LTCM e Subprime, analogie e differenze di due crisi finanziarie

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di Marco Mairate 8 Agosto 2008 | 09:00
Andrew Zachary, astrofisico con il pallino della finanza, viene assunto nel 1993 da una società che successivamente prenderà il nome di Long Term Capital. A più di quindici anni da quella esperienza, Zachary racconta l’energia e l’entusiasmo dietro un gruppo di super geni vittime del loro stesso successo.

BFC: Come mai un astrofisico decide di entrare in finanza?

A.Z:
Sono entrato nella finanza per diverse ragioni ben sintetizzata da quella vecchia storiella: Chiedono ad un rapinatore di banche “perché rapini banche” e lui risponde “Perché è dove ci sono i soldi.”

Quando ero a Cray Research, feci diversi lavori per alcune società di Wall Street e capii che mi piacevano i problemi che la gente di questo mondo deve affrontare. Penso comunque che la mia preparazione accademica sia molto utile in questo settore: come fisico e astronomo sono infatti stimolato davanti alla sfide e nel trovare soluzioni per questi problemi. Per questo uso la mia preparazione per capire come funzionano i mercati. A differenza del mondo della fisica, dove esistono dei principi ormai appurati, i mercati sono conosciuti solo in parte.

BFC: Quando è entrato in LTCM?

A.Z:
Long-Term Capital Management è stato il mio debutto nella finanza. Bob Merton e Eric Rosenfeld (rispettivamente nobel per la finanza nel 1997 e uno dei trader per LTCM)  mi hanno assunto nel luglio del 1993, ancora prima che la società avesse scelto un proprio nome. Infatti, la società al tempo non aveva uffici, computer, sala trading e nemmeno soldi.

Prima di entrare in LTCM, sono stato astrofisico computentional presso la Lawrence Livermore National Laboratory, presso la University of Chicago e a Cray Research.

BFC: Cosa faceva in LTCM e com’era l’ambiente di lavoro?

A.Z: Era tremendamente eccitante lavorare insieme ad alcuni dei più grandi trader e menti finanziarie della nostra epoca. Ho incominciato costruendo tutte le analisi sul mercato del reddito fisso per Usa ed Europa.
Durante questo lavoro, ho imparato a conoscere molte fasi della finanza e tutti gli aspetti legati all’attività di trading, di costruzione del portafoglio e dell’attività di hedging.
Sono stato fortunato per avere avuto la possibilità di conoscere molte aree della finanza: fixed-income arbitrage; mortgage arbitrage; equity volatility trading; convertible bonds e statistical arbitrage. Negli ultimi mesi della società, sono diventato manager dello statistical arbitrage team.
Una delle più importanti operazioni su cui ho lavorato è stata proprio su un’operazione legata al mercato del reddito fisso italiano. Operazione che fece guadagnare alla società più di 2 miliardi di dollari. Ho sviluppato molte delle analisi e modelli per questi trade.
Successivamente ho svolto il medesimo ruolo nell’operazione legata ai Japanese Bank Preference Share che generò per la società più di 500 milioni di dollari.


BFC: A suo modo di vedere quali errori vennero commessi a LTCM?

A.Z: I partners e gli investitori erano ormai abituati a profitti spettacolari, però, a metà del 1997, le principali operazioni della società non erano più profittevoli come una volta.
Altri fondi hedge e banche di investimento utilizzavano ormai gli stessi modelli dei nostri e le opportunità di investimento diminuivano.
Per ovviare a questo problema ( e tornare ai rendimenti stellari dei primi anni) la società si è avventurata in mercati poco conosciuti, su cui venivano investiti capitali ingenti sulla volatilità, sulle obbligazioni russe e sulla direzionalità del mercato azionario americano.
Nel luglio del 1998, molti di queste operazioni risultarono fallimentari e la società era in perdita del 20% sul proprio portafoglio. Dopo il default della Russia nell’agosto del 1998, tutte le posizioni crollarono. Il resto è storia.

BFC: Vede delle analogie tra quello che successe nel 1998 e la crisi attuale?

A.Z:  La crisi dei subprime è di gran lunga più pervasiva di quella che interessò LTCM: banche medio – piccole, compagnie assicurative, fondi pensione e fondi hedge hanno tutti un’esposizione diretta o indiretta verso questi prodotti, e tutti stanno correndo i propri rischi nel gestire queste posizioni.
Non esiste una soluzione semplice e ci vorrà tempo prima di recuperare queste perdite.
La crisi di LTCM venne risolta grazie ad un consorzio di banche che iniettarono liquidità nel fondo. Una volta che le posizioni del fondo furono stabilizzate, i mercati si stabilizzarono a loro volta. Il possibile crollo dei mercati era quindi contenuto. Sfortunatamente, LTCM non sopravvisse a quel evento.

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