Asset allocation, cosa fare se la guerra si prolunga

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di Redazione 14 Aprile 2022 | 14:31

In un inizio di 2022 piuttosto complicato l’inflazione, la crescita e la traiettoria dei tassi di interesse sono rimasti al centro della scena. L’invasione russa in Ucraina e i nuovi lockdown in Cina hanno allontanato la normalizzazione delle catene di fornitura, colpendo allo stesso tempo le aspettative di inflazione e di crescita economica. La tanto attesa stretta della Fed è iniziata con 25 punti base a marzo, e la previsione di altri rialzi nel 2022 e nel 2023. Attualmente il mercato prevede un rialzo di 50 punti base con probabilità circa del 70% a maggio, e del 64% per il meeting di giugno.

“In generale, ci attendiamo una Fed aggressiva, con i tassi che dovrebbero salire tra il 2 il 3% entro fine anno”. Ad affermarlo è Jon Maier, CIO di Global X, che di seguito illustra nel dettaglio il proprio outlook.

Più vicina al conflitto Russia-Ucraina, e con il giogo della dipendenza energetica dalla Russia, la BCE si trova stretta tra pressioni inflazionistiche e la possibilità che i prezzi in ascesa danneggino la crescita economica. I mercati stimano 4 aumenti dei tassi target della BCE nel 2022, a partire da luglio. Crediamo ci sarà una divergenza crescente tra le politiche della FED e della BCE, che porterà una pressione ribassista sull’euro e sarà favorevole ai titoli europei rispetto a quelli americani.

I rendimenti in salita hanno aumentato l’attenzione verso flussi di cassa e dividendi solidi: i titoli dello S&P500 che non hanno fornito un buon rendimento da dividendi sono quelli che più hanno sofferto nel primo trimestre. Il settore energy in particolare ha trainato la performance dei titoli con dividend yield tra il 3 e il 5%, mentre la cybersecurity, dalla parte opposta di questo spettro, resta un’opportunità growth con ottime prospettive, con la guerra che ha enfatizzato di nuovo l’importanza della sicurezza informatica.

Il clima attuale richiede agli investitori di trovare un equilibrio difficile. In questa fase è bene concentrarsi sul proteggersi dall’inflazione, ruotando dai titoli ciclici verso un posizionamento più difensivo. Ma tutto dipenderà dalla durata della guerra in Ucraina. Ci auguriamo una soluzione veloce del conflitto, ma è prudente prepararsi a una guerra prolungata, cercando il compromesso migliore tra i due scenari.

Nel caso la guerra si protragga ancora a lungo, proteggersi dall’inflazione diventerebbe estremamente importante. In generale, l’azionario e i real asset hanno performato meglio del reddito fisso in periodi di alta inflazione; tuttavia, la forte volatilità e le ondate risk off rimangono un elemento di incertezza. A livello settoriale, il mondo dell’energia, dei materiali e del real estate dovrebbero fornire una certa protezione, essendo comparti in cui le aziende riescono a trasferire i maggiori costi sugli utenti finali.

Allo stesso tempo, un conflitto prolungato porterebbe anche maggiori timori sulla crescita, e sia l’energia che i materiali restano strettamente legati al ciclo economico: il rischio è dunque di un’elevata volatilità, tra tassi in salita e lo spettro di una stagflazione. L’appiattimento o l’inversione della curva dei rendimenti peserebbe invece sul settore finanziario. I settori difensivi potranno fare da scudo in momenti di escalation e picchi di volatilità, con la sanità, le utilities e i beni di prima necessità che sono i settori meno influenzati dalla crescita economica.

Indipendentemente dalla durata della guerra, a nostro parere stiamo entrando in un contesto di fine ciclo in cui la qualità tende a sovraperformare. Le aspettative di un rialzo aggressivo dei tassi rende meno probabile che l’obbligazionario possa fornire significativi benefici di diversificazione. Per questo motivo, diversificare e selezionare con cura all’interno dei diversi segmenti azionari diventerà ancora più importante.

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