Investimenti: ecco ora quanti anni di stipendio servono per comprare casa in Italia

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di Redazione 19 Agosto 2022 | 12:31

L’evoluzione dei prezzi delle case e l’aumento dei salari non sono andati di pari passo negli ultimi 20 anni nella maggior parte dei paesi dell’OCSE, il che rende sempre più gravoso lo sforzo per l’acquisto di una abitazione. In Italia nel 2020 ci volevano 8,7 anni di stipendio per acquistare una casa di 100 mq, in aumento rispetto agli 8,5 del 2000. Ma altri Paesi sono messi decisamente peggio. Ecco qual è la situazione e quanto è difficile acquistare casa nei Paesi OCSE.

Quanti anni servono per comprare una casa di 100mq

Gli anni di reddito medio annuo necessari a coprire il prezzo di una casa di 100 mq sono aumentati in quasi tutti i Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e in alcuni di essi sono quasi raddoppiati nel confronto tra il 2000 e il 2020. “L’evoluzione del mercato immobiliare rischia di rafforzare le disuguaglianze preesistenti”, sottolinea l’agenzia in un recente studio dell’organizzazione intitolato ‘La tassazione degli alloggi nei paesi dell’OCSE’.

L’acquisto di una casa sta diventando più gravoso, il che allontana molte famiglie dall’accesso alla proprietà della casa nella maggior parte dei paesi sviluppati. “Negli ultimi decenni i prezzi delle case e degli affitti reali sono aumentati più rapidamente dell’inflazione e dei redditi, e, mentre i tassi di interesse reali più bassi hanno abbassato i costi di pagamento dei mutui, ciò ha solo parzialmente smorzato l’impatto dell’aumento dei prezzi delle case“, sottolinea il rapporto.

Secondo lo studio, che considera i dati sui prezzi delle case e sul reddito familiare lordo medio per l’anno 2020, gli italiani hanno bisogno di 8,7 anni di reddito disponibile per acquistare una casa di 100 m2. Poco cambia rispetto agli 8,5 anni necessari nel 2000, ma alcuni Paesi sono messi decisamente peggio: la Nuova Zelanda (18,7 anni), Corea del Sud (16,6), Irlanda (16,1) o Lussemburgo (15,8). In Spagna nel 2020 servono 11,1 anni di stipendio, mentre nel 2000 gli spagnoli avevano bisogno di “solo” 8,2 anni di reddito pieno.

L’Italia è tra i Paesi in cui lo sforzo delle famiglie per acquistare casa è minore nella classifica dei 31 paesi OCSE redatta con dati disponibili sul tasso di impegno delle famiglie per acquistare casa nel 2020. Altri Paesi in fondo alla classifica sono la Norvegia, con 7,8 anni (contro i 6 del 2000), il Giappone, con 9,2 anni (contro i 7,5 del 2000), la Finlandia, stabile a 6,7 anni, e la Lituania con 8,4 anni contro i 6,5 di inizio secolo. La media europea è di 4,1 anni nel 2020 mentre nel 2000 si parlava di 3,6 anni di stipendio in media.

Anni necessari a comprare casa nel 2000 e nel 2020

Un altro modo per misurare l’impatto dei prezzi delle abitazioni e la loro relazione con il minor aumento dei salari è guardare all’aumento di anni di stipendio necessari tra il 2000 e il 2020. In questi 20 anni la situazione è cambiata molto in paesi come il Lussemburgo, dove si misurano quasi 10 anni di stipendio in più (da 6 anni di stipendio nel 2000 a 15,8 anni nel 2020). Seguono la Nuova Zelanda (8,4 anni di differenza), la Svezia (5,1 anni tra il 2020 e il 2000) o la Francia (5 anni).

Ma non tutti i Paesi dell’OCSE hanno aumentato il tasso di impegno. Anche in questo caso ad esempio l’Italia è tra i Paesi che mostrano il minore aumento di sforzo economico da parte delle famiglie. Ma in alcuni Paesi gli anni trascorsi per l’acquisto di una casa sono ora addirittura inferiori rispetto all’inizio del 21° secolo, con tassi fino a due anni in meno in Corea (2,2 anni in meno, molto vicini in Lituania (1,9 anni) e Giappone (1,7 anni), e leggermente più stabili in Irlanda (0,4 anni).

Non è cambiata molto nemmeno la situazione in Finlandia, dove il tasso di sforzo rimane stabile a 6,7 ​​anni, insieme a Portogallo, Lettonia, Germania o Stati Uniti, dove la variazione è inferiore a un anno.

Aumento dei prezzi delle case, le conseguenze nei Paesi Ocse

Lo studio OCSE ha anche evidenziato alcune conseguenze dell’aumento dei prezzi delle case in termini socioeconomici, che possono essere riassunte così:

  • L’aumento delle spese per l’alloggio (affitto o mutuo) ha “effetti più profondi” sulle famiglie più giovani e a basso reddito;
  • L’aumento dei costi abitativi rende impossibile per le famiglie più povere investire nella manutenzione della casa o trovare un alloggio migliore in cui vivere;
  • Aumento degli squilibri socioeconomici. “L’aumento dei prezzi delle case è una grande opportunità per accumulare ricchezza, poiché i proprietari beneficiano di importanti ritorni sugli investimenti”, nota l’OCSE, rilevando anche un maggiore accesso al credito per i proprietari di case, poiché i proprietari beneficiano dei profitti ottenuti;
  • Per quanto riguarda l’investimento, molte volte le case fungono da garanzia. D’altra parte, l’aumento dei prezzi delle case “rappresenta una barriera crescente alla proprietà, portando a costi di acquisto iniziali più elevati e oneri ipotecari più elevati per i nuovi acquirenti”, come il reddito dei giovani e delle famiglie a basso reddito;
  • Segregazione spaziale. La crescita dei prezzi delle abitazioni varia considerevolmente da una regione all’altra, con differenze regionali in aumento nei valori degli immobili, che limitano la capacità delle famiglie a basso reddito di vivere vicino al luogo in cui lavorano. Anche gli alloggi possono contribuire alla segregazione spaziale, con importanti implicazioni per il benessere delle famiglie, l’accesso ai servizi pubblici e la mobilità sociale, che possono portare a lunghi spostamenti e incidere negativamente sul loro benessere”, spiega lo studio;
  • L’OCSE conclude che può anche “incidere sulla capacità delle famiglie di trasferirsi in aree che offrono migliori opportunità di occupazione e istruzione o accesso a servizi pubblici di qualità superiore, rafforzando così le disuguaglianze economiche esistenti”.

A cura di Idealista.it/News

 

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