Investimenti, le azioni cinesi hanno toccato il fondo?

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di Redazione 3 Maggio 2022 | 15:01

La Cina ha registrato una forte ripresa, sostenuta dal passaggio dei consumi delle economie sviluppate dai servizi ai prodotti manifatturieri, molti dei quali provenienti dalla Cina.

Durante la crisi, la strategia cinese di rigido contenimento del COVID ha peraltro avuto successo, con solo 4.655 morti dichiarati ufficialmente dall’inizio del 2020, in contrasto con l’elevato numero di vittime  registrate dalla maggior parte delle principali economie.

Tuttavia, negli ultimi mesi, le azioni cinesi hanno sottoperformato il mercato globale nel suo complesso. In questo scenario ecco di seguito la view di Thibaut Dorlet, CFA, Senior Fund Manager di Candriam.

Nella prima metà di marzo, in particolare, le azioni cinesi sono rimaste indietro rispetto ai loro omologhi globali di circa 20 punti spingendo l’indice cinese (MSCI China Index) in territorio fortemente negativo, con un crollo di circa il 30% dall’inizio del 2022 fino al 26/04. Da allora, le azioni cinesi hanno in parte recuperato terreno pur sottoperformando ancora l’indice MSCI World All Countries del 47,3% dal 2021 a oggi e del 14,1% dall’inizio del 2022.

Ma quali sono i motivi di una performance così debole e cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Lo scorso anno la performance delle azioni cinesi ha risentito soprattutto delle misure adottate dal governo per inasprire le normative che regolano varie aree d’investimento chiave. Dopo il collasso del più grande sviluppatore immobiliare cinese, Evergrande, sono state applicate nuove e severe normative al mercato immobiliare. Inoltre, le autorità di regolamentazione cinesi hanno di fatto vietato le attività di tutoring a pagamento e adottato normative più rigide per le società tecnologiche.

Con l’arrivo del 2022, gli investitori in Cina hanno dovuto affrontare anche altre sfide:

  • le nuove normative volte a limitare i monopoli delle società tecnologiche e a contribuire alla redistribuzione dei loro profitti alla popolazione cinese;
  • la controversia sulla quotazione delle società cinesi negli Stati Uniti, con la minaccia di esclusione ventilata dalle autorità statunitensi;
  • l’aggressione russa in Ucraina, che mette alla prova la percepita neutralità della Cina e accresce la possibilità di ritorsioni occidentali contro il sostegno cinese al regime russo.

Il ritorno dei lockdown

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ultima ondata di contagi da COVID (Omicron), che ha colpito la Cina all’inizio di marzo 2022. Mentre i paesi sviluppati hanno gradualmente abbandonato le misure di lockdown, grazie agli elevati tassi di vaccinazione che hanno creato un buon livello di resistenza immunologica contro la malattia, la Cina ha mantenuto la strategia adottata fin dai primi contagi. Pertanto, dall’inizio di marzo 2022, il governo cinese ha imposto nuovi lockdown in diverse regioni, tra cui grandi città come Shanghai, la quale rappresenta oltre il 3,8% del PIL totale del paese. Questo approccio ha provocato un calo del China’s Purchasing Managers’ Index (PMI), con gli indici Markit/Caixin PMI Services and Manufacturing scesi rispettivamente a 42,0 e 48,1, al di sotto della soglia psicologicamente importante di 50. Shanghai è anche il porto più grande al mondo, pertanto i lockdown hanno causato una forte congestione del traffico marittimo, con un raddoppio – nell’ultimo mese – del numero di navi in attesa.

Detto questo, le ulteriori notizie negative giunte nelle ultime settimane riguardo la situazione COVID a Shanghai e il lockdown a Pechino non hanno riportato le azioni cinesi ai minimi di marzo. Ciò potrebbe suggerire che il ribasso di marzo sia dovuto a una capitolazione locale della comunità degli investitori rispetto alle azioni cinesi.

Cosa ci aspetta?

Finora, le indicazioni del mercato sul prossimo futuro sono relativamente positive. Prevediamo che i casi di COVID diminuiscano, man mano che il clima diventerà più caldo e le misure di lockdown si attenueranno. Con gli stimoli fiscali e monetari che hanno già contribuito a spingere il PIL del 1° trimestre al di sopra delle aspettative (il PIL del 1° trimestre 2022 è cresciuto del 4,8% su base annua, a fronte del 4,2% di finanziamento sociale previsto/totale a marzo 2022, arrivando a 4.650 miliardi di renminbi, rispetto ai 3.550 miliardi di renminbi attesi), le autorità dovrebbero accelerare le misure di allentamento, per attenuare gli effetti del lockdown. Tra le nuove misure, la Banca centrale cinese (PBOC) ha tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) delle banche di 25 punti base, e il coefficiente di riserva obbligatoria sui depositi valutari dell’1%. Si prevede che tali misure accelereranno rapidamente, con la progressiva conclusione dei lockdown.

Gli investitori hanno ridotto l’esposizione al mercato cinese e il posizionamento short sulle azioni cinesi risulta tra le operazioni più eseguite[3]. Il sentiment degli investitori resta su livelli relativamente bassi, con valutazioni vicine ai minimi raggiunti durante la crisi del COVID. Inoltre, anche se il governo cinese continua a puntare su una crescita del PIL pari al 5,5% per il 2022, le previsioni di mercato sono state costantemente riviste, attestandosi al 4,9%, a dimostrazione di quanto sia scarsa la fiducia in Cina nel raggiungimento dell’obiettivo ufficiale. Ci aspettiamo ulteriori revisioni negative di tali previsioni, fino a quando la situazione del COVID non si sarà stabilizzata. Tuttavia, poiché il 20° Congresso del Partito Comunista si terrà nel secondo trimestre del 2022, Xi Jinping potrebbe presto accelerare il sostegno fiscale e monetario, per garantire la sua rielezione.

Cosa c’è dietro l’angolo?

In conclusione, in un contesto globale difficile per i risky assets, nei prossimi mesi le azioni cinesi potrebbero sovraperformare le azioni globali, poiché riteniamo molto sia già nei prezzi. Il flusso di notizie positive, insieme all’allentamento delle politiche monetarie e alle condizioni di credito incoraggianti, potrebbero sostenere le azioni cinesi, a differenza di altre regioni in cui le condizioni finanziarie sono state inasprite (Stati Uniti, Europa). Inoltre, anche la fine delle misure di lockdown dovrebbe rappresentare un fattore positivo.

Tuttavia, sul lungo termine, le azioni cinesi potrebbero trovarsi in difficoltà strutturali, a causa del processo di “de-globalizzazione”, che si è accelerato a seguito della pandemia e della guerra in Ucraina. Inoltre, la posizione della Cina nei confronti della Russia potrebbe danneggiare le relazioni con le economie occidentali e, in ultima analisi, la bilancia commerciale.

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