Mercati Asiatici : Tempeste tropicali

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di Redazione 6 Agosto 2008 | 07:08
In mattine come questa per me il silenzio è veramente assordante. Nessuno dei miei contatti a Hong Kong è in ufficio, la borsa è chiusa, anzi non è nemmeno stata aperta a causa di una tempesta tropicale accompagnata da raffiche di vento che hanno raggiunto i 150 chilometri orari, ed io ormai abituato a vivere con il tempo scandito dal fuso orario dell’isola sto guardando uno special in bianco e nero su Vittorio de Sica in attesa di un segnale di fine tempesta.

Segnale che a quanto pare non arriverà visto che hanno appena (nel momento in cui scrivo) cancellato la sessione pomeridiana di negoziazione.

Con una chiusura record come quella di ieri sera a Wall Street ho così dovuto per oggi riporre le mie aspettative di recupero nel cassetto, sperando che la decisione della Federal Reserve di non variare i tassi di interesse di riferimento negli Usa permetta alle borse di respirare un pochino anche nei prossimi giorni.

Sia ben chiaro, la decisione della Fed non lascia certo intendere che il peggio sia ormai alle spalle e i timori del nuovamente sconfitto il governatore del Dallas, Richard Fisher, che per la quinta volta consecutiva si è schierato per un rialzo dei tassi, necessario a suo parere a fronteggiare lo spettro dell’inflazione salita a giugno al 5%, non sono di certo ingiustificati.

Per gli altri 10 membri del board, rimane ancora forte il timore di una recessione, soprattutto dopo i deludenti dati macroeconomici degli ultimi giorni che indicano un possibile, ulteriore, rallentamento della crescita nel secondo semestre, con la disoccupazione cresciuta per il settimo mese consecutivo ad un massimo da 4 anni del 5,7% e con i consumi privati crescono a ritmi molto ridotti, “i mercati finanziari rimangono sotto un considerevole stress”.

E adesso l’attenzione del mercato si sposta sulla riunione di giovedi’ della Bce.

Con il vostro permesso torno a riguardare “Così è la vita” e a pensare a quanto i “cinesi” di oggi siano simili per voglia di fare agli italiani del dopoguerra. Tempeste tropicali permettendo.

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