Investimenti, bond: cruciale allungare la duration dei portafogli

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di Redazione 26 Luglio 2022 | 12:01

Le attese degli investitori sono per il meeting della Fed in cui Powell potrebbe annunciare un rialzo del tassi di 75 punti base, ma i mercati hanno cominciato a scontare un maxi aumento di 100 punti, vista l’inflazione cresciuta del 9,1% a giugno.

La crescita dei prezzi al consumo sta avvenendo agli stessi ritmi di quando alla Casa Bianca c’era Ronald Reagan e alla Federal Reserve il governatore Paul Volcker. I mercati temono che Powell possa seguire la strada del suo predecessore Volcker (alzando violentemente i tassi) che nel novembre del 1980 portò il tasso dei fondi federali al 15,9% e successivamente al picco storico del 19,1% nel giugno del 1981 e aprì la strada alle due recessioni USA (1980 e nel 1981/82), la prima delle quali costò la rielezione di Carter e la seconda la sconfitta di mid term di Reagan. Il Tbond decennale tocco il picco di periodo al 15,8% nel settembre del 1981 e nell’agosto del 1982 il Dow Jones tocco il minino a 776 punti.

Crediamo che non ci sarà una Volcker 2 (il periodo storico è completamente diverso, anche se il rialzo di 100 bp rimane probabile), visto che la stretta monetaria include non solo il rialzo dei tassi, ma anche il taglio al bilancio per 95 miliardi al mese. Inoltre, una buona parte dell’inflazione USA è dovuta alle limitazioni sul fronte dell’offerta che, complice la carenza di forza lavoro che ha determinato pressioni rialziste sui salari, ha alimentano direttamente la crescita dei prezzi. Ciò significa che l’arma del rialzo dei tassi di interesse risulta un po’ spuntata per contrastare un’inflazione provocata da fattori relativi all’offerta.

Secondo i contratti derivati, il maxi-rialzo dei tassi FED dell’1% a luglio è probabile al 79%. Per il restante 21% vi sarebbe un rialzo dello 0,75%. Se questa ipotesi fosse confermata, quando in Italia sarà la sera del 27 luglio la FED annuncerà che i tassi d’interesse saliranno al 2,75%. Sarebbe il livello più alto dal 2008, l’anno della crisi finanziaria mondiale.

Queste aspettative sembrano giustificare il valore del cambio euro-dollaro. Per quel che sappiamo ad oggi, la BCE potrebbe alzare i tassi dello 50 bp a settembre (poi si vedrà). Ma le distanze tra tassi FED e tassi BCE si ampliano e ciò indebolisce la moneta unica, pressata anche dal maggior rischio recessione.

Il rendimento del Treasury a 10 anni è sceso tuttavia sotto il 3% e questo potrebbe sembrare una contraddizione rispetto all’andamento atteso sui tassi. In realtà, riteniamo che il mercato dei bond stia prezzando quello che viene definti un “policy error”, vale a dire un errore di politica monetaria.

L’aumento della FED manderà in recessione l’economia americana (il punto è quando e non più se). Se così sarà, i tassi nei trimestri successivi avrebbero maggiori probabilità di essere tagliati che non alzati o essere tenuti invariati. Secondo le stime di CME Group, entro i primi mesi del 2023 i tassi FED saliranno al 4-4,25%, salvo scendere al 3,50% già entro luglio. Il mercato prezza già tre tagli dei tassi da 0,25% da qui a dodici mesi, ossia appunto la recessione.

In questa fase riteniamo quindi che gli investitori dovrebbero guardare con cautela (ed in modo opportuno) a un allungamento della duration del portafoglio obbligazionario. Inoltre, considerato l’appiattimento relativo della curva, il rendimento incrementale per detenere scadenze più lunghe potrebbe non essere del tutto compensato dal più elevato rischio (almeno per il momento).

Da non sottovalutare lo scenario geopolitico, non solo fra Russia ed Ucraina, ma anche fra la Cina e Taiwan (stranamente se ne parla poco), dove la guerra civile si è fermata solo formalmente con la firma del trattato di pace, ma i due paesi sono tecnicamente ancora in stato di guerra. La nostra convinzione continua a essere quella di privilegiare l‘investimento in azioni, privilegiando le aziende di quei settori che sono in grado di aumentare i prezzi finali di vendita ad un aumento dei costi complessivi di produzione.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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