Metalli industriali: i dazi anti-dumping UE fanno più male che bene

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di Gianluigi Raimondi 16 Marzo 2022 | 14:01

Le misure anti-dumping dell’Unione Europea sui prodotti siderurgici e di alluminio in vigore nell’UE stanno riducendo la crescita del Prodotto Interno Lordo reale della stessa UE. Eliminandole, l’incremento del Pil dell’UE previsto per il 2022 (prima della guerra in Ucraina) passerebbe dal 4% al 4,4% con 54 mld di euro in più”. Ad affermarlo è l’avvocato Massimo Campa, esperto di diritto doganale per le aziende che si fa portavoce della richiesta delle aziende della distribuzione dei metalli che alla luce di questo scenario chiedono a gran voce una sospensione, una riduzione o comunque una riformulazione di questa tipologia di dazi.

Nel dettaglio, da una ricerca elaborata da Carlo Altomonte (Università Bocconi), Alessandro Barattieri (Université du Québec à Montréal, UQAM), Matteo Cacciatore (HEC Montréal, Bank of Canada, and NBER), Stefano Riela (Università Bocconi) e finanziata da Assofermet, emerge come gli effetti del protezionismo siano simili a quelli degli shock negativi dal lato dell’offerta, ovvero quando la produzione diminuisce e i prezzi aumentano.

Misure di difesa commerciale in vigore nell’UE

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Gli effetti delle tariffe anti-dumping su prodotti siderurgici e di alluminio nel 2022 – Fonte: Elaborazione degli autori basata sul documento della Commissione Europea “European Economic Forecast, Winter 2022”

Gli effetti sulla crescita del PIL

La rimozione dell’intero stock di misure anti-dumping dell’UE sui prodotti del settore siderurgico e dell’alluminio in vigore nel primo trimestre del 2021 aumenterebbe, secondo la suddetta ricerca, la crescita del PIL reale dello 0,4%. E secondo le previsioni AMECO relative al PIL dell’UE nel 2022, l’effetto cumulato in un anno potrebbe arrivare fino a 54 miliardi di euro nel 2022.

Gli effetti sull’inflazione

La rimozione dell’intero stock di misure antidumping dell’UE sui prodotti del settore siderurgico e dell’alluminio in vigore nel primo trimestre del 2021 ridurrebbe l’inflazione annua di circa lo 0,25%. Senza tali misure di difesa commerciale, il tasso di inflazione nell’UE nel 2022 sarebbe del 3,65% anziché del 3,90%.

Gli effetti sulle famiglie

Tenendo conto dei suddetti effetti sulla crescita del PIL reale e sull’inflazione, la stima del costo delle misure anti-dumping sui prodotti del settore siderurgico e dell’alluminio sulle famiglie nel 2022 ammonterebbe in base alle evidenze dello studio a fino a 613 euro in Germania, 559 euro in Francia, 470 euro in Italia e 451 euro in Spagna.

Una spiegazione dei risultati ottenuti

Il protezionismo che prende di mira gli input intermedi – quali prodotti siderurgici e di alluminio – si traduce in prezzi più elevati nelle industrie a valle, portando a una contrazione dell’attività economica nel suo complesso” spiega Campa.

E ciò è evidente – si legge nella ricerca – confrontando gli effetti di un aumento delle tariffe anti-dumping generalizzato su tutti i settori con gli effetti di un aumento delle tariffe anti-dumping sui prodotti siderurgici e di alluminio.

PIL dell’UE: deviazione dal trend dopo un aumento di tariffe anti-dumping
pari ad una deviazione standard

PIL dell’UE: deviazione dal trend dopo un aumento di tariffe anti-dumping
nel settore siderurgico e dell’alluminio pari ad una deviazione standard

Gli effetti sul PIL e sull’inflazione di questo tipo di dazi possono essere spiegati dai seguenti passaggi:
• L’aumento dei prezzi all’importazione porta a una maggiore inflazione interna.
• Mentre le tariffe inducono la spesa ad orientarsi verso i beni nazionali e quindi verso
produttori nazionali meno efficienti, riducendo la produttività complessiva. L’aumento dei prezzi interni riduce il reddito reale, diminuendo l’investimento di capitale fisico.
• Il calo degli investimenti e della produttività propaga nel tempo gli effetti negativi dell’aumento delle tariffe.
• Poiché le famiglie spendono di più in termini reali per consumare una data quantità di importazioni, la domanda di beni nazionali diminuisce.
• La minore domanda aggregata determina un calo dell’attività economica reale.

La ricerca mostra inoltre che un uso prolungato di questi dazi e/o una loro più ampia applicazione – come nel caso di protezionismo a cascata – comporterebbe effetti aggregati negativi considerevoli e duraturi, rallentando la ripresa post-pandemia e riducendo i benefici che si potrebbero ottenere con i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza nell’ambito del Next Generation EU.

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