Mercati, tra uno shock e un “hard landing”

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di Redazione 5 Agosto 2022 | 11:42

A cura Oliver Blackbourn, Multi-Asset Portfolio Manager, Janus Henderson 

La Banca d’Inghilterra ha aumentato i tassi d’interesse all’1,75%, con un incremento più consistente dello 0,5%, in linea con l’accelerazione osservata tra gli altri paesi. Questo dato è stato ampiamente prezzato dai mercati prima della riunione. La continua accelerazione del costo della vita e le aspettative di un’ulteriore crescita dell’inflazione hanno chiaramente costretto la maggior parte dei membri del Commissione per la politica monetaria (MPC) a un’azione più incisiva. Le nuove previsioni economiche sono servite a mettere in evidenza l’intensificarsi della sfida che la BoE si trova ad affrontare nel momento in cui si trova a lottare con due fattori opposti, ovvero l’inflazione la crescita. Tra le proiezioni economiche si è quasi perso di vista l’annuncio del processo di riduzione delle dimensioni del bilancio della Banca, che prevede la vendita di 10 miliardi di sterline di Gilt a trimestre, oltre alla prevista riduzione delle scadenze.

L’aumento dei tassi di interesse è stato accompagnato da prospettive ancora peggiori per l’inflazione. L’inflazione CPI dovrebbe ora raggiungere un picco del 13,3%, oltre l’11% al di sopra dell’obiettivo del 2%, e rimanere molto più persistente fino al 2023 di quanto previsto in precedenza. Preoccupa il fatto che il tasso di inflazione previsto per la fine di settembre 2023 dovrebbe essere ancora superiore all’ultimo dato di giugno (9,4%). La rigidità del mercato del lavoro e gli elevati aumenti salariali preoccupano chiaramente l’MPC; il governatore Bailey ha ripetutamente fatto riferimento a potenziali effetti di secondo grado come una preoccupazione per un maggiore consolidamento degli aumenti dei prezzi. Tuttavia, di recente i mercati si sono concentrati sempre più sull’altra faccia della medaglia: la BoE ha abbassato nuovamente le previsioni di crescita, indicando una probabile recessione che inizierà nel quarto trimestre del 2022 e continuerà per gran parte del 2023.

Le prospettive divergenti per la crescita e l’inflazione dimostrano quanto l’economia britannica appaia in questo momento in fase di stagflazione, in particolare rispetto agli altri principali mercati sviluppati. La BoE non è la sola a trovarsi in questa posizione, ma forse ha una sfida maggiore rispetto alle altre principali banche centrali. Detto questo, forse è più aperta di molti altri istituti riguardo ai potenziali compromessi per la crescita derivanti dalla lotta all’inflazione. Si tratta ora di trovare il percorso meno negativo per l’economia britannica. Con la crescita e l’inflazione che si muovono in direzioni diverse e la Banca che non è più così esplicita nella forward guidance, la sterlina e i mercati del reddito fisso del Regno Unito resteranno probabilmente volatili. Negli ultimi mesi i mercati sono passati dalla preoccupazione per l’aumento dei rendimenti dei Gilt britannici dovuto all’inflazione a quella per il rallentamento della crescita. Le nuove previsioni prevedono esiti più estremi sia per la crescita sia per l’inflazione, il che probabilmente significa che i mercati continueranno a oscillare tra la priorità dei diversi fattori e l’evoluzione del comportamento della BoE. A complicare ulteriormente le prospettive c’è il potenziale cambiamento della posizione fiscale del governo britannico, mentre il partito conservatore cerca di scegliere tra i due competitor rimasti in corsa alla carica di primo ministro.

Dopo l’annuncio, i rendimenti dei Gilt sono scesi lungo tutta la curva e la sterlina si è indebolita. La maggior parte della riduzione dei rendimenti nominali dei Gilt è derivata dal calo dei rendimenti reali, potenzialmente indice di preoccupazioni per l’indebolimento delle prospettive di crescita, di una minore fiducia nell’impegno della BoE nella lotta all’inflazione, di una riduzione del bilancio meno aggressiva del previsto o di una combinazione di tutti e tre questi fattori. La debolezza della sterlina è stata probabilmente il risultato del calo dei rendimenti reali, ma potrebbe anche essere dovuta a una più ampia preoccupazione per il grado di stagflazione previsto nel Regno Unito. L’indebolimento della valuta britannica ha sostenuto i titoli azionari, che hanno registrato una performance migliore dopo l’annuncio della BoE. Un’elevata percentuale dei ricavi azionari del Regno Unito infatti proviene dall’estero e l’indebolimento della sterlina ne aumenta quindi il valore.

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