Richard "Dick" Grasso: ascesa e tramonto di un re

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di Marco Mairate 14 Agosto 2008 | 16:00
Da fattorino a presidente del new york stock exchange, tutto in quarant’anni di carriera. Ecco come nasce (e si dissolve) il sogno americano.

La carriera di Richard “Dick” Grasso é pressoché legata in modo indissolubile con i mercati finanziari e precisamente con il New York Stock Exchange, il colosseo delle Borse mondiali. Grasso, nato nel 1946 nello stato di New York, inizia la sua carriera nel 1968 quando ottiene un posto da fattorino proprio alla Borsa con sede a Wall Street.

Prima di arrivare qui, il giovane Dick si diploma alla Newtown High School e successivamente frequenta (per soli due anni) la Pace University prima di entrare nelle forze armate. Finito il servizio militare fa subito il suo ingresso nel floor del NYSE come fattorino. Un lavoro massacrante con una paga da fame (81 dollari la settimana) ma che richiede poche e semplici doti: avere un diploma ed eseguire gli ordini rapidamente. Al Nyse trascorre tutta la sua lunghissima carriera che lo porterà, nel 1995, a ricoprire la carica di presidente della Borsa per antonomasia. 
La storia di Grasso, “il piccolo uomo in abito scuro” (come veniva chiamato dagli operatori del floor), é tutta qui: la middle class americana che parte dal basso e riesce ad arrivare in cima, al successo, al potere e ai soldi. Sono proprio i soldi e la maxi liquidazione che Grasso si prende al momento del suo addio alla Borsa ad attirargli odi e cattiva stampa. E’ il maggio del 2004 quando Grasso (decaduto dalla carica di presidente nel settembre del 2007) si riconosce un emolumento di fine carriera di quasi 140 milioni di dollari. Ovviamente il manager sostiene la regolarità dell’operazione (lo stipendio é stato deliberato dal board del NYSE) e in effetti, quattro anni pi˘ tardi e dopo milioni di dollari spesi in avvocati, la Procura archivia il caso.
Un personaggio unico Mister Grasso, l’uomo che nel settembre del 2001, dopo i tremendi fatti delle Twins Towers, ha coniato il motto “Let Freedom Ring” riferendosi alla volontà di riaprire i mercati finanziari (chiusi temporaneamente a causa del crollo delle torri) e far continuare il sistema. 
Qui nasce il mito di Grasso: un mix di businnesman, politico e showman che gli permette di diventare il “pelato” pi˘ famoso di Wall Street. Grasso ha infatti avuto il merito (o il demerito) di far diventare il floor un luogo di culto dove a fianco degli operatori urlanti si possono incrociare giornalisti (indimenticabili i collegamenti della giornalista finanziaria Maria Bartiromo dal trading floor) ma anche attori, modelle e politici di turno.
Sono gli anni Novanta, quando suonare la campanella sulla balconata davanti al floor é un vero e proprio rito ripreso da tutte le televisioni del mondo. 
Sono gli anni delle Ipo facili, delle dot.com e della bolla speculativa: tutto quello che succede di importante al mondo accade a Wall Street, alla Borsa di New York, sotto il patrocinio di Dick Grasso. Come in tutte le storie di successo anche la carriera di Grasso ha un suo tramonto. Prima l’indagine della Securities & Exchange Commission sulle operazioni di trading illegali, seguita da accuse pesanti che mettono sotto processo il sistema di (auto) gestione della Borsa di New York e i suoi manager.

La maxi liquidazione e l’ingresso di Sandy Weil nel board del NYSE (il ceo di Citigroup viene coinvolto nello scandalo Enron e WorldCom) fanno il resto e spengono la fama di Grasso. Anche alcuni dei suoi sostenitori storici gli voltano le spalle: dall’ex procuratore di New York Elito Spitzer (a sua volta vittima di uno scandalo sessuale nel 2008) passando dal ceo ad interim del NYSE, John Reed, fino all’ex numero uno di Goldman Sachs e ora Segretario al Tesoro, Henry Paulson. Con l’uscita di scena di Grasso, tramonta anche l’epoca della “Borsa Champagne” e il floor della Borsa di New York sarà meno festaiolo di un tempo. Grasso esce di scena senza stile ma con una pensione degna di un re: The King of The Club. 

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