Asset allocation, emergenti: il rialzo delle commodity è un vantaggio limitato

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di Redazione 2 Maggio 2022 | 16:01

Nell’ultimo mese quasi tutti i mercati azionari e obbligazionari a livello globale hanno ceduto, con i paesi emergenti e i mercati azionari sviluppati che hanno perso più o meno nella stessa misura (rispettivamente circa il 5% in dollari USA). Va però segnalato che la guerra in Ucraina finora ha avuto scarsa rilevanza in tutto questo, e semmai piuttosto indirettamente, nel senso che gli operatori di mercato mettono in conto ulteriori rischi di inflazione dal fronte delle materie prime e dei beni agricoli. In questo scenario, ecco di seguito la view del team CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management.

Materie prime: un vantaggio limitato per i paesi emergenti

Perché i paesi emergenti finora non hanno beneficiato di più dell’aumento dei prezzi delle materie prime? La risposta è essenzialmente che i paesi emergenti (o una parte di essi) beneficiano dell’aumento dei prezzi delle materie prime soprattutto quando questi sono trainati da un aumento della domanda, cioè sono il risultato di un boom economico globale. Ma al momento questo è così solo in misura limitata. La causa principale dei rialzi dei prezzi è dovuta a problemi di offerta (sottoinvestimenti, sanzioni, interruzioni della catena di approvvigionamento). Questo, del resto, è anche un forte indizio che le banche centrali possono fare poco contro gran parte dell’attuale dinamica dell’inflazione con aumenti dei tassi di interesse e restrizione della liquidità e che il rischio di stagflazione sta crescendo. Allo stesso tempo, ci sono segnali che i prezzi delle materie prime in molti settori potrebbero per ora concedersi una pausa o addirittura vedere una netta correzione. Tra le altre cose perché un netto incremento dei prezzi dell’energia storicamente ha sempre avuto un forte effetto frenante sulla crescita e probabilmente lo avrà anche questa volta.

Quanto pesano le decisioni di BCE e FED

Si può dunque ipotizzare che le banche centrali degli USA e della zona euro inaspriranno in modo aggressivo la politica monetaria in una fase di rallentamento dell’economia, mettendo così ulteriore pressione su una crescita già debole. I mercati si sono evidentemente già accorti di tali incognite; tuttavia, sembrano anticipare i primi rischi di recessione negli USA indicativamente alla fine del 2023.

Un percorso più drastico dei rialzi dei tassi d’interesse negli USA e un’economia USA complessivamente più robusta hanno ulteriormente rafforzato il dollaro. Mentre questa tendenza non continuerà per sempre e sembra essere più vicina alla sua fine che al suo inizio, attualmente la strada verso l’alto sembra essere ancora la più facile. Ciò è tendenzialmente negativo per gli asset dei paesi emergenti.

Specialmente alcune obbligazioni dei mercati emergenti sembrano, tuttavia, avere, nel frattempo, una configurazione di rischio-rendimento abbastanza interessante, il che naturalmente non esclude la possibilità che questi asset possano ancora cedere ulteriormente. Questo è tanto più vero se si considera che i rendimenti obbligazionari USA hanno già visto un enorme movimento al rialzo e si trovano su linee di trend al ribasso che risalgono a decenni or sono. In compenso, questo significa naturalmente anche che le obbligazioni e le azioni in tutto il mondo si potrebbero trovare di nuovo in una situazione sgradevole se si dovesse verificare una netta rottura di queste linee di tendenza.

La Cina fornisce pochi impulsi alla congiuntura globale nel prossimo futuro

Ci si può attendere ancora relativamente scarso aiuto dalla Cina per l’economia globale. La strategia zero-Covid di Pechino, il mercato immobiliare tuttora debole, la situazione geopolitica e la tendenza a una contrazione globale della domanda di beni a favore dei servizi freneranno la crescita economica cinese nel prossimo futuro

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