Economia, raffreddamento o congelamento? L’outlook di Allianz GI

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di Redazione 22 Giugno 2022 | 16:29

È possibile raffreddare l’inflazione senza congelare la crescita? Le banche centrali tentano di rispondere al dilemma in una fase in cui gli investitori si interrogano circa gli sviluppi da qui a fine anno e le prospettive future. “Ci aspettiamo un netto rallentamento economico e riteniamo probabile una recessione negli USA. Scopri le opinioni dei nostri CIO Globali circa l’andamento delle diverse asset class da qui a fine 2022”. Ad affermarlo sono gli esperti di Allinz GI, che di seguito illustrano la view nel dettaglio.

View macroeconomica: molteplici fattori alimentano la decelerazione dell’economia

A inizio anno ben pochi prospettavano la peculiare confluenza di fattori che oggi grava su economia e mercati finanziari globali. Il significativo rimbalzo post Covid, la liquidità in eccesso e i persistenti problemi lungo le filiere hanno causato un’impennata dell’inflazione su base annua. I prezzi delle commodity sono saliti alle stelle in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe e alla reazione degli altri Paesi del mondo. I mercati finanziari hanno attraversato una fase critica e si sono registrati sell-off generalizzati di azioni e obbligazioni. Il sentiment e la spesa dei consumatori si sono indeboliti e le società hanno risentito della contrazione di ricavi e utili. Le principali banche centrali – in particolare la Federal Reserve USA – hanno incrementato gli interventi volti a favorire un “soft landing” dell’economia per raffreddare l’inflazione senza congelare la crescita, ben consapevoli che la maggior parte dei precedenti cicli di inasprimento attuati dalla Fed si è conclusa con una recessione.

Come dovrebbero muoversi gli investitori in futuro? Crediamo sia importante costruire un portafoglio di investimento che comprenda un’ampia gamma di strumenti e trovare strade nuove per posizionare i portafogli nel contesto attuale. Di seguito alcune idee da considerare. – In termini di allocazione azionaria, i titoli value di qualità, gli asset di selezionate società tecnologiche innovative e le azioni cinesi appaiono interessanti. Sicurezza energetica e sicurezza alimentare sono due aree di investimento tematico da monitorare con attenzione. – Quanto all’allocazione al reddito fisso, alcune obbligazioni sovrane con duration lunga sui mercati sviluppati risultano più interessanti – meno allettanti invece i bond dei Paesi periferici e dei mercati semi-core europei. Gli investitori potrebbero anche prendere in considerazione l’esposizione a determinati emittenti high-yield USA in presenza di un ulteriore ampliamento degli spread. – Nel caso dei portafogli multi-asset, gli investimenti nelle commodity potrebbero fungere da protezione contro l’inflazione in aumento – l’oro in particolare potrebbe offrire una migliore diversificazione rispetto alle obbligazioni governative.

La deglobalizzazione favorisce il rallentamento della crescita e il rialzo dell’inflazione

L’inflazione, il rialzo dei tassi e la decelerazione della crescita sono temi economici estremamente rilevanti che influiscono sui portafogli, ma un altro fattore ha un ruolo centrale: la progressiva deglobalizzazione e le sue varianti “slowbalisation” e “glocalisation”. Gli scambi internazionali in percentuale del PIL sono in calo dalla crisi finanziaria globale del periodo 2007-2009, una situazione aggravata da conflitto commerciale sino-americano e Brexit. Di recente, gli sconvolgimenti lungo le filiere causati dalla Covid-19 hanno peggiorato la situazione, in particolare in Cina, dove i rigidi lockdown hanno rallentato non solo la diffusione del coronavirus, ma anche la crescita economica. L’esperienza degli scorsi due anni ci insegna che le ripercussioni negative della Covid non si limitano al PIL: infatti anche le criticità sul fronte produttivo possono esacerbare l’inflazione. Ad amplificare i problemi ha contribuito anche il conflitto in Ucraina poiché numerose società si interrogano sull’affidabilità di vendite e produzione all’estero e optano per il cosiddetto “onshoring” a scapito dell’offshoring. I suddetti fattori potrebbero dare luogo a una maggiore polarizzazione dei sistemi economici; in tale eventualità al polo formato da Stati Uniti e Paesi alleati si contrapporrebbe il polo formato da Cina e Russia. La frammentazione del “villaggio globale” è rilevante per molteplici ragioni, non da ultimo perché comporta una contrazione del commercio in percentuale del PIL, un rallentamento della crescita e un rialzo dell’inflazione. In ogni caso, secondo noi la globalizzazione non è morta, ma potrebbe assumere nuove forme. Ad esempio, la minaccia rappresentata dal cambiamento climatico ha portata globale e per affrontarla occorreranno interventi urgenti e concertati, non tanto approcci individuali.

Lo scenario base a metà anno

A nostro avviso nei prossimi due anni l’economia globale subirà un “hard landing”, attraverserà quindi una fase caratterizzata da crescita molto bassa e inferiore al potenziale. Inoltre, prevediamo che gli USA entreranno in recessione nel 2023-2024. Non ci aspettiamo una “stagflazione” come quella degli anni ‘70 – un mix tossico di crescita lenta e recessioni in presenza di tassi di inflazione a due cifre – ma crediamo che l’inflazione continuerà a sorprendere al rialzo. I tassi di inflazione anno su anno potrebbero toccare il picco entro fine 2022, a condizione che non si verifichino nuovi shock sul fronte energetico, ma servirà molto tempo (da tre a cinque anni secondo i nostri investitori senior) perché l’inflazione torni a livelli in linea con i target delle banche centrali (di norma pari al 2% nei mercati avanzati).

Non ci aspettiamo che le banche centrali, in particolare la Fed, rallentino o addirittura interrompano la normalizzazione annunciata della politica monetaria. Anzi, secondo noi le autorità monetarie continueranno ad alzare i tassi e a ridimensionare i bilanci. Il raffreddamento dell’economia indurrà le banche centrali a modificare la rotta e ad arrestare l’inasprimento dei tassi prima del previsto? È possibile. Ma è più probabile che l’inflazione elevata abbia effettivamente messo gli istituti centrali con le spalle al muro, obbligandoli ad agire. Pertanto, gli investitori non dovrebbero sorprendersi del fatto che i mercati debbano scontare un incremento e non una diminuzione delle misure restrittive.

Un contesto difficile per i mercati finanziari

Quali saranno le ripercussioni della situazione illustrata in precedenza sui mercati finanziari? Come reagiranno le diverse asset class alla decelerazione della crescita e a una eventuale recessione negli USA, nonché alla persistenza dell’inflazione, ai rialzi dei tassi di interesse e al ridimensionamento dei bilanci delle banche centrali? Nelle sezioni che seguono i nostri CIO Globali forniscono la loro view circa gli sviluppi sui mercati da qui a fine anno.

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