Investimenti, asset digitali: un “depegging” degno di Soros

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di Redazione 17 Maggio 2022 | 15:31

La settimana scorsa nell’ecosistema degli asset digitali si è verificata una serie di rapide contrazioni, saltate agli occhi degli osservatori perfino in uno spazio noto per la sua volatilità. “Per navigare in modo efficace, gli investitori devono comprendere il contesto d’investimento generale in cui si sono manifestati tali eventi, il fattore scatenante che ha provocato il forte ribasso e come ciò sia parte integrante del processo evolutivo che può spingere l’ecosistema degli asset digitali a progredire – e talvolta anche a regredire”. A farlo notare è Benjamin Dean, Director Digital Assets presso WisdomTree, che di seguiti spiega nel detaglio la propria visione.

Dal gennaio 2022 il sentiment sui mercati è stato di generale avversione al rischio

Dopo una corsa senza precedenti in cui l’ecosistema degli asset digitali ha toccato i massimi storici, superando i 3 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato nel novembre del 2021, si sono affermati alcuni fattori esterni. Il primo di essi ha riguardato l’attenuarsi di una politica monetaria più restrittiva nelle maggiori economie, soprattutto negli Stati Uniti, durante il 2022. Il secondo fattore è stato lo scoppio del conflitto in Ucraina, che ha causato volatilità sui mercati delle materie prime e rafforzato ulteriormente un’inflazione già elevata. Infine, i gestori devono affrontare la crisi del portafoglio tradizionale 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni) poiché i mercati azionari in senso ampio hanno subito una contrazione, mentre i rendimenti del mercato obbligazionario sono diminuiti. Il Nasdaq, in generale, e i titoli tecnologici che non hanno generato profitti in particolare, hanno registrato forti ribassi nel corso del 2022. In tale contesto, durante l’ultima settimana si è verificata una serie di eventi.

L’impulso che ha determinato il più recente ribasso nel settore degli asset digitali è stato il “de-pegging” di UST della blockchain Terra, ironicamente definita ‘stablecoin’, e il crollo della relativa criptovaluta LUNA.

Non tutte le stablecoin son uguali – né ugualmente stabili

Non tutte le stablecoin sono uguali: il termine è comunemente applicato in modo troppo ampio. Alcune stablecoin sono garantite e gestite tramite un atto costitutivo regolamentato e centralizzato (ad es. USDC di Circle). Alcune sono eccessivamente garantite ma gestite attraverso un algoritmo (ad es. Markers DAI). Poi c’è Tether, gestita centralmente e che detiene grandi quantità di carte commerciali di cui non rivela completamente la provenienza.

La stablecoin UST è stata progettata per mantenere l’ancoraggio 1:1 con il dollaro USA. Ciò avviene utilizzando un algoritmo collegato alla criptovaluta nativa di Terra, chiamata LUNA, che oscilla in base al valore di UST. Nelle ultime settimane, l’entità che gestisce LUNA, la cosiddetta Luna Foundation Guard (LFG), ha iniziato ad acquisire bitcoin per formare una riserva con cui difendere l’ancoraggio di UST in caso di necessità. Al 5 maggio 2022, LFG aveva acquisito 1,5 miliardi di dollari in bitcoin.

Una stablecoin algoritmica senza difese può fallire per svariati motivi. Uno di questi è “la maledizione della cedola”, cioè una situazione in cui non c’è domanda sufficiente per assorbire la domanda di criptovaluta LUNA a fronte delle liquidazioni di UST, evento che instaura una reazione a catena in cui aumenta il numero di detentori di UST che cercano di liquidare le loro partecipazioni, cosa che aggrava il già de-ancorato UST facendolo scendere ancora di più. Questa catena di eventi a cascata è già avvenuta in passato.

L’8 maggio 2022, si sono verificate ingenti liquidazioni di UST sulla borsa decentralizzata Curve. Ciò ha messo sotto pressione l’ancoraggio di UST. Per difendere l’ancoraggio, LFG ha iniziato a scambiare bitcoin per altri token in dollari USA, in modo da consentire loro d’intervenire sul mercato e supportare l’ecosistema. Ciò ha esercitato una pressione ribassista sul prezzo a pronti di bitcoin e ha generato un’ulteriore “corsa verso l’uscita di emergenza” per i detentori di UST.

La particolarità di questo incidente riguarda i volumi e le dimensioni dell’ecosistema Terra/LUNA. Quest’anno, al picco d’inizio aprile, la criptovaluta LUNA è stata valutata per l’equivalente di circa 41 miliardi di dollari. Venerdì 6 maggio valeva 27 miliardi di dollari. Il 12 maggio valeva meno di 300 milioni di dollari. L’importo massimo di UST in circolazione superava i 18 miliardi di dollari il 7 maggio 2022. La rete Terra è stata messa offline il 12 maggio 2022.

La rapida liquidazione di LUNA e il de-ancoraggio di UST hanno avuto delle ripercussioni su tutto l’ecosistema degli asset digitali. Oltre agli effetti sul prezzo a pronti di bitcoin, a causa della rapida vendita di questa criptovaluta per difendere l’ancoraggio, il crollo del prezzo di LUNA ha provocato richieste di margine e liquidazioni per i possessori di LUNA a leva. Si potrebbero interpretare come effetti a catena le interruzioni di altre stablecoin ancorate, con lievi ribassi del token ‘Tether’ garantito da USDT e premi nel token ‘Circle’ garantito da USDC.

Un ecosistema caratterizzato da molte prove ed errori a volte conterrà degli… errori

Osservando in prospettiva gli eventi della settimana passata, si noterà che c’è stata una corsa agli investimenti in nuovi protocolli e applicazioni decentralizzate nel periodo 2020-2021. Una quantità maggiore di capitale di rischio è stata investita nello spazio durante il 2021, rispetto a tutti i sei anni precedenti nel loro insieme. Queste tecnologie e società di nuova concezione non sono state perfettamente testate in un ambiente software estremamente avverso: i loro potenziali rendimenti, l’incertezza e i casi d’investimento sono molto diversi rispetto a quelli di reti maggiormente consolidate quali Bitcoin ed Ethereum.

Nei 13 anni di storia dell’ecosistema degli asset digitali si sono verificati innumerevoli fallimenti tecnici ed economici. Prima dell’evento Terra/LUNA, forse quelli di più alto profilo sono stati l’hackeraggio di DAO per un valore di 150 milioni di dollari all’epoca, il che portò all’hard fork di Ethereum, e il crollo da 2,4 miliardi di dollari di Bitconnect. Entrambi i casi non si sono nemmeno lontanamente avvicinati alla portata del crollo di Terra/LUNA della scorsa settimana. Ciò è in parte dovuto al fatto che l’ecosistema degli asset digitali non è mai stato così vasto. In termini di volumi, incidenti come questo possono avere l’impatto che hanno poiché l’ecosistema è molto diverso da quello prevalente anche solo tre anni fa.

In futuro è probabile che emergano due grandi tendenze

Con la prima tendenza si assisterà al fallimento di una serie di esperimenti per motivi tecnici, economici, organizzativi, normativi o di altro tipo. Ecco come funziona il modello di business del capitale di rischio: una piccola fetta delle aziende in portafoglio fa la parte del leone con rendimenti smisurati, mentre la maggioranza di esse o va in pareggio o fallisce. L’altra tendenza vedrà quale protagonista un gruppo di sopravvissuti, coloro che avranno individuato modelli di business scalabili e sostenibili, e lo sviluppo di nuovi esperimenti contro i quali si troveranno a competere. È in questa sfera che emergeranno le opportunità dei prossimi due anni circa.

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