Asset allocation: emergenti in prima linea contro l’inflazione

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di Redazione 24 Marzo 2022 | 14:01

Oltre alla tragedia umanitaria per il popolo ucraino e le onde d’urto a livello politico in tutto il mondo, c’è stato anche un effetto significativo sui mercati finanziari.

“Un elemento di spicco è l’ambiente inflazionistico e in che misura la slowflation – un termine che descrive una crescita più lenta e un’inflazione più elevata – continuerà. Riteniamo che l’inflazione sarà più elevata e diventerà più duratura, a causa dell’impatto diretto della crisi sui prezzi globali di cibo ed energia, accentuando le pressioni inflazionistiche che erano già in atto. La buona notizia per i mercati emergenti è che essi erano già in prima linea nel combattere l’ambiente inflazionistico“. Ad affermarlo è  Kirstie Spence, Gestore di portafoglio di Capital Group, che di seguito spiegale motivazioni.

Gestire l’inflazione è un impegno quotidiano per i mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati. I panieri dell’IPC nei mercati emergenti hanno tipicamente una percentuale molto maggiore di cibo ed energia, il che vale in particolare per alcuni dei mercati emergenti a basso reddito. Ciò ha già innescato in passato una risposta della banca centrale, dato che le pressioni inflazionistiche erano presenti già nel 2021, con un impatto sul reddito rilevante e anche rapido.

Le banche centrali dei paesi emergenti stavano già affrontando i normali impatti ciclici dell’inflazione, anziché preoccuparsi di come ridurre il quantitative easing come le loro controparti dei mercati sviluppati. Prima di questa crisi, eravamo convinti che i mercati emergenti fossero almeno in linea con la curva, se non in anticipo rispetto ad essa, in termini di gestione delle crescenti pressioni inflazionistiche. Il contesto attuale indica probabilmente che i mercati emergenti sono in leggero ritardo, ma almeno si sono già incamminati in quella direzione.

Alcuni mercati emergenti sono meglio posizionati per essere maggiormente protetti dagli impatti della crisi. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che sono più autosufficienti in termini di cibo ed energia o al fatto che sono addirittura esportatori netti di queste materie prime. Ma alcuni mercati emergenti sono anche più distanti, sia politicamente sia geograficamente, dalla crisi. Sono inclusi mercati come il Medio Oriente e l’America Latina: queste aree potrebbero dimostrarsi più resistenti rispetto ad altre regioni.

Nel complesso, le banche centrali si impegneranno maggiormente a sostenere la crescita una volta che avranno cercato di mitigare il pericolo imminente di un’inflazione più elevata, cercando di non compromettere sia la propria popolarità sia la fragile economia globale.

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