Investimenti: è il momento giusto per rientrare sul mercato?

A
A
A
di Redazione 31 Maggio 2022 | 14:01

“Per quanto sia innegabile che i mercati siano diventati di non semplice lettura, se ragioniamo a bocce ferme e al netto dell’emotività forse riusciamo a fermare la trappola del gatto (mercato) che gioca col topo (noi)”. Ad affermarlo è Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets, che di seguito illustra nel dettaglio la propria view.

Iniziamo dalle valutazioni

Siamo entrati davvero in una fase ribassista? Se guardiamo agli indicatori forniti dall’analisi tecnica la risposta è no.

Nonostante le perdite registrate sinora, i due indici più importanti per individuare la direzionalità del trend (Nasdaq e Standard& Poor’s 500) non hanno ancora rotto al ribasso i supporti di lungo periodo (posti a 11.200/11.000 per il primo e a 3500/3400 il secondo) e potrebbero essere entrati (lo S&P non ancora a livello tecnico) in un movimento di correzione laterale. Non ne abbiamo la certezza, quindi dovremo attendere il responso nei prossimi giorni sulla base di quello che ci segnaleranno gli indicatori che calcolano i livelli a seconda della forza con cui  avvengono i movimenti di rialzo o ribasso.

In questo tipo di mercato, estremamente tecnico, infatti, sono gli algoritmi a decidere se e quando violare un livello in acquisto o vendita (come in questo caso) magari anche in assenza di notizie negative (se non addirittura in presenza di notizie positive) con l’unico fine di testare quei livelli.

Pertanto, in questo momento, trovo sia sbagliato ragionare sul breve termine (guidato dalle “macchinette”) mentre bisognerebbe tenere lo sguardo alto sul lungo termine tornando a riflettere sulla base dei bilanci e dei fondamentali, i quali, a ben guardarli, ci raccontano un’altra storia. Se è vero che nelle ultime trimestrali abbiamo avuto moltissime aziende apparentemente in sofferenza, andando a spulciare le voci del conto economico, è facile riscontrare come i manager americani, in maniera molto avveduta, abbiano approfittato della presente fase di confusione per fare un po’ di pulizia di bilancio.

Provocando un’ulteriore vendita sul mercato azionario. Visto da questa angolazione, è chiaro che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. Anzi. Questi scivoloni hanno permesso ai Price Earning dei due indici di riferimento di rientrare nella media degli ultimi cinque anni. A queste valutazioni, dunque, non solo non sono cari ma hanno provocato un salutare “repricing” di molti settori (FAANG, semiconduttori, robotica, I.A., Cybersecurity) che rimarranno interessanti anche per i prossimi anni in quanto legati a storie di crescita e megatrend che non solo non verranno impattati in maniera significativa dalla stagnazione economica in corso, ma trattando a valutazioni più economiche, sarebbero sicuramente da “buy on the dip”.

Ricomprare tutto allora?

Non proprio. A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che in Europa ci sono molti meno temi dii investimento che negli Stati Uniti e il fatto che energetici e finanziari stiano facendo la parte del leone nel Vecchio Continente non significa che rappresentino delle storie di investimento di lungo periodo (solitamente vengono inserite in portafoglio per la remunerazione data dai dividendi). Personalmente poi, non sono nemmeno tanto convinto della bontà della rotazione da Growth a Value perché credo che – dopo il repricing- saranno i titoli legati ai megatrend a performare meglio. Potrebbe quindi essere questo un buon momento per rientrare su Microsoft Apple Alphabet Netflix NVDA. Traslandolo a latitudine diverse, lo stesso discorso vale anche per i titoli tech cinesi che hanno perso di più come Alibaba, Tencent.

La Borsa negli ultimi anni non ha seguito nè la micro nè la macroeconomia: a causa della disruption demografica e tecnologica, intervengono delle variabili che portano il mercato da un eccesso all’altro.

Chi la spunta?

Chi fa “Buy e Hold” o chi è avido quando tutti gli altri hanno paura e ha paura quando  li altri sono avidi. In Europa siamo positivi sui conglomerati del lusso (Kering, LVMH, Pernod Ricard, Campari).

Infine, last but not least, occorre tenere presente che a novembre negli Usa ci sono le elezioni di Mid-Term e che, se vuole vincere, il Presidente Biden deve presentarsi agli americani con mercati in ripresa e inflazione in discesa. E come scende l’inflazione?  Facendo scendere i mercati. I consumi statunitensi rallentano infatti quando la Borsa scende. Si spiegano così le parole più dure di Biden ascoltate in questi giorni e le “minacce” verbali verso Russia e Cina che, in accordo con le intenzioni rialziste della Fed, stanno rafforzando il dollaro ed “esportando” inflazione mentre per gli americani diventa più conveniente acquistare i beni prezzati nella loro valuta come le materie prime, ad esempio (in linea di massima qualunque bene prezzato in dollari se dollaro si rafforza tende a deprezzarsi).

Se tutta questa negatività tende a polarizzarsi sui mercati, la domanda americana scenderà e con essa l’inflazione, creando così le condizioni affinchè la Fed possa correggere il tiro e dare di nuovo fiato alle trombe. Con un probabile rally pre-elettorale ad ottobre. Questo copione, tuttavia, non è ancora andato in scena e non è detto che sarà il film che vedremo in autunno se dovesse, ad esempio, fare la sua comparsa l’ennesimo Cigno Nero in grado di far crollare gli indici sotto i supporti di cui abbiamo detto all’inizio.

Il quadro è debole, l’armamentario delle banche centrali esaurito e si stanno caricando nuove munizioni…Da osservare che le correlazioni azioni/bond negli ultimi giorni si sono invertite (azioni giù,  Treasury su con rendimento del decennale sceso da 3 a 2,7%).

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo
NEWSLETTER
Iscriviti
X