la prima certificazione aziendale al mondo con basi scientifiche, in linea con l’obiettivo dell’accordo di Parigi di mantenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C. Lo standard richiederà che le società raggiungano le zero emissioni nette entro il 2050 e offre strumenti importanti e direttive chiare per aiutare le aziende nell’assicurarsi di percorrere la strada corretta per il raggiungimento di questo obiettivo.

Anche se non è l’unico standard in merito, è sicuramente in linea con i nostri obiettivi che vanno nella direzione di consigliare ai nostri clienti di scegliere società con questo tipo di standard.

Quello che gli investitori devono tenere in considerazione è che tali standard non scompariranno; al contrario, diverranno probabilmente ancora più stringenti, quindi guardare a questi obiettivi e cercare di raggiungerli nel minor tempo possibile sarà solamente un vantaggio per coloro che vogliono legittimamente affermare di aver adottato modelli di business sostenibili nel breve e nel lungo termine.

Un controllo vitale

Si tratta, dunque, di uno sviluppo decisamente positivo, in quanto allo stato attuale può risultare difficile comprendere se gli obiettivi dichiarati dalle imprese di riduzione delle emissioni nette siano realmente allineati alle ambizioni di combattere il riscaldamento globale.

Vista la complessità di fare chiarezza in questo senso, senza il controllo di parti terze, risulterebbe difficile per gli investitori sapere se le aziende di cui possiedono azioni stiano pensando al lungo termine e stiano agendo per proteggersi da potenziali sanzioni normative in futuro, assicurandosi di star davvero attenuando il loro impatto sul pianeta.

La certificazione Net-Zero Standard di SBTi fornisce un quadro comune, solido, con basi scientifiche per raggiungere le zero emissioni nette, quadro che chiarirà i piani di decarbonizzazione sia nel breve che nel lungo termine.

Questo standard è stato creato con i contribuiti di una consultazione pubblica, che ha lavorato per accertarsi che fosse il più rigoroso possibile.

Tra le altre cose, richiederà che le società riducano le emissioni al fine di permettere il raggiungimento dell’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura mondiale al di sotto di 1,5°C entro il 2050, tra emissioni Scope 1 e Scope 2, mentre le emissioni Scope 3 (o le emissioni a valle) dovrebbero almeno essere contenute al di sotto dei 2°C.

Inoltre richiederà che le società si pongano degli obiettivi a breve termine per ridurre tali emissioni, da raggiungere tra i 5 e i 10 anni, piuttosto che tra i 5 e 15 anni come aveva inizialmente stabilito la SBTi.

SBTi verificherà il progresso su questi obiettivi e riporterà i risultati da monitorare.

Scegliere i vincitori

Questo passo della SBTi potrà sembrare piccolo, ma sono le piccole azioni quotidiane a fare la differenza nel lungo periodo.

Attualmente, 1.181 società si sono poste degli obiettivi per limitare il riscaldamento globale tra gli 1,5°C e i 2°C, basandosi sul quadro normativo meno stringente della SBTi, conosciuto come Verified Targets, con 818 (69%) di questi obiettivi in linea con il mantenimento entro gli 1,5°C.

La nuova certificazione Net-Zero Standard stabilisce dei requisiti necessari per puntare alla riduzione di emissioni che corrispondono ad uno scenario di riscaldamento globale di 1,5°C, spingendo le società ad agire più rapidamente.

Questi obiettivi hanno senso anche da un punto di vista aziendale: lo standard, infatti, garantisce la crescita, permette di risparmiare sui costi, consente il rispetto dei requisiti normativi, aumenta la fiducia degli investitori, sprona l’innovazione e la competitività, dimostrando anche impegni concreti di sostenibilità per consumatori sempre più consapevoli.

Sette società, tra cui AstraZeneca, CVS Health e Ørsted, hanno già saputo soddisfare i nuovi standard e gli investitori guarderanno con attenzione alle imprese che sapranno fare lo stesso nel prossimo futuro.

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