Scandalo derivati: Citigroup pronta a pagare

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Avatar di Marco Mairate 6 Agosto 2008 | 10:00
L’autunno potrebbe essere molto caldo per banche e società finanziarie accusate di aver venduto prodotti derivati ad alto rischio a ignari investitori. Andrew Cuomo, lo ‘sceriffo’ di New York, è il più attivo in questa causa che potrebbe costare alle banche miliardi di dollari.

Lo scandalo derivati in Usa sembra prossimo ad una soluzione. Il Wall Street Journal infatti oggi riporta come ci sarebbe una trattativa in corso tra il Procuratore capo di New York, [p]Andrew Cuomo[/p], e Citigroup.

Il gruppo guidato da Vikram Pandit è infatti accusato di avere venduto in modo aggressivo titoli ‘Auction Rates’ a ignari investitori convinti di investire i propri risparmi in un prodotto sicuro. Talmente sicuro che verso la metà di marzo, in piena crisi del credito, i brokers hanno abbandonato questo tipo di strumenti, lasciando i book vuoti e facendo crollare le quotazioni.

Cuomo quindi chiede a Citigroup di riacquistare questi titoli al valore nominale (oltre 5 miliardi di dollari) e il pagamento di un’ammenda per il comportamento scorretto avuto con il mercato (altri 100 milioni di dollari).

Ovviamente nessuno degli interessati ha commentato l’indiscrezione, ma se il ‘settlement’ dovesse andare a buon fine, sicuramente farebbe nascere un precedente utilizzabile anche negli altri casi simili.

Sono infatti decine gli istituti di credito coinvolti in questo genere di operazioni, tra questi uno dei più esposti è sicuramente UBS, che lo scorso 24 luglio è stata raggiunta da una notifica dello stato di New York che la accusava di “aggressive marketing” di titoli Aucition Rates. Ma anche Texas e Massachusetts sono pronti a scatenare battaglia per difendere gli interessi dei propri cittadini.

Ma il problema derivati non è circostanziato negli Stati Uniti. In Europa, a San Marino per precisione, la Cassa di Risparmio di San Marino ha intentato una causa da 170 milioni di euro contro la banca britannica, Barclays, chiamata in causa per aver venduto prodotti derivati (Cdo) altamente speculativi senza spiegare tutti i rischi connessi. Scoppiata la bolla e crollati il mercato immobiliare statunitense (e con esso tutto il mercato del credito strutturato)  il piccolo istituto ha subito perdite e costi totali per 170 milioni di euro che ora vuole indietro.

Per rimanere in Italia, a Milano, Davide Corritore, ex amministratore delegato di Swg ed esponente del Partito Democratico, sta portando avanti una causa contro diversi istituti di credito esteri rei di avere venduto prodotti derivati alle amministrazioni locali “costate al capoluogo lombardo, e ai contribuenti, una minusvalenza record da 300 milioni di euro”.

Secondo una stima dettagliata, che abbiamo fatto condurre a un gruppo di esperti, le commissioni occulte relative alle operazioni in strumenti derivati concluse dal Comune da giugno 2005 a oggi, potrebbero ammontare ad un cifra superiore a 73 milioni di euro. Molto più dei 170mila euro previsti dalle commissioni contrattuali.

Secondo il politico, infatti, le quattro banche (Deutsche Bank, UBS, JP Morgan e Depfa Bank) avrebbero applicato al Comune condizioni economiche particolarmente sfavorevoli rispetto ai valori riscontrabili alla stessa data sui mercati finanziari.

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