Asset allocation: ecco come muoversi nel settore costruzioni in Italia

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di Gianluigi Raimondi 20 Aprile 2022 | 14:01

Il Messaggero riporta oggi un’intervista al ministro delle Infrastrutture e
della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini, sul tema PNRR e gestione dei
costi delle materie prime.

I principali spunti sono:

  • cost inflation: nel DEF il Governo ha ribadito l’impegno a trovare i fondi per assorbire l`aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. Per questo, nella seconda metà di aprile verrà approvato un nuovo decreto che introduce un meccanismo di aggiustamento prezzi per le gare 2022-23: gli aumenti inferiori al 5% (prima era il 10%) sono a carico delle imprese mentre se superiori, la quota eccedente al 5% sarà a carico delle stazioni appaltanti per l`80% e la restante parte è a carico delle imprese;
  • PNRR: ribadito impegno del governo a completare tutte le opere del PNRR anche se ci potranno essere degli scostamenti temporali sulle singole opere rispetto al programma iniziale (alcune gare potrebbero slittare per vedere l’evoluzione macro).

“Valutiamo positivamente il commitment del Governo verso la realizzazione integrale dei progetti del PNRR – fanno notare gli analisti di Equita – da valutare invece i dettagli del nuovo meccanismo di aggiustamento dei prezzi, che rimane una misura temporanea e non strutturale come più volte richiesto dall’ANCE, e come il Governo gestirà i contratti delle opere già assegnate e in esecuzione per capire la portata della misura”.

Le società più esposte al settore delle costruzioni italiano, secondo Equita, sono:

  • Webuild che genera il 32% del fatturato (2021) in Italia ed ha un forte posizionamento soprattutto nelle opere ferroviarie di AV;
  • Buzzi Unicem che genera il 18% del fatturato (2021) in Italia;
  • Trevi Finanziaria che genera il 10% del fatturato in Italia.

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