Asset allocation, settore petrolifero: essenziali dei cambiamenti

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di Redazione 23 Maggio 2022 | 16:01

L’attacco della Russia all’Ucraina e le conseguenti sanzioni imposte dall’Occidente hanno aumentato drasticamente l’incertezza sui mercati finanziari globali.

“Mentre negli ultimi mesi i prezzi del petrolio hanno continuato a salire, da qualche tempo gli investimenti in nuovi progetti petroliferi e di gas sono fermi. Gli investitori stanno evitando sempre di più le industrie attive nella produzione di combustibili fossili che emettono elevate quantità di anidride carbonica. Questo dovrebbe supportare in modo sostenibile il prezzo del petrolio al barile, ma potrebbe anche contribuire ad accelerare in modo significativo la transizione verso le energie rinnovabili”. L’avvertimento arriva da Stefan Breintner, Head of Research and Portfolio Management, DJE Kapital, che di seguito illustra nel dettaglio la view.

Attualmente stiamo vivendo un boom dei prezzi del greggio. Dall’inizio dell’anno, il prezzo del greggio americano è aumentato di oltre il 40%, mentre il Brent, il marchio del Mare del Nord più diffuso in Europa, è salito del 35%. Le grandi compagnie petrolifere come Exxon Mobil, Chevron, Royal Dutch Shell o TotalEnergies, che attualmente generano flussi di cassa record, non possono che essere soddisfatte del continuo aumento dei prezzi.

Già prima dell’inizio della pandemia di Covid, era visibile la tendenza al calo degli investimenti in nuovi progetti petroliferi. Questo dato può essere misurato, tra l’altro, dall’attività di trivellazione. L’agenzia americana per l’energia EIA, nelle sue valutazioni mensili, mostra che, sebbene l’attività di trivellazione stia di nuovo aumentando, rimane al di sotto del livello pre-Covid. Inoltre, il numero di pozzi perforati ma non completati continua a diminuire così come diminuiscono le riserve dei progetti di trivellazione esistenti.

Nonostante questo, gli elevati sforzi di investimento in nuove attività di estrazione e perforazione da parte delle grandi compagnie energetiche non si sono finora concretizzati. Ciò si spiega con il fatto che anche le aziende energetiche per incontrare il favore degli investitori vogliono diventare “più verdi” e hanno quindi già iniziato a diversificare i loro portafogli di prodotti dando più spazio a fonti energetiche a basso contenuto di anidride carbonica.

Tuttavia, il forte aumento del prezzo del petrolio negli ultimi mesi ha portato a un ripensamento in molti Paesi. I combustibili fossili sono ancora necessari per gestire in modo sostenibile la transizione verso le energie rinnovabili. Inoltre, si può ancora ipotizzare che il picco della domanda globale di petrolio non sarà raggiunto prima del 2030, a condizione che gli investimenti nelle energie rinnovabili continuino a essere fortemente promossi e ampliati. Fino ad allora, potrebbero essere necessari ulteriori investimenti nel settore petrolifero, anche nel caso in cui una recessione all’inizio del 2023 limiti parzialmente la domanda globale.

Molte compagnie petrolifere statunitensi hanno sfruttato il recente aumento dei prezzi del greggio e i crescenti profitti per ridurre l’onere del debito. Si trattava di un’operazione urgente, in quanto queste società erano fortemente indebitate e il breve crollo del prezzo del petrolio nel marzo 2020 le aveva portate sull’orlo dell’insolvenza. Attualmente, la riduzione del debito degli ultimi due anni sta dando i suoi frutti, poiché negli ultimi mesi il rifinanziamento delle passività è diventato nuovamente più costoso a causa dell’aumento dei tassi di interesse sul mercato dei capitali. Inoltre, i rendimenti da dividendo dei titoli del settore sono interessanti e spesso superano il 4%.

Data la situazione dei fondamentali, i colli di bottiglia strutturali dell’offerta e quindi i prezzi elevati del petrolio nel medio termine, sembra realistico che questi dividendi elevati saranno pagati anche in futuro. Molte società, inoltre, continuano a fare affidamento su ampi programmi di riacquisto di azioni proprie. Attualmente, alcune società come Chevron, Equinor o TotalEnergies stanno riacquistando attivamente le proprie azioni. Con un prezzo del petrolio superiore ai 90 dollari, questa tendenza dovrebbe continuare nei prossimi anni.

Guardando al futuro, i principali attori del mercato promettono di aumentare ancora leggermente gli investimenti, ma in modo molto più diversificato rispetto agli anni precedenti.

Outlook di investimento dell’industria petrolifera

Statista, società tedesca di statistica, alla fine dello scorso dicembre ha stato chiesto a 131 dirigenti del settore petrolifero e del gas di indicare le stime sugli investimenti nelle proprie aziende rispetto al 2021. Il 78% dei dirigenti intervistati ha previsto un aumento lieve o significativo della spesa di capitale. Va inoltre sottolineato che le statistiche riguardano solo le aziende statunitensi del settore produttivo (upstream), ossia proprio quegli operatori di mercato che in ultima analisi sono in grado di aumentare la produzione nel breve periodo.

Nei prossimi mesi vedremo se gli investimenti annunciati in nuovi progetti di trivellazione si concretizzeranno e se questi sforzi saranno sufficienti a soddisfare adeguatamente la domanda globale.

Mentre nei precedenti cicli di investimento abbiamo visto gli investimenti raddoppiare nel giro di due o tre anni, questa volta probabilmente vedremo un aumento massimo degli investimenti del 20-30%. Le condizioni strutturali si stanno facendo sentire ed è qui che il dilemma delle compagnie petrolifere diventa visibile: gli investimenti nelle energie rinnovabili o in tecnologie più rispettose dell’ambiente non sono redditizi come gli investimenti nel classico business del petrolio o del gas, ma per rispettare gli obiettivi climatici non c’è modo di fare diversamente.

Anche il settore energetico si sta evolvendo e le compagnie petrolifere stanno rendendo più sostenibile la loro spesa CAPEX. TotalEnergies, ad esempio, prevede di destinare il 25-50% del proprio budget di investimento nelle energie rinnovabili e nella produzione di energia a basse emissioni di anidride carbonica nei prossimi quattro anni, Royal Dutch Shell prevede di destinare metà del proprio budget di investimento allo stesso settore entro il 2025 e la società energetica britannica BP ha fissato lo stesso obiettivo per il 2030. In generale, le aziende statunitensi sono in forte ritardo rispetto alle europee negli investimenti in tecnologie rinnovabili. I prezzi elevati dell’energia possono contribuire ad accelerare la transizione verso una società più neutrale dal punto di vista climatico. Secondo il motto: più i combustibili fossili sono costosi, più le alternative rinnovabili e più rispettose dell’ambiente diventano convenienti.

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