Investimenti: opportunità anche con un rallentamento della crescita

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di Redazione 15 Luglio 2022 | 12:01

Dal punto di vista degli investitori, i primi sei mesi di quest’anno si sono rivelati una tempesta perfetta: le azioni globali, misurate dall’MSCI AC World, hanno perso il 21%, mentre l’S&P 500 ha registrato il peggior rendimento totale degli ultimi 60 anni. Allo stesso tempo, le oscillazioni dei rendimenti hanno superato di gran lunga quelle osservate in tutti i cicli d’inasprimento degli ultimi 30 anni. Nel primo semestre, le obbligazioni globali, misurate dall’indice Barclays Global Aggregate, hanno perso il 15%. Più di recente, i prezzi degli asset hanno rispecchiato lo spostamento dell’attenzione degli investitori dall’inflazione e dall’orientamento aggressivo delle banche centrali ai rischi di crescita, a fronte di un aumento dei timori di recessione.

In questo scenario, ecco di seguito l’outlook di degli strategist di Credit Suisse

L’ultima riunione del nostro Investment Committee è stata l’occasione giusta per discutere il nostro posizionamento alla luce di questo scenario ancora difficile. Sebbene riteniamo che il rischio di recessione sia aumentato, tale eventualità non è ancora la nostra ipotesi di base per i prossimi 12 mesi. Nelle prossime pagine esamineremo se le banche centrali riusciranno a progettare un atterraggio morbido per l’economia. Per quanto riguarda le classi d’investimento, di recente i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi in tutti i mercati sviluppati, confermando la nostra decisione di giugno di spostare i titoli di Stato da una posizione sottopesata a neutrale nei portafogli. Manteniamo inoltre un sovrappeso nelle obbligazioni in valuta forte dei mercati emergenti, in quanto offrono un interessante differenziale di rendimento. Per quanto riguarda le azioni, gli indicatori tecnici contrarian che misurano il sentiment degli investitori e i dati delle ricerche continuano a fornire solidi segnali tattici di acquisto, motivo per cui manteniamo un moderato sovrappeso nei portafogli, espresso attraverso un sovrappeso nelle azioni statunitensi e cinesi. A nostro giudizio, la ripresa della Cina dopo i lockdown correlati al COVID-19 dovrebbe sostenere gli utili e quindi una continua ripresa sui mercati.

Manteniamo il sovrappeso in azioni

Nelle azioni globali, manteniamo un sovrappeso tattico. Le nostre preferenze di settore ora comprendono anche l’IT globale, che ci aspettiamo mostri una performance degli utili superiore.

Inoltre favoriamo le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta forte (EM HC), in
quanto offrono un interessante potenziale di rendimento.

Nelle ultime settimane i prezzi degli asset hanno riflesso un cambiamento del focus degli investitori dall’inflazione e dall’approccio da falco delle banche centrali ai rischi per la crescita. I rendimenti dei titoli di Stato sono scesi nei mercati sviluppati, determinando rendimenti positivi e corroborando la nostra decisione del mese scorso di portare i titoli di Stato da sottopeso a una posizione neutrale in portafoglio. Le azioni sono rimaste fortemente volatili, con i settori ciclici come l’energia che hanno cominciato a sottoperformare. Le materie prime, una delle classi di asset più sensibili alla crescita, hanno ritracciato parte dei recenti guadagni. Nel valutare le prospettive economiche, l’Investment Committee (IC) di Credit Suisse conclude che il rischio di recessione è aumentato: gli indicatori economici statunitensi ed europei si sono indeboliti in un contesto di inasprimento delle condizioni finanziarie, ad esempio nel mercato immobiliare statunitense sensibile ai tassi di interesse. L’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari sta intaccando il reddito disponibile reale, smorzando la propensione ai consumi a livello globale. Tuttavia, anche se abbiamo ridimensionato le nostre prospettive di crescita per USA ed Europa, la recessione nei prossimi 12 mesi resta un rischio, non il nostro scenario di base. La Cina rimane su una diversa traiettoria di crescita, con l’allentamento delle restrizioni per il COVID-19 che ha innescato una ripresa economica ora rafforzata da un forte stimolo politico.

Potenziale per un rally tattico a breve termine

Gli indicatori tecnici contrarian che misurano il sentiment degli investitori, oltre ai dati dei sondaggi, continuano a offrire forti segnali tattici di acquisto per le azioni. L’IC pertanto mantiene un sovrappeso azionario moderato nei portafogli, espresso attraverso un sovrappeso in azioni statunitensi e cinesi. La ripresa in atto in Cina dovrebbe sostenere gli utili e dunque una continua ripresa del mercato. Il mercato statunitense ha una quota elevata di titoli tecnologici, a cui gli investitori dovrebbero guardare per trovare titoli fondamentalmente solidi, con valutazioni attraenti dopo una vendita indiscriminata durante la crisi. Il settore IT globale è stato portato in sovrappeso, in quanto si prevede che mostrerà una performance degli utili superiore. Le azioni dell’Eurozona vengono ridotte a un sottopeso tattico alla luce della loro maggiore vulnerabilità al rallentamento ciclico in atto. A titolo di cautela, anche se vediamo buone possibilità di un temporaneo rally di sollievo, è probabile che il contesto macroeconomico rimanga difficile per le azioni nel medio termine. Per una conferma del picco dell’inflazione negli USA e in Europa potrebbero passare ancora dei mesi. Se la Federal Reserve USA dovesse rimanere troppo focalizzata sull’inflazione headline invece che core, che ha già raggiunto un picco, i timori di una recessione potrebbero aumentare ulteriormente. Di conseguenza uno scenario di rischio è che le previsioni sui tassi della banca centrale vengano nuovamente spinte al rialzo, anche con l’indebolimento della crescita.

Preferenza per le obbligazioni EM HC

L’IC ha confermato il sovrappeso in obbligazioni dei mercati emergenti in valuta forte, grazie al loro attraente sovrarendimento. Ora considera le obbligazioni sovrane un’alternativa a quelle societarie per implementare un sovrappeso tattico in titoli EM HC, a seconda del contesto di portafoglio. I titoli di Stato dei mercati sviluppati restano neutrali.

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