Investimenti, la transazione energetica: ecco perchè l’Asia è cruciale

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di Redazione 8 Luglio 2022 | 14:01

Ken Akintewe, Head of Asian Sovereign Debt di abrdn

I timori che una transizione globale verso un’economia che preveda minori emissioni di carbonio possa far innalzare l’inflazione nel lungo termine appaiono esagerati, dal momento che l’inasprimento generale della politica monetaria è destinato ad avere ben maggiori implicazioni per i portafogli.

Secondo alcuni osservatori, la transizione energetica porterebbe a una maggiore inflazione per le sue caratteristiche intrinseche, la cosiddetta “inflazione green”, dal momento che le aziende sono tenute a limitare gli investimenti in energie fossili in un momento in cui quelle rinnovabili hanno ancora costi elevati.

La narrativa che riguarda l’inflazione green, tuttavia, si basa su ciò che sta accadendo in Occidente, mentre da un punto di vista globale, l’inflazione è molto inferiore nell’area Asia-Pacifico, dove l’implementazione delle politiche contro i cambiamenti climatici è in una fase molto meno avanzata e non ci sono gli stessi vincoli al settore dei combustibili fossili che vediamo in Occidente. Il ritardo della riapertura delle economie asiatiche in seguito alla pandemia da Covid-19, tuttavia, ha portato a livelli ridotti di attività.

Il ruolo dell’area Asia-Pacifico nell’innovazione tecnologica necessaria alla transizione energetica globale

Da una prospettiva macroeconomica, le iniziative politiche di governi e banche centrali dell’area Asia-Pacifico sono state più prudenti e meno propense al sostegno artificiale dei mercati. La regione presenta livelli di debito molto più bassi, meno vincoli per i governi e più ampie capacità di intervento statale, rispetto all’Occidente. I governi e le aziende asiatiche hanno inoltre a disposizione capitali enormi con cui affrontare la transizione energetica.

Riteniamo quindi che le società asiatiche giocheranno un ruolo di importanza sempre maggiore, nell’ambito dei portafogli degli investitori. È impossibile realizzare una transizione energetica senza l’Asia, dove l’inquinamento industriale ha costretto i governi a intervenire.

Negli ultimi dieci anni, i forti investimenti hanno fatto abbassare significativamente il costo della tecnologia. Già nel 2015, in India l’energia solare era diventata più economica dell’energia da centrali a carbone, il che ha consentito di investire ampiamente in energie rinnovabili. La Cina, in particolare, dove il settore fortemente inquinante della manifattura deve accogliere le nuove fonti energetiche per ripulire l’intera catena di fornitura, vuole fare per l’idrogeno verde ciò che ha già fatto per la tecnologia solare e alcune tecnologie per turbine eoliche.

E a questo proposito siamo ottimisti, perché l’unico modo per risolvere alcuni dei problemi che il mondo sta affrontando è che paesi come la Cina facciano dei progressi ad alto impatto. Nel breve temine, dunque, alcune soluzioni che oggi appaiono come inflazionistiche, potrebbero essere disinflazionistiche in futuro. Ad esempio, i veicoli elettrici sono più cari, rispetto a quelli con motore a combustione interna. Il comparto dei veicoli elettrici, tuttavia, è quello che registra i prezzi relativi maggiormente in discesa; ciò è vero anche per un’ampia gamma di tecnologie rinnovabili, come gli asset fotovoltaici.

Ciò che gli asset manager devono fare, per promuovere investimenti sostenibili, è parlare di decisioni a lungo termine. Le aziende che basano le loro attività sullo sfruttamento di materie prime e combustibili fossili stanno registrando risultati positivi perché i costi sono aumentati più lentamente dei prezzi, a tutto vantaggio di utili e valutazioni. Per contro, lo scorso anno le valutazioni delle aziende attive nelle energie rinnovabili si sono rivelate, talvolta, negative. Tali aziende si basano sulla crescita e l’aumento dei tassi di interesse ha fatto innalzare anche il tasso di attualizzazione applicato ai loro utili, con il risultato di un peggioramento significativo delle performance.

Ciò porta a rimarcare il fatto che gli investitori dovranno con ogni probabilità affrontare molte variazioni di percorso. Anche essendo sicuri che, prima o poi, le banche centrali risolveranno questo problema, infatti, dal punto di vista del portafoglio, le strategie volte alla gestione dell’inflazione e della volatilità rimangono attraenti nel breve termine.

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