Criptovalute come la “kriptonite”. Parola di PGIM

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di Redazione 31 Maggio 2022 | 13:01

L’ultimo crollo delle criptovalute – in gran parte causato dall’inadeguata progettazione di una cosiddetta “stablecoin” – pone in evidenza solo uno dei tanti motivi per cui le criptovalute sono una scelta errata per gli investitori a lungo termine, secondo PGIM, il business di gestione patrimoniale globale con un totale di 1.400 miliardi di dollari del Gruppo Prudential Financial.

Nell’ultimo paper sui Megatrends prodotto da PGIM, “Cryptocurrency Investing: Powerful Diversifier or Portfolio Kryptonite?”, decine di professionisti dell’investimento di PGIM nei settori del reddito fisso, dell’azionario, del real estate, del private debt e degli alternativi analizzano le argomentazioni più comuni a favore delle criptovalute rilevando che l’investimento diretto in criptovalute offre pochi vantaggi a un investitore istituzionale, mentre aggiunge notevole volatilità e rischio.

“In qualità di investitori a lungo termine e di fiduciari per conto dei nostri clienti, per aggiungere una nuova asset class in portafoglio, essa deve rispondere a tre requisiti: deve avere un quadro normativo chiaro, deve costituire un’efficace riserva di valore e deve avere una correlazione prevedibile con altre asset class”, afferma David Hunt, CEO di PGIM. “Attualmente le criptovalute non soddisfano nessuno di questi tre requisiti. È decisamente più una speculazione che un investimento”.

La ricerca di PGIM dimostra che le criptovalute sono un elemento di diversificazione per il portafoglio inaffidabile e sono inadeguate nell’ambito della copertura dall’inflazione o come bene rifugio. I recenti rendimenti corretti per il rischio non sono molto diversi da quelli di altre asset class, ma presentano ribassi più frequenti e maggiori. Inoltre, il contesto normativo incerto e le significative preoccupazioni ambientali, sociali e di governance rappresentano ulteriori fattori sfavorevoli per gli investitori a lungo termine.

“Le criptovalute potrebbero rappresentare l’eroica ricerca di un sistema di pagamento peer-to-peer decentralizzato, ma il loro prezzo si basa su un comportamento speculativo, anziché su una tesi fondamentale relativa al loro valore o alla loro utilità”, afferma Shehriyar Antia, Head of Thematic Research di PGIM. “Inoltre, essendoci poche prove a sostegno dello status di bene rifugio o di efficace copertura dall’inflazione, non vediamo alcuna ragione per cui le criptovalute debbano far parte dei portafogli istituzionali”.

Sfatare i miti sulle criptovalute

Le criptovalute non costituiscono una copertura efficace dall’inflazione: Nel 2021, il prezzo del bitcoin e di altre criptovalute si è mosso insieme all’inflazione solo per un breve periodo, prima di scendere bruscamente. L’oro, invece, ha dimostrato fin dagli anni ’70 di poter essere una copertura efficace e affidabile contro l’inflazione.

Il Bitcoin non funge da bene rifugio: il Bitcoin, la criptovaluta più diffusa, non ha rappresentato una forza stabilizzante all’inizio del 2020, quando i prezzi degli asset globali sono scesi vertiginosamente a causa dei lockdown indotti in tutto il mondo dal COVID. Il suo valore era di gran lunga inferiore a quello dei beni rifugio convenzionali.

Le criptovalute si scontrano con gli obiettivi ESG: Una singola transazione sulla blockchain del bitcoin equivale a 2 milioni di transazioni sulla rete Visa, ovvero all’incirca la stessa energia necessaria per alimentare mediamente una casa americana per oltre due mesi. Dal punto di vista della governance, l’anonimato e la difficoltà nel rintracciare l’identità dei proprietari ne fanno un mezzo di scambio privilegiato per le attività illecite, come eludere le sanzioni a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Opportunità tangibili nella tecnologia della blockchain

“Le criptovalute sono al centro del dibattito, ma è nella tecnologia sottostante che troviamo le opportunità di investimento più interessanti”, afferma Taimur Hyat, chief operating officer di PGIM. “Le aziende che abilitano applicazioni blockchain nel mondo reale – come la compensazione e il regolamento delle transazioni, la prevenzione delle frodi e la tokenizzazione di asset reali – offrono una creazione di valore significativamente maggiore nel corso del prossimo decennio. Vale l’antico assioma: quando c’è una corsa all’oro, investi in pale e picconi”.

Blockchain private e smart contract: La tecnologia del registro distribuito e gli smart contract possono rivoluzionare alcuni aspetti dei servizi finanziari, della logistica e della gestione della catena di approvvigionamento, in quanto eliminano la necessità di verificare le controparti e gli scambi, nonché di riconciliare le transazioni e i registri.

Cartolarizzazione di nuova generazione: La tokenizzazione degli asset immobiliari e infrastrutturali potrebbe ridurre sostanzialmente i costi delle transazioni e del servicing, aumentare la liquidità, semplificare le transazioni, migliorare la trasparenza dei prezzi e consentire una costruzione più granulare del portafoglio.

L’infrastruttura e l’ecosistema che supportano le blockchain e le future valute digitali delle banche centrali: L’innovazione complementare in aree quali la prevenzione delle frodi, la conformità normativa e altri fattori chiave dell’ecosistema crypto ha il potenziale per generare rendimenti interessanti per le società che forniscono questi servizi.

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