Asset allocation, azioni Europa: d’obbligo lo stock picking

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di Redazione 22 Luglio 2022 | 15:01

Dall’inizio dell’anno il mercato europeo, come altre aree geografiche, ha subito una pesante correzione. Gli operatori di mercato attendono che sia raggiunto il punto di minimo, il via libera per riposizionarsi nel lungo periodo. “Siamo convinti che le azioni europee si muoveranno come un walzer a tre tempi”. Ad affermarlo è  Geoffroy Goenen, Head of Fundamental European Equity di Candriam, che dio seguito illustra nel dettaglio la view.

Il tempo del Value

La correzione dei mercati osservata dall’inizio dell’anno è stata soprattutto la causa del forte rialzo dei tassi a lungo termine negli Stati Uniti e in Europa. Questo fenomeno incide sulle valutazioni delle imprese e in primo luogo su quelle Quality/Growth.

Riteniamo che per un aumento di 100 punti base dei tassi a lungo termine sia in USA sia in Europea, i titoli Quality/Growth possano perdere circa il 15% del loro valore. Se per ora non possiamo escludere un ulteriore aumento dei tassi a lungo termine, siamo convinti di essere vicini a un picco.

Notiamo tuttavia che le valutazioni di molti titoli che erano diventate eccessivamente costose alla fine dello scorso anno sono tornate a livelli relativamente interessanti, in parte per la recente correzione di mercato. Se le aspettative dei nostri economisti sui tassi saranno confermate, sembra più che probabile che ci stiamo avvicinando alla fine di questa prima fase di sell-off. In effetti, malgrado una volatilità che dovrebbe persistere, dovremmo essere vicini al picco dei tassi a lungo termine e dell’inflazione core, soprattutto negli Stati Uniti. Il livello minimo, principalmente per i titoli Growth, dovrebbe quindi essere raggiunto rapidamente e consentire a questi ultimi di beneficiare di un potenziale rialzo.

Inoltre, la parte Quality/Growth del mercato, che include titoli innovativi, genera una media tra l’8% e il 10% di valutazione l’anno, senza neanche dover battere il consenso. Questi stessi titoli innovativi hanno inoltre la tendenza a sorprendere il mercato al rialzo in termini di utili per azione.

Il ritorno al Growth

Da un lato, le diverse azioni delle Banche Centrali, in primis la riduzione dei loro bilanci ma anche i rialzi dei tassi, stanno alimentando il rallentamento dell’economia. Dall’altro, la grande maggioranza dei paesi soffre di un livello di indebitamento e di deficit molto importanti. È quindi estremamente difficile sostenere la crescita in un contesto del genere.

Nei prossimi trimestri, oltre ai problemi esistenti sui margini, potremmo assistere a seri rischi sui ricavi.  Una volta che il mercato avrà prezzato l’aumento dei tassi a lungo termine, dovremmo entrare in un “normale” ciclo degli utili. Alcune aziende vedranno un naturale rallentamento dei  profitti, altre resisteranno e i grandi vincitori saranno coloro che riusciranno a trarre vantaggio dai settori  di nicchie in fase di accelerazione. In generale, i titoli Growth sovraperformano in questi cicli economici ribassisti, ma la selezione resta fondamentale. Vediamo molti comparti di nicchia che dovrebbero permettere questo livello di visibilità a livello strutturale, o addirittura un aumento di quote di mercato e un’accelerazione degli utili nei prossimi anni, in particolare per le imprese operanti nei settori della transizione energetica, delle nuove tecnologie dedicate alla sanità, della digitalizzazione o anche dell’automazione dell’economia.

Via libera a titoli ciclici

La partenza di questa terza fase dovrebbe essere determinata dal minimo raggiunto dai mercati. Questo livello determinerà il momento in cui gli investitori potranno riposizionarsi sul lungo termine in un mercato rialzista.

Sulla parte Growth del mercato, come spiegato in precedenza, probabilmente non siamo molto lontani dal minimo.  Il Nasdaq, un esempio perfetto di questo tipo di titoli, è passato da oltre 16.000 punti ai circa 11.000 attuali. Questo ci lascia pensare che la maggior parte della correzione sia ormai alle spalle. Potremmo osservare un’ultima spinta al ribasso, ma il livello di resilienza degli utili è sicuramente vicino.

Inoltre, è stato storicamente osservato che i mercati, e in particolare i titoli ciclici, anticipano la nuova fase di un ciclo economico di circa 6-12 mesi. Anche se determinare una tempistica precisa rimane difficile, possiamo prevedere un punto di minimo dei mercati entro la fine del 2023. D’altra parte, non si può escludere che al minimo segnale di stasi dell’inflazione, della politica delle banche centrali e, soprattutto, dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti, possano alimentare un rimbalzo temporaneo dei mercati nel breve termine. Questo potenziale rimbalzo del mercato azionario dovrebbe offrire un’opportunità per prendere profitto piuttosto che come un segnale di una ripresa economica reale e duratura.

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