Asset allocation, mercati emergenti: la view di Pimco

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di Redazione 12 Luglio 2022 | 14:31

L’attuale shock inflazionistico è un fenomeno globale, determinato dalle interruzioni della catena di approvvigionamento e dall’impatto della guerra tra Russia e Ucraina sui prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime, con conseguenze per le nazioni di tutto il mondo. La risposta delle autorità è variata da Paese a Paese, contribuendo a creare elevati differenziali tra i tassi di interesse reali – o corretti per l’inflazione – nei mercati sviluppati e nei mercati emergenti. Riteniamo che ciò possa offrire agli investitori opportunità di rendimenti decorrelate sotto forma di debito locale dei mercati emergenti.

In questo scenario, ecco di seguito la view di Pramol Dhawan, Head of Emerging Markets, e Lupin Rahman, Head of Emerging Market Sovereign Credit di PIMCO.

Lo slancio inflazionistico degli emergenti rimane forte, con risultati altamente correlati a quelli dei mercati sviluppati. Analogamente alle nostre previsioni per i mercati sviluppati, ci aspettiamo che l’inflazione negli emergenti raggiunga un picco, per poi scendere gradualmente quest’anno e fino al 2023. Data l’ampiezza e la persistenza di questo evento, tuttavia, non prevediamo che l’inflazione rallenti ai precedenti livelli del trend fino a dopo il 2023.

Le banche centrali degli emergenti, che nel corso di decenni hanno costruito la propria credibilità nella lotta all’inflazione, hanno preso diverse strade: alcune hanno scelto di aumentare i tassi di interesse prima della Federal Reserve. Tra gli oltre 80 Paesi emergenti ci sono stati anche alcuni casi anomali di rilievo:

– Alcuni Paesi hanno subito uno shock inflazionistico particolarmente forte, come nel caso della Polonia, dove la guerra nella vicina Ucraina ha avuto un effetto sproporzionato sull’afflusso di rifugiati, sulle catene di approvvigionamento, sulla pressione della spesa e sui prezzi delle materie prime.

– L’erosione secolare, come nel caso del Messico, è emersa sotto forma di pressioni più strutturali sui prezzi, aspettative di inflazione in aumento e interrogativi sull’indipendenza a lungo termine della banca centrale.

– Gli errori politici hanno aggravato i problemi di Paesi come la Turchia, che ha resistito ad alzare i tassi d’interesse anche quando l’inflazione è salita al 74% su base annua a maggio.

In generale, ci aspettiamo che le banche centrali dei Paesi emergenti prendano spunto dagli Stati Uniti, man mano che si avrà una maggiore chiarezza sulle prospettive economiche statunitensi e sul percorso di inasprimento della Fed. È più probabile che l’inflazione degli emergenti rimanga elevata rispetto a quella dei paesi industrializzati, dato che i prodotti alimentari e l’energia hanno un peso maggiore nei panieri degli indici di inflazione degli emergenti, oltre alla propensione della politica fiscale ad accogliere gli shock inflazionistici.

Osservare il panorama globale dei tassi d’interesse

I differenziali dei tassi reali tra gli emergenti e i mercati sviluppati sono insolitamente elevati (Figura 1), e gli aggiustamenti dei tassi di riferimento dei primi appaiono in media più maturi, mentre le banche centrali delle economie sviluppate sono generalmente più avanti nei cicli di rialzo. Ciò potrebbe offrire agli investitori dei mercati sviluppati una rara opportunità di ottenere un potenziale rendimento decorrelato sotto forma di debito locale emergente, che è denominato nella valuta nazionale dell’emittente.

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