Fondi hedge, l'analisi di Pyxis Capital Management

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di Marco Mairate 7 Agosto 2008 | 14:00
Gli hedge nel 2008 hanno registrato performance deludenti, per lo meno se paragonate agli anni passati, quando gli alternativi segnavano rialzi a doppia cifra. Alla fine di luglio i fondi hedge (monitorati dall’indice CS/Tremont) segnano un progresso dello 0,51% ma i L/S equity sono ancor in rosso dello 0,48%. Alla base di queste performance le difficoltà dell’economia globale, la debacle dei subprime e le masse gestite dall’intera industria hedge, che con 3 trilioni di dollari rischia di non trovare più opportunità di investimento.


Intervista a Zachary Andrew, CEO di Pyxis Capital Management.

BFC:Le performance dei fondi hedge sono maggiormente correlate che in passato?

Z.A: Si, ci sono tre ragioni dietro l’aumento della correlazione. Primo, le buone operazioni e le buone opportunità rimangono tali solo per un periodo di tempo limitato. Fino a quando le società cominciano a copiarsi a vicenda. Secondo, più soldi confluiscono nei fondi hedge maggiormente vengono impiegati in operazioni con un profittabilità marginale decrescente. Per questo le operazioni marginali sono spesso molto correlate tra i vari fondi. Terzo, è difficile considerare ogni mercato come una realtà a se stante dato la crescente correlazione che esiste tra di loro. Esistono ancora ottime opportunità di trading. I fondi hedge ben posizionati e ben gestiti e con buone idee, riescono ancora a produrre eccellenti risultati.


BFC: Che correlazione esiste tra la performance del fondo e le sue dimensioni?

Z.A: Tutti i fondi, che siano di dimensioni modeste, medie e grandi, possono fare bene con le giuste competenze, gestione dei rischi e se sono in grado di cogliere tutte le opportunità. Questi tre elementi, insieme, sono la chiave del successo. Come abbiamo tutti potuto osservare, quando i fondi hedge, soprattutto quelli grandi come Amaranth e LTCM, perdono il focus sul rischio o si allontanano dal core business, i disastri sono possibili.

BFC: La scorsa estate i cosidetti fondi “Quant” sono stati al centro della tempesta finanziaria, quali considerazioni sull’utilizzo di questo stile di gestione?

Z.A: Il termine fondi quantitativi è fuorviante. Utilizziamo questo termine quando ci riferiamo a strategie di trading  che sfruttano le relazioni matematiche tra le azioni. I manager con un approccio fondamentale utilizzano molti metodi simili, anche se con un focus più ristretto e spesso senza rendersi conto di utilizzare tecniche quantitative. Potremmo in definitiva applicare l’etichetta “quant” a quasi tutti i manager che operano sull’equity. Per questa ragione, i modelli quantitativi sono stati e rimarranno una fondamentale tecnica di stock selection per ancora molto tempo.

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