Obbligazioni: le nuove emissioni della settimana sotto i riflettori

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di Carlo Aloisio 18 Marzo 2022 | 09:29

Dalla fine della seconda guerra mondiale ogni situazione di crisi politica internazionale come il blocco di Suez, la presa degli ostaggi all’ambasciata Usa a Teheran e tanti altri eventi hanno avuto un immediato impatto sulle materie prime, soprattutto i metalli preziosi, viste come beni rifugio.

Anche questa situazione di cui ancora stentiamo a capacitarci anche per il fatto della locazione geografica all’interno del nostro continente, ha scatenato una rincorsa ai beni rifugio a cui si aggiunge anche la “cinica” componente speculativa. Le parole del ministro Cingolani sono completamente sottoscrivibili, seppur con la considerazione che il prezzo del carburante è per più del 50% carico di vecchie accise che i governi della Repubblica Italiana hanno via, via confermato, quindi qualche intervento in quel senso potrebbe essere fatto. Il rialzo del carburante ha un effetto inflazionistico elevato e si ripercuote poi sui consumatori finali che subiscono il rincaro dei trasposti nei prezzi finali dei beni.

Detto questo la componente di rialzi effettuata dal settore alla pompa è senza logica ed è una pura speculazione. Infatti ci siamo trovati altre volte con il prezzo del barile più alto di quello attuale seppur mitigato da un cambio del dollaro migliore; inoltre le grandi compagnie petrolifere effettuano delle coperture sui “future” per limitare i rischi della volatilità sia del cambio che del prodotto di riferimento. In genere si lavora ad un cosidetto prezzo “break even” nel corso dell’anno e questo spiega anche il perché quando i prezzi del barile scendono pesantemente, come avvenne durante il pieno della pandemia, non c’è diretta corresponsione con il prezzo alla pompa.

Sul fronte delle banche centrali sono arrivate le riunioni della Fed e della Bank of England.

In linea con le attese di mercato e analisti, la Federal Reserve ha confermato le parole di Powell di 15 giorni fa, con un rialzo di un quarto di punto dei tassi, innalzando il riferimento sui Fed Fund a 0,25%-0,50%. Si tratta del primo rialzo dei tassi Usa dal dicembre 2018. Secondo le stime della banca centrale, sono possibili fino a sette rialzi dei tassi nel 2022; però c’è da considerare la variabile del conflitto ucraino che rischia di generare pressioni inflazionistiche e rallentare l’economia. La Fed vede una crescita del 2,8% quest’anno e del 2,3% nel 2023, un’inflazione al 4,3% nel 2022 e 2,7% l’anno prossimo, con un tasso di disoccupazione pari a 3,5% nel biennio. Il tutto però è sempre flessibile in funzione dello sviluppo degli eventi.

Dalla Bank of England un rialzo di tassi che ora sono allo 0,75%.

Riflesso sui mercati è uno spread più basso tra Btp e Bund a quota 150 ma con i rendimenti impliciti in forte rialzo. Infatti il nostro benchmark decennale è risalito all’1,9%, ma il Bund è schizzato in prossimità dello 0,4%. Nell’Eurozona sul decennale sono ora tanti i paesi sopra l’1%, nell’ordine crescente verso il 2% troviamo Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Lettonia, Cipro e sopra di noi sempre la Grecia al 2,6%.

Le nuove emissioni governative sotto la lente

Il mercato primario è stato particolarmente attivo questa settimana e le nuove emissioni sono state in generale apprezzate dagli investitori con delle buone performance nei grey market successivi dovute comunque ad una revisione al rialzo dei rendimenti finali, cosa che non era ancora avvenuta fino a qualche settimana fa.

Per la parte governativa, non era previsto nulla dal Tesoro e sono stati altri Paesi dell’Eurozona a emettere, tra questi la Slovacchia ha incrementato l’offerta su quatto titoli in circolazione che vanno dal 2024, 2030, 2036, fino al più lungo 1% 2051. Aumenti anche dalla Spagna per cinque miliardi complessivi spalmati sui Bonos 2025, 2028 e 2032; circa 10 quelli offerti da Parigi sugli Oat scadenze 2026, 2027 e 2029.

L’attenzione del mercato era comunque molto attenta a quanto poteva arrivare da Mosca, che avrebbe dovuto pagare 117 milioni di dollari per due cedole relative ad altrettanti bond denominati in valuta americana e in scadenza rispettivamente il 16 settembre 2023 (codice Isin XS0971721450) e 16 settembre 2043 (Isin XS0971721963). Il braccio di ferro economico aveva portato a dichiarazioni precedenti circa la volontà di pagare in rubli anziché nelle valute di riferimento, ai possessori dei bond residenti nei paesi che avessero imposto delle sanzioni. Nel tira e molla delle dichiarazioni di pagamenti effettuati o meno, il ministro delle finanze Siluanov aveva già a metà settimana confermato il pagamento, imputando eventualmente ai canali internazionali l’eventuale mancato afflusso delle cedole. Ogni nuvola è stata allontanata nel pomeriggio di giovedi quando le agenzie di stampa hanno rilanciato la notizia che il dipartimento del Tesoro americano aveva autorizzato l’utilizzo dei 117 milioni di dollari “congelati” per le sanzioni, al pagamento delle cedole.

La situazione dei titoli del Paese è sempre sotto stress e all’insegna della volatilità anche nei prezzi, però al momento tutti i principali corporate che avevano cedole o scadenze in divise diverse dal rublo, hanno onorato gli impegni, si tratta di Gazprom, Rosfnet, Russian Rail e Gtlk.

Prima emissione di obbligazioni sostenibili al mondo in Cile. Ammontare dell’emissione due miliardi di dollari. Gli ordini si sono attestati a otto miliardi, quattro volte tanto. Si è trattato di un bond della durata di 20 anni, cioè in scadenza nel 2042. Il tasso d’interesse annuo offerto è stato del 4,346%, a premio di 200 punti base sul Treasury a 20 anni. Le obbligazioni sostenibili del Cile puntavano a raccogliere capitali da destinare al finanziamento della transizione ecologica. Il Paese andino si è vincolato al raggiungimento essenzialmente di due obiettivi: entro il 2030 dovrà abbattere le emissioni di CO2 a non più di 95 mega-tonnellate all’anno e nel periodo 2020-2030 non dovranno essere superate complessivamente le 1.100 mega-tonnellate. Inoltre, entro il 2028 dovrà essere centrato l’obiettivo di energia prodotta da fonti rinnovabili per almeno il 50% ed entro il 2032 la percentuale deve salire a non meno del 60%. Nel caso in cui uno dei due obiettivi non fosse raggiunto, le obbligazioni sostenibili offrirebbero dal 2034 una cedola più alta di 12,5 punti base. Se non saranno raggiunti entrambi gli obiettivi, la cedola salirà dal 2034 di 25 punti base e fino alla scadenza in entrambi i casi. Questo significa che l’investitore potrà ambire ad una cedola massima del 4,596%. Il Cile vanta rating A/A-.

I nuovi bond corporate sotto i riflettori

Per la parte corporate, boom di ordini per EDP la maggiore azienda produttrice e distributrice di energia elettrica in Portogallo che ha collocato un’emissione obbligazionaria green in euro. Si è trattato di un grande successo, perchè a fronte di 1.250 miliardi collocati, la domanda è risultata oltre i 6.1 miliardi, con rendimenti più bassi rispetto alle guidance iniziali. Prime indicazioni di rendimento in area 130 punti base sopra il tasso midswap, poi abbassato a 100 punti base. Nel dettaglio: il titolo ha scadenza a 7.5 anni, il 21 settembre 2029, cedola 1.875%, prezzo 97.852 equivalente a un rendimento dell’1.897%. Rating Baa3/BBB, lotto minimo di 100mila euro con multipli di 100mila e Isin XS2459544339.

A fare la parte del leone sono state però le emissioni bancarie, sia senior che subordinate e covered.

Emissione di covered bond da VUB Banka che è una banca slovacca, che ha collocato un covered bond a cinque anni per un importo di500 milioni di euro. L’obbligazione è garantita da un pool di mutui residenziali. Rating assegnato all’emissione Aa1. L’obbligazione ha scadenza 22 marzo 2027, cedola 0.875%, equivalente a 18 punti bnase sopra il tasso midswap e prezzo 99.694. Lotto minimo 100mila euro con multipli di 100mila, Isin SK4000020491.

AXA Home Loan SFH ha collocato un covered bond a quattro anni per un massimo di 500 milioni di euro raccogliendo ordini per oltre 1.4 miliardi. L’obbligazione è garantita da un pool di mutui residenziali. Rating assegnato all’emissione AAA. L’obbligazione ha scadenza 4 ottobre 2026, lotto minimo 100mila euro con multipli di 100mila. Prime indicazioni di rendimento in area 9 punti sopra il tasso midswap di riferimento, abbassato a 5 punti base nella fase finale. Nel dettaglio: cedola 0.75%, prezzzo 99.987, rendimento 0.753%. Isin  FR00140098T5.

HSBC SFH  ha collocato un covered bond a cinque anni per un controvalore di 1.25 miliardi di euro raccogliendo ordini per 1.5 miliardi. L’obbligazione è garantita da un pooldi mutui residenziali. Prime indicazioni di rendimento in area 13 punti base sopra il tasso midswap, abbassato a 10 punti base. L’obbligazione (FR00140099G0) ha scadenza 22 marzo 2027, cedola 0. 75%, prezzo 99.60 per un rendimento finale dello 0.832%. Rating AAA e lotto minimo di 100mila euro con multipli di 100mila.

Doppio deal da Credit Suisse con due miliardi di euro al 2026 con cedola del 2.125% e taglio minimo 100mila euro con multipli di mille, Isin CH1174335732 al prezzo d’emissione di 99,829; per la scadenza 2032 la cedola si alza al 2.875% con 1.5 miliardi collocati al prezzo di 99.678 e Isin CH1174335740. Buona performance sul grey market anche per l’alto numero di richeste sui book dei lead.

Ottima performance anche del subordinato tier 2 di Deutsche Bank con scadenza nel 2032 e call a partire dal 2027. La cedola è fissata al 4% per complessivi 1.5 miliardi con taglio minimo da 100mila euro con multipli di 100mila. Isin DE000DL19WN3 e prezzo d’emissione a 99,627 che ha avvicinato quota 100 nel grey market.

Per il Banco di Sabadell un bond senior in euro da 750 milioni con scadenza nel 2026 e cedola del 2.625%; taglio minimo da 100mila euro con multipli di 100mila, rating BBB-, Isin XS2455392584, con prezzo d’emissione fissato a 99,744 e che ha poi superato quota 100 in grey market.

Anche la JPM è uscita in euro con un deal da 2.5 miliardi con cedola fissata al 1.963%, rating A-/AA- e taglio minimo da 100mila euro con multipli di mille. Prezzo d’emissione a 100 con isin XS2461234622 ed anche in questo caso buona performance nella fase post emissione.

Tra i corporate buon successo per i due green deal della Segro, nel settore immobiliare; nello specifico si tratta di 650 milioni sulla scadenza 2026 con cedola del 1.25%, Isin XS2455401328 al prezzo di 99,609, mentre il più lungo da 500 milioni ha scadenza nel 2030 con cedola del 1.875% e prezzo d’emissione a 98.83 che ha super performato arrivando in un paio di sedute in area 100. Isin XS2455401757 con taglio minimo da 1100mila euro con multipli di mille.

L’Università del Michigan ha raccolto due miliardi di dollari attraverso l’emissione di un bond in tre tranche, di cui una a 100 anni. E’ la prima volta nel mondo che un’istituzione legata al mondo della scuola riesce a finanziarsi con un’obbligazione di così lunga durata. In genere, le università americane sono solite emettere scadenze a 30 anni. Il bond a 100 anni è stato piazzato sul mercato alla pari e offre cedola lorda del 4,45%. L’Università del Michigan ha anche raccolto 500 milioni con un bond a 30 anni e cedola 3,5%. Infine, emessi green bond per 300 milioni e cedola anche in questo caso al 3,5%. Nel caso del bond a 100 anni, il rendimento iniziale offerto agli investitori è stato di 210 punti base sopra il Treasury a 30 anni. Il costo medio ponderato della raccolta è stato del 3,98%; grazie alle emissioni, l’Università del Michigan ha potuto finanziarsi a tassi bassi e per un periodo molto lungo.

A cura di Carlo Aloisio, senior broker

 

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