Le Banche Centrali e la trappola della stagflazione

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di Redazione 4 Agosto 2008 | 11:30
“Tagliare o non tagliare”? le Banche Centrali sono di fronte a questo dilemma, in quanto una politica monetaria espansiva può aiutare la crescita ma fa salire l’inflazione, che ha raggiunto livelli preoccupanti. D’altro canto le restrizioni del credito riducono la spesa per consumi e deprimono ulteriormente il settore edilizio. Un aiuto può venire dalla discesa del petrolio…

di Keith Wade, Capo economista di Schroders

I mercati si trovano oggi nella situazione peggiore possibile, grazie alla “stagflazione”, l’infelice combinazione di una inflazione in aumento con una economia che non cresce.
La stagflazione pone alle banche centrali un difficile dilemma: devono cercare di tenere l’inflazione sotto controllo con una politica monetaria restrittiva e aumentando i tassi di interesse, oppure lasciare i tassi dove sono o addirittura tagliarli, per evitare gli effetti depressivi del credit crunch?
Gli ultimi dati dicono che i consumatori risentono degli effetti di questa restrizione del credito: le banche concedono credito con molta difficoltà e questo influenza negativamente sia il settore edilizio, sia la spesa per consumi. Questo però ha positivi effetti sull’inflazione in quanto i consumatori spendono meno, la domanda di beni e servizi si riduce e con essa anche i prezzi.

Un’altra possibile via d’scita dalla stagflazione potrebbe essere una decisa discesa dei prezzi dell’energia, che ha contribuito in modo evidente all’inflazione di quest’anno.
In questo momento il prezzo del petrolio è in una fase di discesa dai massimi, anche perchè la domanda è diminuita.
I mercati azionari hanno risposto positivamente a questa situazione, suggerendo la possibilità che gli investitori possano tornare verso asset più rischiosi rispetto ai titoli di stato.
Un rallentamento del’inflazione sarebbe una buona notizia per i mercati e per il mercato del credito, perchè consentirebbe alle banche centrali di concentrarsi su provvedimenti atti a stimolare la crescita economica, magari anche imboccando la strada di un nuovo ribasso dei tassi.

In Europa in effetti la crescita economica sta tornando tra le priorità della Banca Centrale Europea, nonostante l’inflazione continui a salire, proprio perchè le notizie negative su case e mercato del credito aumentano l’attenzione verso i problemi della crescita.
Noi riteniamo che la BCE terrà i tassi invariati per il 2008, per tagliarli nel 2009 per favorire la crescita.

Stessa situazione, se non peggiore, in Gran Bretagna, dove i prezzi delle case continueranno a scendere, mentre inflazione e disoccupazione continuano a salire.
Noi riteniamo che l’inflazione raggiungerà il suo massimo nel terzo trimestre dell’anno, consentendo alla Banca di Inghilterra di ridurre i tassi e di concentrarsi sulla crescita.

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