Asset allocation: i titoli growth tornano a essere allettanti

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di Redazione 18 Agosto 2022 | 12:01

In un contesto di mercato favorevole allo stile value, le società growth e quality sono state penalizzate dagli investitori negli ultimi mesi, ma quelle che creano valore a lungo termine hanno tutte le caratteristiche per generare le migliori opportunità di investimento nel secondo semestre“. Parola di Fares Benouari, senior Portfolio Manager del team azionario globale e svizzero di UBP, che di seguito spiega la previsione nei particolari.

Nella prima metà dell’anno, i titoli growth e quality hanno sottoperformato di circa il 25%, subendo prese di profitto a causa della preferenza degli investitori per i titoli value. È vero che questi ultimi uscivano da un decennio di relativa sottoperformance. Il recupero dei titoli value, iniziato nel 2021, è proseguito in un contesto di forti pressioni inflazionistiche. Di conseguenza, gli investitori non hanno esitato a trarre profitto dai titoli growth e di qualità con maggiore liquidità che avevano sovraperformato negli ultimi anni. I titoli tecnologici, in particolare, hanno subito un allontamento degli investitori, in un contesto molto sfavorevole, segnato dal conflitto in Ucraina e dalle severe misure di contenimento adottate dalle autorità cinesi in nome della politica “zero-covid”.

Questa divergenza negli stili di investimento è stata evidente e ha portato a una compressione dei multipli di valutazione per i titoli growth e quality, anche se le prospettive degli utili sono rimaste solide, come evidenziato dalle revisioni al rialzo effettuate dagli analisti tra gennaio e giugno. In effetti, il sentiment pessimista degli investitori è diverso da quello delle aziende che – finora – non hanno registrato un rallentamento degli ordini. D’altra parte, le aziende ammettono di avere molteplici problemi di approvvigionamento che limitano la loro attività e aggravano le pressioni inflazionistiche.

Se tradizionalmente le aziende hanno difficoltà a cogliere i punti di svolta del ciclo economico, cosa possiamo aspettarci da questa fase dell’anno? Ipotizzando uno scenario macroeconomico relativamente pessimista che porti a un calo degli utili del 5% (rispetto al +11% previsto a fine giugno) e a una compressione dei multipli in calo del 25%, potremmo chiudere l’anno con una correzione del 25-27% delle azioni globali. Tuttavia, va notato che, nei punti di inflessione, i multipli agiscono solitamente come un ammortizzatore, normalizzandosi verso l’alto nel momento in cui gli utili societari vengono (finalmente) rivisti al ribasso. Questi multipli di valutazione sono già scesi nella prima metà dell’anno, con le azioni globali che attualmente scambiano a meno di 14 volte gli utili, mentre il P/E medio a 20 anni è più vicino a 16. Vediamo quindi molte cattive notizie già prezzate dal mercato, soprattutto in un segmento ben specifico.

Bilanci sani, basso indebitamento, innovazione ed elevato potere di determinazione dei prezzi: il mix vincente di titoli di growth e quality

In un contesto inflazionistico, gli investitori dovrebbero anche dare priorità a società con un bilancio sano, un basso indebitamento, la capacità di innovare e alte barriere all’ingresso che consentono loro di mostrare un elevato potere di determinazione dei prezzi. È più probabile che queste aziende si trovino nel segmento quality e meno nel value. E con il rallentamento dell’economia, anche le aziende in crescita dovrebbero tornare a essere valutate equamente. Gli investitori hanno quindi un motivo in più per tornare a puntare sulle società che operano principalmente nei settori della sanità, della tecnologia e dei beni di consumo. Al contrario, i settori dell’energia, delle utility e dell’immobiliare presentano un minor numero di titoli con queste caratteristiche.

Negli ultimi tre mesi il calo dei prezzi delle materie prime si è accelerato, con flessioni comprese tra il 20 e il 50%. Di conseguenza, i dati futuri sull’inflazione dovrebbero incorporare questa normalizzazione sui mercati delle materie prime. Allo stesso modo, l’effetto base spingerà meccanicamente al ribasso i dati sull’inflazione a partire dal quarto trimestre. Questo contesto dovrebbe incoraggiare gli investitori a riposizionarsi su asset di rischio (azioni), in particolare in titoli growth e quality. Inoltre, gli investimenti effettuati per sbloccare le catene di approvvigionamento dovrebbero iniziare a produrre effetti nella seconda metà dell’anno e creare una dinamica più favorevole per ridurre le pressioni inflazionistiche.

A loro volta, alcune società dovrebbero essere in grado di mantenere le loro previsioni sugli utili per il 2022. L’obiettivo è identificare le società growth e quality che creano valore in termini di rendimento del flusso di cassa sul capitale investito (CFROI®). Le aziende che riescono a mantenere il proprio CFROI® a un livello elevato e stabile hanno tipicamente elevate barriere all’ingresso e sono in grado di continuare a investire nella prossima generazione di prodotti, laddove la concorrenza è costretta a fare un passo indietro. Il loro profilo è atipico, in quanto sono più difensive durante le fasi di ribasso e partecipano più abbondantemente all’andamento del mercato quando il ciclo si inverte. Si tratta di una garanzia di sovraperformance a lungo termine e di una caratteristica particolarmente auspicabile nell’attuale contesto.

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