Assicurazioni & Investimenti sicuri

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di Marco Mairate 8 Agosto 2008 | 11:20
Fino a pochi mesi fa banche e assicurazioni erano gli asset a prova di bomba che ogni portfolio manager inseriva nel proprio fondo. Oggi i due settori sono al centro di una crisi strutturale e finanziaria che lascia ben poco spazio alla tranquillità. Da quando la finanza ‘sintetica’ si è insinuata anche nei business più tradizionali, di sicuro rimangono solo il premio della polizza auto a fine anno (sempre più caro) e le spese di conto corrente.

Una volta il comparto assicurativo era considerato un lido sicuro dove parcheggiare i propri investimenti. Oggi non solo non è più così ma i rischi connessi all’attività dei grandi assicuratori mondiali è più alta che mai. 

Ieri a New York, American Insurance Group (AIG), la più grande compagnia assicurativa del pianeta e grande due volte Assicuraizoni Generali, ha lasciato sul terreno il 18% della sua capitalizzazione pari a 11 miliardi di dollari.

I motivi di un tale terremoto ci sono tutti: 5,4 miliardi di dollari di perdita negli ultimi tre mesi e 18,5 miliardi  se si sommano anche i due trimestri precedenti.

La compagnia, che ha già sostituito il Ceo storico e raccolto 20 miliardi di dollari sul mercato, si trova ora a fronteggiare uno dei momenti più bui della sua storia e le soluzioni sembrano ancora tutte da scoprire. 

Tutti i business sono in caduta libera: la vendita di polizze sulle abitazioni (uno dei business più fiorenti del gruppo) è crollata del 54% mentre la unit mortgage – insurer (protezione sui mutui) ha perso 518 milioni di dollari negli ultimi tre mesi. Ma il vero buco nero delle compagnia è la divisione finanziaria, quella che offre copertura sui debiti delle compagnie. Il gruppo infatti è uno dei primi player al mondo in quello che una volta era il fiorente business del Credit Protection. Ovvero AIG assicura gli investimenti di altre società, investimenti che in alcuni casi sono legati a titoli subprime. Proprio nell’ultimo trimestre 6,8 miliardi di dollari di nuove protezioni sono state iscritte in bilancio.

I numeri non sono sfuggiti a Standard & Poor’s Ratings Services che ha deciso di mettere sotto revisione il rating di AIG: questo significa che se i conti di AIG non si riprenderanno, S&P sarà costretta a tagliare il giudizio sul debito del gruppo, una mossa che potrebbe costare alla compagnia assicurativa 10 miliardi di dollari di collaterali (ovvero i maggiori oneri finanziari che il gruppo dovrebbe pagare sotto forma di interessi sul debito).

Oggi molti analisti scrivono che AIG è troppo grande, troppo ramificata per un’eventuale operazione di break-up (lo spezzatino degli asset). Dalla compagnia nessuna certezza e molti dubbi “è veramente difficile stabilire oggi se e quando avremo bisogno di nuovi capitali – le agenzie di rating oggi governano quanti capitali abbiamo e quanti ne abbiamo bisogno”.

 

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