Asset allocation: ecco il portafoglio adatto se “scoppia” la pace

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di Redazione 21 Marzo 2022 | 09:29

Potrebbe scoppiare la pace? Secondo il Financial Times esisterebbe una bozza di accordo tra Russia e Ucraina che prevederebbe 15 punti, tra i quali il ritiro delle truppe Russe dalle zone invase, la neutralità del Paese nei confronti della Nato e la promessa di non ospitare basi e armi straniere in cambio di protezione.

Come in ogni accordo, ci sarebbero dei punti critici sui quali si potrebbero arenare i colloqui. Tra questi le possibili garanzie occidentali per la sicurezza dell’Ucraina, ma anche i territori già conquistati dalla Russia, ovvero la Crimea e il Donbass sui quali la Russia ha già messo le mani (nell’accordo potrebbe essere presente il riconoscimento dell’Ucraina dell’annessione della Crimea e dell’indipendenza delle regioni autonome orientali del Donbass).

Per quanto riguarda la neutralità dell’Ucraina, questa potrebbe essere basata sullo stesso principio della neutralità dell’Austria o della Svezia, non quindi solo un riconoscimento internazionale basato su accordi, ma sulla base stessa della Costituzione, esattamente come Austria e Svezia. Ci auguriamo tutti che il punto di equilibrio venga trovato il più presto possibile.

Che cosa si compra se scoppia la pace

Intanto dovremmo avere una flessione della volatilità. Ma non illudiamoci, rimarrà mediamente più elevata rispetto a quella media che ha caratterizzato il 2021. Già prima dello scoppio delle ostilità le stime economiche indicavano un’accelerazione dell’inflazione, una flessione della crescita economica e l’aumento dei tassi di interesse. La guerra ha esasperato le tendenze.

Non modifichiamo la nostra visione che vede il graduale spostamento degli investimenti verso i titoli di quelle società che producono cassa e hanno una redditività sostenibile mediamente più elevata rispetto al proprio settore di riferimento. Da non dimenticare le società di cyber security e di tecnologia avanzata (per esempio metaverso) e tutte le quelle che beneficeranno degli investimenti del PNRR, ovvero quelle che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto e di processo, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese avamposto della rivoluzione verde, da quelle locali a quelli nazionali, senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

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