Mercati, il rallentamento dell’economia Usa frena anche il dollaro

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di Redazione 26 Luglio 2022 | 12:31

I deludenti dati economici provenienti dagli Stati Uniti hanno abbassato i rendimenti in tutto il mondo e eliminato ogni possibilità di un aumento di 100 punti base della Federal Reserve nel meeting di questa settimana.

Il sorprendente aumento di 50 punti base della BCE ha avuto inaspettatamente un impatto limitato sulla valuta comune che, tuttavia, ha beneficiato del generale indebolimento del dollaro USA. Le valute legate alle materie prime, sia le G10 che quelle emergenti, hanno performato bene questa settimana sulla scia della stabilizzazione dei prezzi delle commodities.

Questa settimana il focus sarà sulla riunione della Federal Reserve di mercoledì. Importante sarà anche il rapporto sull’inflazione degli Stati Uniti e dell’Eurozona, entrambi in uscita venerdì. La domanda chiave che si fanno i mercati è quanto velocemente il rallentamento dell’attività

economica, evidente nella maggior parte delle aree economiche, porterà ad un ribasso dell’inflazione. Sarà questa la principale domanda su cui la Federal Reserve dovrà interrogarsi durante la riunione di luglio.

Euro

La BCE ha sorpreso i mercati con un aumento di 50 punti base, evento al quale avevamo assegnato una probabilità del 50%. L’iniziale reazione positiva della valuta è in qualche modo svanita perché i mercati non ritengono di avere ancora sufficienti informazioni sullo strumento anti-frammentazione della BCE. Dall’altra parte, è stato deciso di abbandonare la cosiddetta forward guidance che, alla luce delle inadeguate capacità di previsioni dimostrate nel tempo e che spesso abbiamo commentato, era un passo necessario. Questa incertezza, unita alle sorprese negative nei PMI, che suggeriscono che l’economia dell’Eurozona sia entrata in una fase stagnante, ha limitato i guadagni dell’euro rispetto al dollaro e l’ha mantenuto non lontano dalla parità. Tutti gli occhi ora sono puntati sui flash CPI di venerdì, che dovrebbero mostrare che l’inflazione core non ha ancora raggiunto il picco nell’Eurozona.

Dollaro Usa

Ci sono stati segnali inequivocabili di un rallentamento economico negli Stati Uniti la scorsa settimana. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione continuano a crescere anche se da un livello storicamente basso. La crescita dei tassi sui mutui continua a rallentare il settore immobiliare, sebbene le nuove costruzioni rimangano ai massimi storici. A nostro avviso, il fattore più preoccupante è stato il calo degli indici PMI a livelli di contrazione economica (sotto la soglia di 50) . Sebbene le banche centrali di tutto il mondo abbiano costantemente sorpreso con politiche aggressive, non ci aspettiamo che accada lo stesso questa settimana durante la riunione della Federal Reserve, visto che i segnali di un rallentamento dell’attività economica negli Stati Uniti dovrebbero essere sufficienti a confermare un aumento di 75 punti base. Più in generale, riteniamo che aumenti di tassi così ampi siano ormai un ricordo del passato e dovremo tornare ai 25 o 50 punti base dopo la riunione di luglio cosa che potrebbe limitare i guadagni del dollaro.

Sterlina

Le notizie macroeconomiche dal Regno Unito hanno preso una netta svolta positiva la scorsa settimana. I PMI hanno sorpreso al rialzo e rimangono coerenti con una crescita costante. Il mercato del lavoro ha continuato a generare posti di lavoro anche a maggio. Infine, mentre l’inflazione complessiva rimane ai massimi storici, l’inflazione core sta diminuendo da due mesi consecutivi. La sterlina non ha reagito molto, muovendosi come l’euro rispetto al dollaro, ma queste notizie positive potrebbero preparare il terreno per un rally nelle prossime settimane, soprattutto perché la sterlina resta sottovalutata.

A cura di Ebury

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