Asset allocation: azioni value e niente criptovalute per JP Morgan AM

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di Redazione 2 Settembre 2022 | 14:25

Il capo strategist globale di JP Morgan Asset Management, David Kelly, ha consigliato agli investitori di concentrarsi in azioni value, vendere criptovalute ed evitare Bitcoin.

La previsione dell’analista di JP Morgan, come riportato da Cryptonomist.ch, è avvenuta dopo il discorso del 26 agosto di Jerome Powell, Presidente della Fed, che è sembrato preludere a nuovi aumenti dei tassi per combattere il rialzo dell’inflazione.

Kelly, nel dettaglio invita gli investitori ad orientarsi verso azioni ad alto valore aggiunto e non pensare al breve termine per i propri investimenti, ma piuttosto al medio-lungo termine: “L’economia ha un piede in recessione e l’altro sulla buccia di banana ora. Assicurati di sovrappesare il valore statunitense e internazionale, nonché i titoli con un rapporto prezzo/utili relativamente basso”.

Queste sue raccomandazioni sono soprattutto determinate proprio dal discorso che ha fatto Powell a Jackson Hole, che ha parlato della necessità di continuare con la politica dei tassi alti per contrastare l’inflazione, dopo i due consecutivi rialzi da 75 punti base fatti nelle ultime due riunioni della Federal Reserve: “La Federal Reserve sta sopravvalutando la forza dell’economia statunitense poiché si sente in colpa per il fatto che l’inflazione sia aumentata sotto la loro sorveglianza”.

D’altra parte le parole di Powell hanno lasciato poco spazio all’immaginazione ed hanno determinato pesanti cali sui principali indici americani: “Stiamo adottando misure energiche e rapide per moderare la domanda in modo che si allinei meglio con l’offerta e per mantenere ancorate le aspettative di inflazione. Continueremo fino a quando non saremo sicuri che il lavoro sia fatto”.
Per questo motivo l’analista di JP Morgan ha affermato che sarebbe meglio puntare su azioni value o sull’obbligazionario a lunga durata, ed evitare prodotti speculativi come le criptovalute.

Kelly ha affermato: “Assicurati di sovrappesare il valore statunitense e internazionale, nonché i titoli con un rapporto prezzo/utili relativamente basso”.

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