Asset allocation, commodity, valute e bond: la view di JP Morgan AM

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di Redazione 16 Marzo 2022 | 16:01

Il conflitto in Ucraina ha innescato il rincaro delle materie prime. In questo scenario, il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management esamina le ripercussioni dell’aumento dei prezzi sui mercati valutari.

Fondamentali

Il conflitto in Ucraina ha innescato aumenti senza precedenti dei prezzi di numerose materie prime. Dopo il calo subito all’inizio della pandemia, già alla fine del 2020 e nel 2021 molte commodity stavano recuperando terreno sulla scia degli sforzi compiuti dalle filiere produttive per tenere il passo con la domanda, attivando così una dinamica che ha portato a un aumento dell’inflazione su scala mondiale. L’invasione della Russia ha peggiorato la situazione facendo più che raddoppiare i prezzi di gas, carbone e nichel e spingendo petrolio, grano e palladio a rincari superiori al 50% da inizio anno. Se i prezzi delle materie prime rimanessero a questi livelli, emergerebbe un elenco di vincitori e vinti: da una parte i paesi esportatori netti di questi beni, dall’altra i paesi importatori. L’Australia e il Canada, in quanto paesi esportatori, possono sfruttare la situazione a proprio vantaggio e scapito dei paesi importatori quali gli stati membri dell’Eurozona e il Regno Unito. Ad esempio, sulla base delle variazioni dei prezzi al 7 marzo di quest’anno abbiamo calcolato che l’energia (petrolio, gas e carbone) spingerà al rialzo il PIL australiano e canadese rispettivamente del 18% e del 2,5%. Viceversa, nell’Eurozona e nel Regno Unito le variazioni dei prezzi dell’energia faranno contrarre il PIL rispettivamente del 5% e del 2%. Tuttavia, a livello economico generale gli effetti immediati saranno probabilmente attutiti. Questo shock nei termini di scambio modifica in maniera diretta la domanda di valuta da parte delle aziende che importano ed esportano materie prime e le variazioni della domanda e dell’offerta potrebbero far, quindi, apprezzare il Dollaro australiano e quello canadese e deprezzare l’Euro e la Sterlina.

Valutazioni quantitative

Rispetto alle medie di lungo periodo, sia il Dollaro australiano che quello canadese sono prossimi al valore equo, se misurati in termini di parità del potere d’acquisto rispetto al Dollaro statunitense. Pertanto, un clima di mercato propizio potrebbe giustificare un eventuale apprezzamento di queste due valute, il che innescherebbe nel breve termine una sopravvalutazione delle divise dei paesi che esportano materie prime. Di contro, oggi l’Euro e la Sterlina sono sottovalutate se misurate utilizzando lo stesso parametro della parità del potere d’acquisto. Ci chiediamo, quindi, in che misura queste valute abbiano già scontato lo shock dei rincari delle materie prime. Tuttavia, va sottolineato che è dal 2015 che queste divise sono sottovalutate e che l’impennata dei prezzi delle commodity può dare al mercato un ulteriore motivo per perseverare in questa direzione.

Fattori tecnici

Dal posizionamento di mercato emergono segnali contrastanti sulla futura portata dell’apprezzamento dei cambi dei paesi esportatori di materie prime rispetto alle valute dei paesi importatori. Sia le nostre indagini di mercato interne che i dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) suggeriscono che il mercato è sovraesposto al Dollaro canadese. Sul posizionamento nel Dollaro australiano, invece, i dati sono contrastanti: la nostra indagine interna indica un sovrappeso, mentre i dati della CFTC suggeriscono un posizionamento corto. Entrambi i metodi di misurazione del posizionamento di mercato segnalano esposizioni neutrali per Euro e Sterlina. Inoltre, abbiamo notato che il tema della sovraesposizione verso i paesi esportatori di materie prime a scapito di quelli importatori sta facendosi strada tra gli analisti sell side che sono molto prolifici nel pubblicare commenti sull’argomento. Di conseguenza, gli investitori dovranno stare attenti alle improvvise modifiche di posizionamento basate su notizie riguardanti l’escalation o l’attenuazione del conflitto ucraino e la successiva reazione dell’Occidente.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Se il livello dei prezzi delle materie prime rimane elevato, il Dollaro australiano e quello canadese dovrebbero apprezzarsi. Tuttavia, bisogna ammettere che per arrivare all’apprezzamento si deve probabilmente passare per una fase di volatilità, dati l’impatto potenziale degli avvenimenti geopolitici e l’incerto orientamento delle Banche Centrali impegnate a decidere se intervenire per domare l’inflazione o per ridurre la domanda e quindi la crescita economica. Ci aspettiamo che la crescente inflazione continui a creare tensioni su Euro e Sterlina e che il carovita inciderà sull’attività economica. Gli investitori dovrebbero soppesare le esposizioni valutarie dei propri investimenti obbligazionari, istituire immediatamente idonee coperture strategiche ed essere pronti a cogliere eventuali opportunità tattiche in questo periodo di maggiore volatilità.

 

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