Asset allocation, energia e prodotti agricoli: come sfruttare il rally

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di Redazione 18 Marzo 2022 | 15:01

Oltre a tutta la sofferenza umana, la guerra della Russia in Ucraina sta causando grandi sfide economiche a livello globale – molto evidenti nei prezzi dell’energia, delle materie prime e dell’agricoltura. In questo scenariom ecco di seguito la view e l’outlook di Dr Jens Ehrhardt, amministratore delegato di DJE Kapital.

Alla luce degli attuali rischi economici, gli aumenti dei tassi di interesse sarebbero probabilmente controproducenti e potrebbero deprimere ulteriormente il mercato azionario. Sarebbe quindi positivo se i governi prendessero rapidamente misure per minimizzare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. In questo contesto, servono decisioni strategiche sulla politica energetica e agricola. Il dibattito “cibo o energia” tornerà probabilmente in primo piano.

In considerazione della carenza di beni agricoli e di energia, tuttavia, ci troviamo oggi in una posizione di partenza completamente diversa. Oltre all’energia solare ed eolica, il biometano dai residui di fermentazione e dal concime dovrebbe essere nuovamente incentivato. In generale, la produzione di prodotti alimentari dovrebbe essere supportata. Tutto questo, dovrebbe rappresentare un driver per le azioni in questo settore.

Il fattore decisivo sarà quanto durerà il conflitto in Ucraina

Al momento, c’è una carenza di diesel per le macchine agricole, ma anche di lavoratori che devono effettivamente gestire le prossime semine. Di conseguenza, un calo del volume del raccolto del 30-40% per la stagione di commercializzazione 2022/23 non è irrealistico. Allo stesso tempo, per temi legati alla stagionalità, non sarà facile compensare questo deficit di raccolto con forniture da altre regioni. I paesi africani in particolare cercheranno di coprire la domanda ulteriore proveniente da Australia, India, Argentina o Stati Uniti. In questo contesto, la scelta di alcuni paesi di fermare le esportazioni sta facendo salire i prezzi.

L’aumento dei prezzi del gas, a sua volta, sta rendendo i fertilizzanti minerali molto più costosi e ciò spingerà molti agricoltori a cercare di limitarne l’utilizzo in questa stagione o di passare a materiali organici come il concime liquido. Il prevedibile spostamento dei flussi commerciali nelle materie prime agricole probabilmente offrirà alcune opportunità alle società attive in questo settore, in particolare a quelli attivi a livello internazionale. Nel settore dei fertilizzanti, i produttori statunitensi beneficeranno di una fornitura di gas relativamente migliore.

Il settore alimentare, d’altra parte, sta lottando contro l’aumento dei costi delle materie prime. I prezzi elevati dell’energia possono avere un impatto indiretto sull’economia. Se i consumatori sono costretti a spendere di più per l’energia, hanno minor margine di spesa per l’acquisto di altri beni.

Quali settori saranno maggiormente colpiti da questo calo della domanda?

In generale, la spesa dei consumatori per beni e servizi non essenziali, per esempio i viaggi, tenderà a diminuire. Alcune persone rimanderanno certamente l’acquisto programmato di un’automobile. Il commercio alimentare, e specialmente i discount, invece, dovrebbero essere molto meno colpiti dalla perdita di potere d’acquisto.

L’aumento dei tassi d’interesse ha in genere un impatto negativo sui titoli growth. Considerando l’andamento dell’economia statunitense e la politica monetaria da parte della Fed, è probabile che i tassi d’interesse continuino a salire – il che favorisce le azioni value ciclicamente sensibili più delle azioni growth. Tuttavia, le massicce perdite dei titoli growth nei mesi precedenti hanno reso alcuni titoli meno costosi e più promettenti in termini di crescita e di posizionamento di mercato. Finché l’economia globale continuerà a svilupparsi positivamente, tuttavia, le azioni value continueranno, probabilmente, ad offrire il miglior rapporto rischio/rendimento. Tutto il contrario di quanto successo negli ultimi 13 anni.

Il valore in dollari dell’oro non è più alto oggi di quanto non fosse nel 2011. Alla luce dell’inflazione recente e di quella osservata negli ultimi undici anni, l’oro dovrebbe essere in grado di salire nel medio termine. Nel breve termine, c’è un eccesso di domanda, ma dopo la recente battuta d’arresto del cinque per cento, le prospettive per il metallo giallo sono di nuovo promettenti. In generale, tutte le prospettive sui metalli preziosi dovrebbero essere promettenti in vista del crescente interesse degli investitori, così come dell’aumento della domanda industriale e dei gioielli. Oggi, il metallo giallo è rappresentato nei portafogli degli investitori ad una media inferiore al due per cento. Nel dopoguerra, queste percentuali erano in media molto più alte, spesso intorno al dieci per cento. La dipendenza dell’economia mondiale dal prezzo del petrolio è diminuita costantemente negli ultimi decenni. Al momento non c’è pericolo di stagflazione. Anche se il tasso d’inflazione negli Stati Uniti e in Europa è ai massimi rispetto agli ultimi 40 anni, è probabile che i tassi di crescita rimangano alti. Questo è spiegabile da un lato a causa della minore dipendenza dal petrolio, e dall’altro, perché i prezzi del petrolio stesso non sono ancora troppo alti in termini reali.

Se la banca centrale americana decidesse di mantenere alti tassi d’interesse per un periodo prolungato, il pericolo di stagflazione crescerebbe – ma si tratta di uno scenario poco probabile al momento. Infatti, i tassi statunitensi sono ancora bassi rispetto agli standard storici. E anche in presenza di un aumento di un 1% nel prossimo anno, i livelli rimarrebbero comunque bassi, specialmente in un contesto di alta inflazione.

Le società azionarie europee probabilmente soffriranno considerevolmente per gli alti prezzi dell’energia, a causa della dipendenza da Mosca per l’approvvigionamento energetico. Anche prima dell’embargo, gli Stati Uniti importavano dalla Russia molto meno dell’1% del loro fabbisogno di petrolio. L’economia americana sta traendo vantaggio dalla crisi nei settori della difesa, del petrolio e dell’agricoltura.

Il forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti artificiali fanno pensare che le azioni agricole vedranno un sostanziale aumento dei profitti. Le azioni petrolifere stavano già performando bene prima della crisi a causa della bassa svalutazione (con una spesa limitata per le esplorazioni). I titoli della difesa sono aumentati del 15% dall’inizio della crisi e stanno beneficiando anche del riarmo tedesco. Infine, per contrastare la demonetizzazione inflazionistica, a causa dei rischi latenti delineati, gli investimenti in fondi azionari a base più ampia sono preferibili agli investimenti azionari diretti.

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