Mercati, Forex: l’euro si rivela meno peggiore delle attese

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di Redazione 13 Settembre 2022 | 12:29

Se si confronta l’euro con le altre valute del G10, il quadro non è così cupo come si potrebbe pensare“. A farlo notare è Xueming Song, stratega valutario di DWS, che di seguto illustra nel dettaglio la propria view.

 Nell’agosto del 2022, l’euro è sceso sotto la parità con il dollaro statunitense. In tempi di tassi di inflazione elevati, probabilmente presto a due cifre, questo è uno sviluppo particolarmente sgradito.

Le ragioni della debolezza dell’euro sembrano ovvie. In parole povere, il denaro fluisce verso le valute dove si possono ottenere i tassi di interesse (reali) più elevati. La banca centrale statunitense (Fed) ha iniziato ad alzare i tassi di interesse molto prima della BCE. Questo ha aumentato il vantaggio del tasso di interesse del dollaro americano nei confronti dell’euro.

Inoltre, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sta avendo un impatto economico molto maggiore sull’Eurozona, anche a causa della forte dipendenza del continente dall’energia russa. Un altro argomento a favore del dollaro è il fatto che negli ultimi anni il dollaro si è affermato come bene rifugio nei periodi di calo dei prezzi sui mercati finanziari globali. Pertanto, la performance negativa di quest’anno ha fornito un ulteriore sostegno al dollaro.

Evoluzione rispetto al dollaro USA nell’agosto 2022

Riassumendo, ci sono diverse ragioni per cui l’euro si è indebolito così tanto. Almeno se si prende come riferimento il dollaro americano.

Un quadro un po’ più differenziato emerge se si guarda al tasso di cambio dell’euro rispetto alle altre valute industrializzate, come dimostra il nostro “Grafico della settimana“.

Tra le valute del G10, l’euro si è collocato all’incirca nel mezzo dall’inizio dell’anno. In agosto, l’euro si è addirittura piazzato al secondo posto dopo il dollaro USA come valuta più forte del G10. Le cosiddette commodity currencies, come il dollaro australiano, hanno perso più terreno dell’euro. Lo yen giapponese, la sterlina britannica e la corona svedese sono stati particolarmente deboli.

In prospettiva, nelle prossime settimane non sembrano esserci elementi che facciano pensare a un’inversione di tendenza nel tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro statunitense.

Su un orizzonte di 12 mesi, tuttavia, prevediamo un nuovo rafforzamento dell’euro.

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