Mercati, obbligazioni: i nuovi governativi e corporate sotto la lente

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di Carlo Aloisio 28 Luglio 2022 | 09:31

Tipico atteggiamento attendistico da parte degli investitori nel corso di questa settimana, in attesa dell’esito della due giorni di politica monetaria negli Stati Uniti, con la previsione che il Fomc possa varare un altro rialzo da 75 punti base dopo quello di giugno. Ovviamente i riflettori erano puntati sui risvolti e commenti per captare qualunque eventuale indicazione riguardo alle future mosse della Federal Reserve, mentre si fanno strada i primi timori di recessione dopo una serie di dati apparsi più deboli del previsto e prezzati già dalla curva dei tassi americana.

Un segnale in questo senso è arrivato anche dall’Fmi che in settimana ha tagliato l’outlook di crescita globale, avvertendo che l’inflazione alta, che colpisce dall’Europa all’Australia, rischia di spingere l’economia mondiale in recessione.

Sul fronte interno la crisi politica ha spinto subito l’agenzia di rating S&P Global a rivedere l’outlook dell’Italia a stabile da positivo, in considerazione dei crescenti rischi per l’economia e la finanza pubblica legati a fattori esterni e interni, lasciando invariato il rating a BBB.

Fortunatamente ciò avviene nel momento in cui l’Unione Europea sta varando delle misure volte a contenere la speculazione e lo spread all’interno dell’Eurozona, in modo da evitare la volatilità vista in altre crisi politiche e monetarie.

In ogni caso pur di fronte a un rendimento accettabile del 3,3% sulla curva decennale per il nostro Btp benchmark di riferimento, lo spread è in area 235. Alla prima lettura può apparire un dato positivo, ma entrando nel dettaglio dell’Eurozona, possiamo fregiarci della maglia nera, per anni sulle spalle della Grecia che ora è torntat sotto il 3% ed è preceduta da Cipro al 3,15%. Per il resto dei paesi i rendimenti si sono stabilizzati tra l’1,5% ed il 2% con la sola Germania sotto l’1%.

Negli Usa la situazione tassi rimane ancora invertita con il rendimento a due anni sopra il 3% ed il Treasury decennale al 2,78%.

I nuovi bond governativi sotto la lente

Per i nostri titoli di Stato, settimana di aste con i primi collocamenti dopo la crisi politica. Si è partiti con sei miliardi di Bot semestrali e poi su Btp a medio-lungo periodo. Attive anche la Germania con quattro miliardi di Bund decennali e la Grecia con 625 milioni a breve periodo.

Il mercato primario è praticamente già andato in vacanza, almeno per l’Eurozona, qualche deal è arrivato dal Land di Berlino che ha offerto 500 milioni di euro con scadenza al 2032, ricevendoordini superiori ai 3 miliardi. Il titolo che ha cedola del 1.625% è stato emesso a 99,561 con un rialzo in area 99,80 una volta trattato sul grey market. Taglio da mille euro con multipli di mille e Isin DE000A3MQYL0.

Le nuove emissioni corporate sotto i riflettori

Emissione senior unsecured che mancava da molto tempo per la propria rete che successivamente sarà quotata su Eurotlx per Unicredit con 800 milioni di euro con scadenza nel 2027 e cedola del 3,25%. Il taglio fissato è adatto al retail con un minimo di 10mila euro con multipli di 10mila. Isin XS2499011059 ma bisognerà attendere la quotazione per avere degli scambi di secondario.

Maxi deal dalla banca canadese Toronto Dominion, che ah emesso due titoli in euro. Il primo con scadenza 2027 per un totale di un miliardo con cedola del 2,551% e prezzo d’emissione a 100, Isin XS2511301322. Il secondo titolo ha scadenza nel 2032 con cedola del 3,129% ed è stato collocato per 1,25 miliardi al prezzo di 100, con isin XS2511309903. Entrambi i titoli hanno ben performato nel grey market con rialzi tra i 20 e 50 centesimi rispettivamente. Taglio minimo per entrambi fissato a 100mial euro con multipli di mille e rating A1/A.

Per il resto soprattutto sull’euro si è trattato di ritocchi, i cosidetti “tap” su emissioni già circolanti.

Sul dollaro attiva la multinazionale del credito American Express, che ha emesso 3,5 miliardi spalmati su due scadenze. Per la più breve al 2025 per un totale di 2,25 miliardi con cedola del 3,95% e Isin US025816CY33, prezzo d’emissione a 99,90 rimasto sui livelli vicino a 100 anche nel grey market. Per la scadenza 2033 la cedola sale al 4,42% con il totale dell’emissione di 1,25 miliardi, con Isin US025816DA48; il prezzo d’emissione di 100 non ha tenuto sul grey market successivo, scendendo verso quota 99,5. Taglio minimo retail per entrambe le scadenze da 2mila dollari con multipli di mille e rating A2.

A cura di Carlo Aloisio, senior broker

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