Asset allocation: il debito emergente in valuta forte resta attrattivo

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di Redazione 30 Maggio 2022 | 16:01

“L’asset class del debito emergente in valuta forte ha indubbiamente avuto un inizio d’anno particolarmente difficile, e nonostante i noti venti contrari, si è ora riprezzata notevolmente, aprendo a nuove opportunità”. Lo sostiene Richard Briggs, Investment Manager, responsabile delle strategie sul credito sovrano dei mercati emergenti in valuta forte di GAM, che di seguito illustra nel dettaglio la view.

Se il 2022 si fosse concluso in aprile, sarebbe stato l’anno peggiore per il principale benchmark in valuta forte dal 1994, anno della crisi del peso messicano. Un grande contributo a questi deboli rendimenti è stato dato dal mercato dei Treasury statunitensi; le aspettative sul ritmo del ciclo di rialzo degli Stati Uniti nei prossimi 1 o 2 anni hanno indotto un ingente riprezzamento. Abbiamo anche visto un allargamento degli spread, in larga parte dovuto all’Ucraina, alla Russia e alla Bielorussia. Le ultime due sono state ora rimosse dagli indici JP Morgan, mentre l’Ucraina rimane ma con una quota molto minore. Gli spread erano già ampi, in particolare nell’high yield (HY) dei mercati emergenti, all’inizio di quest’anno. Anche se rettificati in base agli emittenti in difficoltà, gli spread dell’HY dei mercati emergenti trattano, o sono prossimi, agli spread più ampi degli ultimi dieci anni (escluso il sell-off del marzo 2020).

I prezzi sono ora più bassi a fronte del robusto aumento dei rendimenti, sia per i Treasuries che per gli spread del credito, riducendo il downside da qui se c’è un potenziale aumento delle insolvenze. Molti dei crediti più problematici scambiano sotto i 50 centesimi di dollaro, tra cui Sri Lanka, El Salvador, Ucraina, Argentina e altri. Inoltre, il carry è ora sostanzialmente più alto. Il JP Morgan EM Bonds Index Global Diversified ha ora un rendimento del 7,4%, rispetto al 4,8% del settembre 2021. Questo aumenta l’ostacolo dei rendimenti negativi nei prossimi 12 mesi.

Anche le aspettative per i tassi USA sono ora molto più aggressive. A settembre dell’anno scorso, i futures sui Fed funds prevedevano un aumento di 25 punti base entro la riunione di dicembre 2022. Attualmente, prevedono rialzi di 10-25 punti base entro la fine dell’anno.

Anche se vediamo delle opportunità, il contesto rimane sfidante e la selettività è fondamentale. Vediamo opportunità negli esportatori di materie prime, ma pensiamo che gli importatori siano vulnerabili, compresi Pakistan, Kenya, Egitto e Turchia. Il Pakistan ha già visto un forte calo delle riserve insieme alla pressione sulla valuta; l’Egitto ha visto una forte svalutazione del suo tasso di cambio ed è anche un grande importatore di grano. Farebbe fatica a emettere con la maggior parte degli emittenti ad alto rendimento, che stanno scambiando con alti rendimenti ad una cifra, mentre l’Egitto è a due cifre. Qualsiasi emittente con un alto bisogno di rifinanziamento a breve termine merita cautela.

Nel frattempo, gli esportatori di petrolio come la Nigeria e l’Angola hanno break-even significativamente al di sotto dei prezzi attuali del petrolio, permettendo loro di costruire riserve e ridurre il loro debito. Inoltre, poiché l’Europa sta cercando di abbandonare le esportazioni di gas russo, vediamo un potenziale di investimento in Paesi produttori di gas, tra cui Mozambico, Papua Nuova Guinea e Azerbaigian.

Per quanto riguarda l’Ucraina, secondo il nostro scenario di base avrà bisogno di ristrutturare. Le autorità ripetono che continueranno ad effettuare i pagamenti, e siamo dell’opinione che con probabilità sarà così, dato l’elevato livello di sostegno multilaterale e bilaterale.

 

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