GLG e Blackstone, la crisi evapora gli utili

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di Marco Mairate 7 Agosto 2008 | 10:21
Lo scorso anno Stephen A. Schwarzman, Ceo di Blackstone, festeggiava il suo 60° compleanno tra centinaia di invitati mentre Rod Stewart intonava “Do you think I’m sexy”. GLG Partners, dopo la sbornia di performance del 2007, perde lo star trader Greg Coffey e miliardi di dollari in masse gestite. Oggi la crisi impone un profilo basso ai grandi asset manager alternativi che perdono soldi tra riscatti e commissioni mancate

Tempi difficili per i grandi asset manager alternativi. In tempi dove guadagnare soldi sui mercati è sempre più difficile, a soffrire di più sono quelle società che fanno delle performance fee (le commissioni generate sui rendimento dei fondi) la loro voce più importante del bilancio.

Il primo ad uscire allo scoperto è stata Blackstone, colosso del private equity guidato da Stephen A. Schwarzman, e che con un pessimo timing ha scelto di quotarsi nel maggio dello scorso anno pochi giorni prima dello scoppio della crisi subprime. Il titolo negli dalla quotazione ha perso il 46% della sua capitalizzazzione mentre dall’inizio del 2008 la perdita è del 15%.

Complice l’andamento negativo dei mercati e il crollo  elle maxi operazioni di buyout (lo scorso anno Blackstone comprò la catena alberghiera Hilton con un’offerta cash da 26 miliari di dollari), la società ha registrato un rosso di 156,5 milioni di dollari  rispetto i 774 milioni di un anno prima. 

I risultati negativi non hanno comunque impedito a Schwarzman di accrescere gli asset in gestione fino a 119,4 miliari di dollari, pari ad un incremento del 30% sullo scorso anno. La maggior parte di questo patrimonio è oggi investito in prodotti hedge che nonostante la crisi hanno tenuto meglio del mercato.

Non se la passa meglio [s]GLG Partners[/s], società britannica che lo scorso anno è sbarcata al Nyse grazie ad un’operazione di reverse takeover. Nel secondo trimestre la società controllata dai partner-fondatori ha registrato una perdita di 93,6 milioni di dollari, cifra che include anche i costi relativi alla quotazione dello scorso anno.

Anche in questo caso il crollo delle commissioni di performance ha pesato sugli utili: il Co-cheif Executive, Noam Gottesman, ha infatti detto che il più grande fondo della società,  il GLG Emerging Market Fund, dovrà guadagnare 744 milioni di dollari prima di poter generare ancora performance (a causa della regola dell’high watermark, che prevede che il fondo possa applicare le commissioni di performance solo una volta recuperate le perdite pregresse).

I fondi targati GLG dall’inizio dell’anno segnano una performance media negativa del 4,2% alla fine di giugno, performance che a luglio ha registrato un’ulteriore flessione del 3,6%. Dall’inizio del 2008 il gruppo GLG Partners ha perso il 32% del suo valore.

Al duetto si aggiunge Och-Ziff, altro gestore hedge tra i più quotati nella grande mela, che ha registrato un rosso di 60,8 milioni di dollari. Anche in questo la perdita include spese straordinarie per 425,6 milioni relative all’Ipo avvenuta nel novembre del 2007.

Daniel Och, chief executive e fondatore della società, ha rassicurato il mercato e gli investitori dicendo che la società ha i numeri per superare la crisi e le difficoltà dei mercati.

 

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