Asset allocation: la view di Lemanik in questa fase

A
A
A
di Redazione 6 Aprile 2022 | 16:01

Ci attendiamo un significativo deterioramento del ciclo economico internazionale e la posizione assunta dalla curva dei rendimenti USA conferma questo scenario. Per questo motivo, continuiamo a privilegiare una asset allocation long di oro (+10%) e short di equity (-60%), una duration contenuta e un’esposizione valutaria long di commodities currencies (BRL, NOK, NZD, AUD)”. Lo sostiene Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund di Lemanik, che di seguito illustra le ragioni dell’asset allocation nel dettaglio.

Gli shock energetici stanno compromettendo gli effetti delle politiche fiscali espansive implementate durante i lockdown e l’economia mondiale rischia di scivolare in una recessione entro i prossimi sei/nove mesi. Tutte le politiche fiscali espansive erogate si stanno lentamente dissolvendo sotto il peso dei costi energetici.

La FED si è decisa a completare il quadro negativo con l’implementazione di una politica anti inflazionistica ormai in netto ritardo e destinata a produrre un policy mistake, ma non ha molte alternative se vuole provare a fermare l’inflazione. Ma l’aumento dei tassi e la riduzione degli stimoli monetari sono finalizzati a contrastare un processo inflazionistico che non è di natura monetaria ma è in realtà prodotto da shock esterni. Il fatto che l’inflazione non sia collegata all’offerta di moneta è dimostrato dal fatto che le politiche reflazionistiche sono in corso ormai dal 2008 (14 anni), tuttavia l’inflazione non si è mai materializzata negli anni passati nonostante il perenne QE delle Banche Centrali. Abbiamo dovuto subire la distruzione della global value chain e scatenare uno shock energetico per avere il trend inflazionistico in corso.

A questo punto appare abbastanza probabile che la global value chain e l’impennata dei prezzi energetici – che sono un fenomeno globale e non circoscritto alla ripresa dell’economia USA dello scorso anno – siano destinati a perdurare nonostante politiche monetarie meno espansive. Mi limito a definirle “meno espansive” perché nel frattempo BCE, BOJ, FED e BOE stanno tutte ancora espandendo il bilancio mentre preannunciano aumenti dei tassi a raffica (qualcuno dovrebbe spiegarci la logica). La recente impennata dei casi Covid in Cina ha già creato nuovi problemi nei siti produttivi in Asia, mentre la cancellazione della Russia come fornitore di materie prime alle economie occidentali, produrrà un ulteriore aumento ormai strutturale e non transitorio dei prezzi delle commodities, dato che la Russia è il principale esportatore di energia e materie prime a livello mondiale.

Le sanzioni, una volta introdotte, non vengono mai rimosse tanto facilmente e gli Stati Uniti cercheranno in tutti i modi di generare il danno economico maggiore possibile all’economia russa, con conseguenze globali per l’economia e l’inflazione. Per sconfiggere la Russia senza un intervento militare, il mondo deve quindi subire probabilmente una recessione. Da una parte abbiamo quindi la FED che, in netto ritardo, corre dietro all’inflazione credendo sia un fenomeno monetario, dall’altra parte abbiamo l’amministrazione Biden che si è messa in testa di annientare l’economia russa con strumenti recessivi e inflazionistici per tutti. Se la FED ha deciso di stroncare un’inflazione “non monetaria”, ma dovuta a shock esterni, allora provocherà una recessione, dato che l’impennata dei prezzi è determinata da fattori non gestibili dalla FED e l’unico modo per eliminarli è fermare la domanda e quindi l’economia. Se gli USA hanno come priorità la cancellazione dell’offerta di materie prime provenienti dalla Russia, allora è probabile che l’inflazione che la FED vuol fermare salirà ancora. Queste politiche USA in rotta di collisione tra loro possono solo avere risultati disastrosi per tutti e sembra certo che la direzione strategica intrapresa dai due “contendenti” (FED e Pentagono) è ormai segnata.

Per questo motivo i mercati hanno ormai spostato l’attenzione ai dati macro e non guardano più alla FED come driver dei prezzi sugli asset finanziari. Nessuno può permettersi una recessione, ma è anche evidente che nessuno vuole perdere la faccia: la FED non può permettersi un’inflazione che può solo salire e il Pentagono non può permettere una vittoria della Russia in Ucraina.

A questo punto lo scenario per gli asset finanziari si conferma negativo. L’Oro è al momento l’unica asset class che può offrire protezione in un mondo che rischia di andare a sbattere travolto da peste, guerra, cambiamenti climatici e inflazione. Le borse non hanno ancora scontato nulla di quello che ci aspetta e “sperano” di salvarsi dagli scenari peggiori grazie all’arrivo del “cavaliere bianco” che ha però dichiarato che ora ha altre priorità. La speranza non è una strategia d’investimento. Il blocco delle riserve valutarie della Banca Centrale della Russia ha spostato il conflitto anche sui mercati finanziari e la Cina ne ha preso nota. Quando (e non se) ci sarà un eventuale contenzioso su Taiwan con gli Stati Uniti, c’è il rischio di un attacco finanziario ed economico alla Cina? Perchè, se così fosse, le ripercussioni economiche e finanziarie mondiali derivanti avrebbero lo stesso effetto di un conflitto nucleare.

È certamente vero che gli sviluppi geopolitici hanno avviato una nuova fase di accelerazione di eventi che erano già in corso. L’eccessiva finanziarizzazione del sistema economico USA aveva creato vulnerabilità sistemiche che erano tamponate da un Quantitative Easing finalizzato a sostenere bolle speculative insostenibili, le politiche fiscali americane erano mirate a sostenere il ciclo con erogazione di enormi sussidi insostenibili, BOJ e BCE impegnate a sostenere il dollaro con tassi negativi e QE insostenibili, politiche commerciali mirate a contenere la Cina che si sono rivelate inutili, strategie per fronteggiare il cambiamento climatico che hanno dimostrato fin da subito criticità nel contenere i prezzi energetici di transizione, una dinamica di indebitamento insostenibile per supportare un sistema totalmente insostenibile. Alla fine di questo lungo ciclo di tentativi di tamponamento, gli investitori si presentano all’appuntamento long di bolle speculative su Equity e Credito e short di safe assets. Dall’altra parte, le Banche Centrali, che hanno fomentato l’orgia speculativa, si trovano long di safe asset (Titoli di Stato e Oro). Secondo voi chi ne uscirà senza danni?

I Policy Makers continuano a segnalare che siamo ora entrati in “uncharted territory”, un territorio inesplorato.

L’inesplorato ha sempre attirato l’uomo ma è anche una scelta consapevole di abbandonare la certezza in cambio di incertezza e di un rischio maggiore e non conosciuto. Al momento non mi sembra che i mercati abbiano prezzato questo cambio di paradigma di una maggiore incertezza di non breve periodo e di maggiori rischi prospettici. Quello che però sembra abbastanza certo è che la fase di bassa volatilità che ha consentito la facile gestione di un sistema insostenibile è finita e i possibili rimbalzi dei mercati sono ora occasioni per vendere.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo
NEWSLETTER
Iscriviti
X