Investimenti, Italia: la view di Deutsche Bank

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di Redazione 18 Marzo 2022 | 14:01

In Italia la crescita dipende dalle riforme“. Ad affermarlo sono Alberto Fadelli, Head Chief Investment Office Italy e Matteo Fava, Investment Officer Italy di Deutsche Bank, che di seguito illustrano nei particolari la loro view sul Bel Paese.

Il quadro macroeconomico

Il successo delle campagne vaccinali europee, unito ai favorevoli effetti stagionali, ha
consentito all’Eurozona di raggiungere elevati livelli di crescita nel terzo trimestre
2021. Tuttavia, un aumento dei casi di Covid 19, unito ai problemi legati all’aumento
del costo delle materie prime (soprattutto il forte aumento dell’energia registrato negli ultimi mesi del 2021), ha comportato un rallentamento nel quarto trimestre ma una crescita significativa è comunque stata registrata per l’intero 2021. Secondo i dati
Istat, nel 2021 l’economia italiana è cresciuta del 6,6% (rispetto a una media
dell’Eurozona del 5,2%). Questo lascia il PIL italiano 0,5% al di sotto dei livelli pre crisi, meglio ad esempio di Germania ( 1,5%) e Spagna ( 4,0%).

Un impatto positivo sulla crescita nell’Eurozona e in Italia è atteso dall’attuazione del pacchetto del NextGen EU. L’inflazione rimane tuttavia un problema, visti gli aumenti dei prezzi dell’energia e altri problemi legati alle supply chain.

Piani di spesa

La legge di bilancio approvata il 30 dicembre 2021 va inquadrata nel contesto del bilancio pluriennale per il triennio 2022 2024 e tenta di affrontare gli effetti della situazione pandemica iniziata nel 2020. Il disavanzo previsto per il 2022 è di 201,7 mld. di euro mentre la spesa in conto capitale è stimata in 147 mld.

La legge di bilancio include anche le risorse derivanti dallo schema NextGen EU per l’anno in corso. Le misure chiave includono una riduzione del carico fiscale (allocati 8 mld. di EUR all’anno fino al 2024); maggiore spesa sanitaria per 2 mld. di euro all’anno sul triennio; e rientrano nella norma anche gli interventi a favore delle famiglie, dei giovani e per il sociale. Saranno sostenute misure specifiche, ad esempio per la tutela del lavoro durante l’uscita dallo stato di emergenza. In ambito previdenziale, invece, sono previste deroghe alla disciplina dell’età pensionabile per il solo anno in corso.

Nell’ambito degli investimenti pubblici, con 112 mld. di euro di risorse aggiuntive sul tavolo dal 2022 al 2036, gran parte della spesa è relativa alla commessa con RFI (Rete Ferroviaria Italiana/Ferrovie italiane) che ammonta a 10 miliardi di euro, e quella con ANAS (gestore di strade e autostrade). Gli investimenti in mobilità sostenibile nelle principali città ammonteranno a 3,7 mld. di Euro dal 2022 al 2036. La componente di interessi sul saldo di bilancio dell’anno in corso dovrebbe attestarsi invece al 9,5% delle spese totali Per quanto riguarda le entrate fiscali , è prevista una crescita del 7% nel 2022 per un totale di 625 mld. di EUR, con entrate che raggiungeranno i 646 mld. di EUR nel 2024 (equivalenti a una crescita cumulativa del 3,4%).

L’andamento previsionale di entrate e PIL avrà un effetto positivo sul rapporto debito/PIL. Si stima che questo abbia raggiunto il 153,5% a fine 2021 (contro una previsione originaria del 155%) con un ulteriore calo previsto nel 2022, al 149,4%, e con il rapporto che dovrebbe scendere ulteriormente a 143,3% nel 2024. Queste previsioni mostrano l’influenza positiva del previsto ritorno a un saldo primario positivo già nel 2023 e di un’ulteriore crescita nel 2024 (come mostrato nella Figura 2). Nel quadro generale delle finanze pubbliche 7 un ruolo importante è svolto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) come sottolineato nel documento di bilancio. Approvato nel 2021 e con un raggio d’azione fino al 2026, il PNRR aiuterà a perseguire gli obiettivi di bilancio e di crescita nei prossimi anni.

Aggiornamenti sull’implementazione PNRR

I principali interventi previsti dal PRR riguardano le infrastrutture, per il 75% relativi ad iniziative pubbliche nell’ambito della transizione energetica con un focus particolare nel corso dell’anno sull’economia circolare, la gestione dei rifiuti e lo sviluppo delle tecnologie legate all’idrogeno. In ambito sanitario l’obiettivo principale per il primo semestre 2022 è l’implementazione di un nuovo modello di assistenza sanitaria territoriale. L’istruzione è un altro cardine del PNRR e comprende obiettivi quali la sicurezza delle infrastrutture, la riforma dell’organizzazione del sistema scolastico, nonché il finanziamento delle attività di ricerca e la rivalutazione dei centri di ricerca incentrati sull’innovazione tecnologica. La transizione digitale includerà l’attuazione degli accordi sulla cyber security nel 2022 e la digitalizzazione del patrimonio culturale del Paese. Al centro del piano anche la riduzione del lavoro nero (a fini anche fiscali), con attività che dovrebbero essere lanciate entro la fine del 2022.

Guardando al 2022 inoltre, per ottenere i fondi forniti dall’UE attraverso lo schema NextGen EU devono essere raggiunti un totale di 112 obiettivi o risultati, equivalenti a oltre 40 miliardi di euro.

Il raggiungimento degli obiettivi dipenderà dalle riforme amministrative: in particolare, per quanto riguarda il sistema giudiziario, dei processi civili e penali. Altro cardine sarà la riforma della pubblica amministrazione attraverso la semplificazione e la standardizzazione dei processi e delle procedure interne, puntando sulla digitalizzazione e su nuove regole degli appalti (compresi gli appalti pubblici) attualmente in discussione al Senato.

Per quanto riguarda la spesa, il Ministero delle Finanze (MEF) prevede di condurre una revisione della spesa entro la fine del primo semestre 2022 per definire un piano di risparmio annuale. Il PNRR sarà finanziato nel corso dell’anno 2022 in due tranche come concordato con l’UE. Nel secondo trimestre sono previsti circa 24 miliardi di euro e nel quarto trimestre 21,8 miliardi di euro.

Per accedere alla prima tranche di risorse, devono essere raggiunti 45 obiettivi, che vanno dalla riforma della pubblica amministrazione al potenziamento del quadro di revisione della spesa e alle regole sugli appalti.

Alcuni di questi obiettivi sono prossimi al raggiungimento, poiché l’azione legislativa dello scorso anno ha già posto le basi per l’approvazione di riforme e piani integrati per contrastare le attività illegali. Altri obiettivi sono in linea con le tempistiche esistenti come la riforma dell’amministrazione fiscale, la spending review, la strategia relativa all’economia circolare, le procedure per l’efficienza energetica e la ricerca sull’idrogeno, la diffusione della telemedicina e l’ammodernamento tecnologico e i parchi digitali per gli ospedali. Più lontani, invece, alcuni obiettivi, tra cui il nuovo modello organizzativo della rete sanitaria territoriale e la riforma dei contratti e delle concessioni. Il PNRR rappresenta un importante supporto per la politica fiscale.

A condizione che le riforme e gli altri obiettivi siano raggiunti nei termini previsti, il sostegno all’attività economica previsto dal piano ammonterebbe a 5 punti percentuali cumulati di PIL nel quadriennio 2021 2024, con effetti benefici sugli investimenti che potrebbero espandersi in ragione del 5% annuo nel triennio 2022 2024.

L’attuale situazione in Ucraina, tuttavia, rappresenta una minaccia per la crescita del PIL in Europa. Parlando di fonti energetiche, i recenti avvenimenti riguardanti il conflitto tra Russia e Ucraina mettono in pericolo l’approvvigionamento energetico italiano: secondo i dati IEA, l’Europa (nel 2019) dipende dal gas per il 25,66% del totale delle fonti energetiche, mentre l’Italia è più dipendente dal gas naturale, anche per l’assenza del nucleare, con una quota pari al 43,35% nel 2020. Di questo, secondo i dati Eurostat, oltre il 43% proviene dalla Russia.

Se i prezzi dell’energia rimarranno su livelli elevati come quelli attuali, a parità di condizioni, il danno alla crescita del PIL potrebbe essere dello 0,7% per il 2022, secondo le ultime stime Istat. Inoltre, nuove proiezioni della BCE sottolineano l’impatto negativo sull’intera economia europea derivante dal conflitto in Ucraina: le stime di crescita del PIL sono state riviste al 3,7% nel 2022, contro una stima del 4,2% fatta a dicembre 2021.

Conclusioni

L’economia italiana dovrà affrontare molte sfide nel corso del prossimo anno. Oltre a fattori esogeni come l’aumento dei costi energetici e del prezzo dei beni intermedi, un fattore altrettanto importante è legato all’evoluzione della pandemia e della situazione internazionale e alle conseguenti limitazioni con effetti sulla fiducia delle imprese.

I segnali di recupero devono essere valutati attentamente. Ad esempio, la ripresa del mercato del lavoro è apparsa molto forte: tra il 3 trimestre 2020 e il 3 trimestre 2021 i livelli occupazionali sono aumentati del 2,2% e la quota di persone inattive tra i 15 ei 64 anni è diminuita del 3,3%. Tuttavia, guardando in dettaglio i numeri, la ripresa ha visto un aumento sostanziale dei dipendenti a tempo determinato (+13,3% vs il 3 trimestre 2020) con un aumento molto meno pronunciato degli occupati a tempo indeterminato (+1,5% vs il 3 trimestre 2020).

Il tasso di disoccupazione complessivo rimane elevato al 9%, contro una media dell’Eurozona attorno al 7%.

Buone notizie arrivano però dalla ripresa dei consumi delle famiglie (nonostante sia ancora al di sotto dei livelli pre Covid ), da un tasso di risparmio che si mantiene ancora su livelli elevati e da un rapporto debito/PIL complessivo delle famiglie inferiore a quello comparabile dell’Eurozona (43,8% vs 60,8%).

In tema di finanza pubblica, il MEF prevede una riduzione del disavanzo primario nel triennio 2021 2024 e una riduzione del rapporto debito/PIL da oltre il 153% nel 2021 al 146% nel 2024. La scadenza media del debito del Paese è nuovamente aumentata nel 2021, a 7,11 anni e il costo medio si è attestato intorno al 2,3%. Il 28 febbraio 2022 il rendimento di un BTP con scadenza a 7 anni era dell’1,353%, significativamente inferiore al costo medio attuale del 2,3% 12 , quindi alcuni benefici dal rifinanziamento del debito pubblico sono ancora possibili. La figura 4 evidenzia il calo del costo del debito all’emissione negli ultimi due decenni. Alla scadenza media dei titoli di debito emessi si è abbinata una costante diminuzione della quota di strumenti a tasso variabile, il che significa che il debito italiano ha caratteristiche diverse rispetto al passato: le emissioni a tasso fisso rappresentano ad oggi oltre il 70% dell’indebitamento in essere.

Le sfide economiche per l’Europa e l’Italia avranno un impatto sulla crescita e sul percorso di ripresa economica e occupazionale nei prossimi anni. Ma i segnali di resilienza esistenti (ad esempio sulla produzione industriale e sulla fiducia dei consumatori) suggeriscono che rallentamenti economici possono essere gestiti e ci danno fiducia per il futuro.

 

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